L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Sigaretta elettronica, Selya: “L’epidemia tra i giovani è un falso allarme”

La ricercatrice sostiene che i dati mostrano un forte calo del vaping giovanile e un crollo storico del fumo di sigaretta.

Parlare di epidemia dell’uso sigaretta elettronica tra i giovani significa presentare i dati in modo incompleto, ignorando sia il drastico calo del vaping registrato negli ultimi anni sia il contemporaneo crollo del consumo di sigarette combustibili. È la tesi sostenuta da Arielle Selya nel corso del Global Forum on Nicotine 2026, svoltosi a Varsavia lo scorso giugno, durante la sessione “Debunking the Science Used to Support Prohibition”, dedicata a confutare alcune delle principali argomentazioni utilizzate per giustificare politiche restrittive nei confronti dei prodotti alternativi al fumo.

Arielle Selya

Nel testo che riprende il suo intervento, messo a disposizione pochi giorni fa, Selya analizza una delle affermazioni più ricorrenti nel dibattito sul vaping: quella secondo cui sarebbe in corso una “epidemia” di utilizzo tra gli adolescenti. Secondo la ricercatrice di Pinney Associates e docente di salute pubblica alla University of North Dakota, questa narrativa nasce spesso da una presentazione selettiva dei dati, che enfatizza l’aumento registrato negli anni passati senza considerare né il successivo ridimensionamento del fenomeno né la contemporanea riduzione del fumo. L’esempio principale è quello degli Stati Uniti. Selya ricorda che il consumo di sigarette elettroniche tra gli studenti delle scuole medie e superiori aveva raggiunto il picco nel 2019, quando il 20% degli intervistati dichiarava di aver svapato almeno una volta negli ultimi trenta giorni. Da allora, però, la prevalenza è diminuita di oltre il 70%, arrivando al 5,2% nel 2025 secondo il National Youth Tobacco Survey. Nello stesso periodo il fumo di sigaretta tra i giovani è sceso fino all’1,4%, uno dei livelli più bassi mai registrati.
Per l’autrice osservare soltanto la crescita iniziale del vaping porta a una rappresentazione distorta del fenomeno. Andamenti simili, sostiene, sono stati osservati anche in altri Paesi, come Canada e Nuova Zelanda, dove l’aumento dell’uso delle sigarette elettroniche è stato accompagnato da una marcata diminuzione del consumo di sigarette combustibili. Un altro elemento spesso trascurato riguarda il confronto con il passato. Negli anni Novanta quasi un adolescente americano su tre fumava sigarette, mentre ancora nel 2010 il tabagismo giovanile sembrava essersi stabilizzato su livelli che le tradizionali politiche di controllo del tabacco faticavano a ridurre ulteriormente. Oggi, invece, sia il fumo sia il consumo complessivo di prodotti contenenti nicotina risultano nettamente inferiori alle previsioni formulate all’epoca.
A sostegno di questa tesi, Selya richiama gli obiettivi del programma statunitense Healthy People 2020. Quando furono definiti, nel 2010, si riteneva già molto ambizioso ridurre la prevalenza del fumo tra gli adolescenti al 16%. I dati effettivamente registrati sono andati ben oltre quelle aspettative: nel 2019 la prevalenza del fumo era già scesa al 6% e nel 2023 al 3,5%. La ricercatrice invita inoltre a distinguere tra sperimentazione e uso abituale. Le principali indagini epidemiologiche classificano come “utilizzatore attuale” chi abbia usato una sigaretta elettronica almeno una volta negli ultimi trenta giorni, una definizione che comprende sia chi l’ha semplicemente provata sia chi la utilizza quotidianamente. Analizzando i dati disponibili, Selya osserva che una quota consistente dell’uso tra gli adolescenti è occasionale e destinata a non protrarsi nel tempo. A questo proposito cita anche uno studio longitudinale condotto insieme al collega Sooyong Kim, di cui vi abbiamo parlato su Sigmagazine, nel quale circa il 60% dei ragazzi che avevano iniziato a utilizzare la sigaretta elettronica intorno al picco del 2019 aveva ridotto la frequenza d’uso due anni dopo, mentre circa la metà aveva completamente smesso.
Nelle conclusioni, Selya sostiene che l’insieme delle evidenze è più compatibile con uno spostamento del consumo di nicotina dalle sigarette combustibili verso prodotti a rischio significativamente inferiore che con l’idea di una nuova “epidemia”. A suo giudizio, è anzi possibile, e “molto probabile”, che proprio la disponibilità delle sigarette elettroniche abbia contribuito all’eccezionale riduzione del fumo osservata tra i giovani negli ultimi quindici anni, un’ipotesi che, sottolinea, trova precedenti anche nella sostituzione del fumo con lo snus registrata nei Paesi scandinavi.

LEGGI ANCHE:

Studio smentisce effetto gateway: sigaretta elettronica non porta i minori al fumo

Articoli correlati