L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Regno Unito, i vape shop finiscono nel mirino del nuovo premier Burnham

Per il governo non contribuiscono positivamente alle comunità. Ash: la sigaretta elettronica aiuta i fumatori a smettere e va sostenuta.

L’avvicendamento alla guida della Gran Bretagna non porta buone notizie per il settore della sigaretta elettronica. Il nuovo primo ministro Andy Burnham, infatti, ha annunciato un pacchetto di agevolazioni fiscali da circa 100 milioni di sterline all’anno a favore di pub, club e locali con musica dal vivo. Il problema è che il governo ha infatti spiegato che una parte delle coperture arriverà dalla revisione degli sgravi concessi ad attività che “non contribuiscono positivamente alle comunità locali”, citando esplicitamente i negozi specializzati nella vendita di sigarette elettroniche. Una presa di posizione che ha immediatamente suscitato critiche, soprattutto perché accomuna indistintamente un intero settore senza distinguere tra chi opera nel rispetto delle regole e svolge un ruolo di supporto alla cessazione del fumo e chi, invece, vende prodotti illegali o utilizza l’attività commerciale come copertura per altri fini.

Il premier Andy Burnham

Nel comunicato diffuso da Downing Street, Burnham ha presentato la misura come parte del piano per rilanciare i centri cittadini e sostenere le attività considerate il cuore delle comunità locali. “Questo governo sosterrà le imprese che le persone vogliono vedere nelle loro comunità”, ha dichiarato il premier, promettendo di riportare vita nelle high street britanniche attraverso una riduzione del 20% della tassa sugli immobili commerciali per quasi 32 mila pub, club e locali. A finanziare l’intervento contribuirà però anche una revisione delle agevolazioni riconosciute ad attività ritenute poco utili alla collettività, tra cui appunto i vape shop. Una formulazione che sembra attribuire all’intero comparto un giudizio di valore negativo e che pone definitivamente fine a quell’era in cui il settore del vaping inglese operava con il sostegno attivo delle istituzioni politiche del Paese.
Le dichiarazioni del premier hanno suscitato sconcerto e reazioni, fra cui quella di Action on Smoking and Health (Ash), storica organizzazione britannica per il controllo del tabagismo e tradizionalmente favorevole all’utilizzo della sigaretta elettronica come strumento di riduzione del danno ma. Soprattutto negli ultimi anni, anche molto attenta alla protezione dei minori. Hellen Duffy, capo dei Public Affairs dell’associazione, puntualizza prima di tutto sul fatto che pub e i pub e agli altri locali il cui fatturato dipende dalla vendita di alcolici (una sostanza cancerogena del gruppo 1), dovrebbero ricadere nella categoria delle attività non positive per la comunità. “Ma lascio questa discussione ai nostri colleghi che si occupano di politiche sull’alcol”, concede. Poi, Ash afferma che, se il governo intende davvero colpire le attività che arrecano danni alla società, dovrebbe rivolgere la propria attenzione non ai negozi specializzati in sigarette elettroniche, ma alle multinazionali del tabacco.
Secondo Ash, sarebbe un grave errore mettere tutte le realtà nello stesso calderone. “I vape shop specializzati che si impegnano ad aiutare i fumatori ad abbandonare le sigarette grazie alle e-cig stanno senza dubbio dando un contributo positivo alle comunità locali”, afferma Duffy. Alcuni collaborano perfino con le autorità sanitarie locali nei programmi per smettere di fumare, come avviene nelle contee di Essex e Hertfordshire. Il tabacco, invece, continua a rappresentare la principale causa prevenibile di morte nel Regno Unito, provocando circa 80 mila decessi ogni anno e uccidendo due fumatori di lungo periodo su tre. I negozi che vendono alternative significativamente meno rischiose, rispettano la normativa e forniscono consulenza ai fumatori dovrebbero quindi essere considerati una risorsa, non un problema.
L’organizzazione ritiene inoltre che la percezione negativa dei vape shop non riguardi tanto gli esercizi specializzati, quanto piuttosto quei punti vendita improvvisati che espongono sigarette elettroniche accanto a caramelle e giocattoli, spesso sospettati di commercializzare prodotti illegali. Ma la vera industria da chiamare a contribuire ai costi sociali, sostiene ancora l’associazione, resta quella del tabacco. “È giusto contrastare i negozi che violano la legge o sono coinvolti nella criminalità organizzata – conclude Hellen Duffy – Ma se il primo ministro vuole davvero chiedere alle industrie dannose di contribuire maggiormente ai costi che impongono alla società, il candidato più ovvio è Big Tobacco, non i negozi specializzati che aiutano i fumatori a smettere”.

John Dunne (presidente Ukvia)

Dure reazioni anche dall’associazione dei produttori di sigarette elettroniche UK Vaping Industry Association (UKvia), che accusa il premier di demonizzare il vaping. “Il governo offre un consistente sostegno economico ai locali che vendono alcolici, un prodotto associato a danni per la salute e costi sociali ingenti e ampiamente documentati, mentre minaccia di penalizzare le imprese responsabili che aiutano i fumatori adulti ad abbandonare le sigarette”, ha dichiarato il presidente John Dunne, ricordando il ruolo importante dei negozi specializzati nella lotta al tabagismo. “Definire queste attività come antisociali – ha aggiunto – è offensivo e rischia di rafforzare il pericoloso equivoco secondo cui svapare e fumare sarebbero ugualmente dannosi. Inoltre, le aziende legittime del settore del vaping pagano le imposte e le tasse locali, contribuendo così all’economia nazionale e a quella dei territori”.
Dunne ha invitato il primo ministro a ritornare immediatamente sui suoi passi e a distinguere i negozi che operano nella legalità da chi non lo fa. “I rivenditori che vendono ai minori o commerciano prodotti illegali – ha concluso – dovrebbero essere puniti severamente e, in ultima istanza, perdere il diritto di vendere sigarette elettroniche. Ma penalizzare tutti i negozi di svapo perché alcuni operatori violano la legge è una misura del tutto controproducente e illogica”.

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