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Maldive, vietata l’e-cigarette ma le sigarette costeranno la metà

Il governo dimezza le tasse sul tabacco combusto dopo aver bandito la sigaretta elettronica.

Il divieto delle sigarette elettroniche resta, ma le sigarette tradizionali costeranno la metà. È il paradosso che arriva dalle Maldive, dove il governo del presidente Mohamed Muizzu ha deciso di ridurre drasticamente la tassazione sui prodotti del tabacco combusto dopo aver costruito, negli ultimi due anni, una delle politiche antifumo più restrittive al mondo. Una scelta che rischia di minare la credibilità dell’intera strategia di controllo del tabacco e che appare difficilmente conciliabile con gli obiettivi dichiarati di tutela della salute pubblica.
Il Parlamento ha infatti approvato una modifica alla legge sulle importazioni che dimezza l’accisa specifica sulle sigarette, portandola da 8 a 4 rufiyaa maldiviane per sigaretta e riduce anche l’imposta ad valorem dal 50 al 30 per cento. Il risultato sarà un crollo del prezzo dei pacchetti, che passeranno da circa 250 a 125 rufiyaa (circa 7 euro). La decisione sorprende soprattutto perché arriva appena venti mesi dopo l’introduzione di una delle più severe strette sul tabacco della regione: raddoppio delle tasse sulle sigarette, divieto totale delle sigarette elettroniche e progressiva introduzione del cosiddetto “generational smoking ban”, che vieta il consumo di tabacco ai nati dal 1° gennaio 2007. Una politica che era valsa a Muizzu un riconoscimento speciale dall’Organizzazione mondiale della sanità in occasione della Giornata mondiale senza tabacco del 2025.

Mohamed Muizzu

Oggi, però, quello stesso governo rende le sigarette molto più economiche, mentre continua a mantenere illegali i prodotti a rischio ridotto. Una contraddizione evidente: se l’obiettivo è diminuire il numero dei fumatori, risulta difficile comprendere la scelta di rendere più accessibile economicamente proprio il prodotto che provoca la totalità delle malattie e dei decessi correlati al tabacco, vietando invece le alternative prive di combustione. Il presidente prova a respingere le accuse di incoerenza. “Il cambiamento che stiamo introducendo non rappresenta un passo indietro. Fa parte di questo percorso. Stiamo proseguendo sulla strada che abbiamo intrapreso. In nessun modo stiamo invertendo la rotta”, ha dichiarato durante la sua conferenza stampa settimanale. Secondo Muizzu, la riduzione delle tasse sarà accompagnata da nuove iniziative per favorire la cessazione del fumo, tra cui incentivi alle organizzazioni non governative e l’azzeramento dei dazi sulle terapie sostitutive con nicotina.
Il capo dello Stato ha anche sostenuto che molti fumatori abituali starebbero passando a “prodotti molto più dannosi per la salute, prodotti che distruggono i polmoni in misura ben maggiore”, lasciando intendere che la riduzione del prezzo delle sigarette servirebbe a frenare questo fenomeno. Il presidente non chiarisce a quali prodotti faccia riferimento né sono presenta dati a sostegno di questa affermazione. Certo è che se, come sembra, si riferisce a sigarette elettroniche e prodotti senza combustione, la sua dichiarazione sarebbe ridicola dal punto di vista scientifico.
Le giustificazioni fornite dal governo, inoltre, appaiono poco coerenti tra loro. Il ministro dell’Interno aveva inizialmente sostenuto che il taglio delle tasse fosse raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità, ma il documento citato non è mai stato reso pubblico. Successivamente, in Parlamento, il deputato di maggioranza Ibrahim Shujau ha offerto una spiegazione diversa, sostenendo che l’aumento delle tasse introdotto nel 2024 aveva già raggiunto il suo obiettivo: “Quando abbiamo approfondito questa preoccupazione, abbiamo constatato che, grazie alle misure decise adottate dal governo, una volta entrato in vigore il divieto delle sigarette elettroniche la popolazione non è passata al consumo di tabacco. Proprio perché è andata così, sulla base della ricerca accademica e delle raccomandazioni complessive, oggi abbiamo dovuto introdurre questo cambiamento”.
Due argomentazioni fantasiose che sembrano però contraddirsi. Se il divieto delle sigarette elettroniche è stato sufficiente a impedire il passaggio dei consumatori verso le sigarette tradizionali, perché diventa ora necessario dimezzarne il prezzo? E se invece, come sostiene il presidente, i fumatori stanno migrando verso prodotti ancora più pericolosi, significa che la precedente politica fiscale non stava funzionando. Secondo quanto riportato dal Maldives Independent, nessuno degli studi scientifici richiamati dal governo è stato pubblicato. Neppure il Tobacco Control Board, l’organismo incaricato per legge di supervisionare le politiche sul tabacco, sarebbe stato consultato prima dell’approvazione della riforma.
Dietro il cambio di rotta sembrano esserci motivazioni molto più pragmatiche. I documenti allegati alla legge mostrano infatti che, dopo l’aumento delle tasse, le importazioni legali di sigarette sono diminuite del 77,5% nel 2025 rispetto all’anno precedente e sono calate di un ulteriore 21,4% nei primi cinque mesi del 2026. Parallelamente è esploso il contrabbando. Secondo l’ex vicepresidente del Parlamento Ahmed Nazim, “il numero di sigarette di contrabbando presenti alle Maldive ha ormai superato quello delle sigarette importate legalmente e sulle quali sono stati pagati i dazi”. Il mercato nero, alimentato anche dalla vendita illegale di sigarette elettroniche, avrebbe quindi eroso gran parte del gettito fiscale atteso. Una dinamica ben nota agli economisti, che da tempo sottolineano come aumenti eccessivi delle accise possano incentivare il commercio illecito senza necessariamente ridurre il consumo di nicotina.
Resta però il nodo centrale della vicenda. Se il precedente aumento delle tasse si è rivelato inefficace, la risposta scelta dal governo appare insensata: mantenere il divieto assoluto delle sigarette elettroniche e, contemporaneamente, rendere molto più economiche le sigarette combustibili. Una scelta che finisce per favorire il prodotto più dannoso tra quelli contenenti nicotina e che rappresenta uno dei più evidenti paradossi delle attuali politiche sul tabacco.

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