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Quaranta giorni di attività ferma, con i cancelli dello stabilimento chiusi e la produzione bloccata, per una contestazione che, alla luce degli approfondimenti successivi, si è rivelata infondata. È la vicenda che ha coinvolto History Mod Production, azienda operante nel settore dei liquidi da inalazione per sigarette elettroniche, e che riporta al centro dell’attenzione un tema che prima della sentenza poteva dare adito a interpretazioni: l’obbligo o meno dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera per questo tipo di attività produttive.
Tutto ha inizio il 17 giugno 2026, quando lo stabilimento viene sottoposto a un controllo della Polizia Metropolitana di Napoli, Sezione Ambiente Edilizia. Al termine dell’ispezione gli agenti contestano la mancata esibizione della documentazione relativa alla manutenzione degli impianti filtranti e ipotizzano il reato di emissioni in atmosfera non autorizzate. Scattano così il sequestro preventivo dell’impianto, l’apposizione dei sigilli, la sospensione immediata dell’attività produttiva e il deferimento dell’amministratrice della società alla Procura della Repubblica di Nola. L’azienda affida la propria difesa all’avvocato Antonio Pelliccia e incarica l’ingegnere Caterina Giagnuolo di svolgere gli approfondimenti tecnici. Dall’analisi della normativa emerge però un quadro differente rispetto a quello ipotizzato in fase di controllo. Secondo la ricostruzione difensiva, successivamente condivisa dalla Procura, l’attività svolta da History Mod Production rientra tra quelle con emissioni scarsamente rilevanti ai fini dell’inquinamento atmosferico, disciplinate dall’articolo 272, comma 1, del decreto legislativo 152 del 2006, e non tra quelle per cui è richiesta una preventiva autorizzazione alle emissioni. A rafforzare questa conclusione contribuiscono anche le verifiche tecniche e le analisi di laboratorio già effettuate nell’ambito dei rapporti dell’azienda con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dalle quali emerge la limitata rilevanza delle emissioni prodotte durante il ciclo produttivo.Alla luce di questi elementi, la Procura di Nola, nella persona del pubblico ministero Luca Pisciotta, dispone il dissequestro definitivo dell’impianto, consentendo la ripresa immediata dell’attività produttiva.
La decisione ha confermato che, nel caso specifico, non sussistevano i presupposti che avevano portato al sequestro dello stabilimento. Resta però il danno subito dall’azienda durante il periodo di inattività. Per circa quaranta giorni la produzione è rimasta completamente ferma, con inevitabili conseguenze economiche, ritardi nelle forniture e ripercussioni sull’immagine della società. La vicenda evidenzia come un’errata valutazione iniziale possa produrre effetti molto pesanti per un’impresa, anche quando gli approfondimenti successivi portano a conclusioni diverse.
“Sono certamente soddisfatto del risultato ottenuto – spiega Antonio Pelliccia, l’avvocato che ha difeso l’azienda in tribunale – soprattutto in considerazione dell enorme pregiudizio a cui era esposta l attività della mia assistita. In sostanza, la procura di nola, nella persona del pm dott. Pisciotta, ha recepito quanto indicato nelle note difensive e nell allegata relazione tecnica circa la scarsa rilevanza in termini di emissioni in atmosfera da parte della History. mi auguro possa rappresentare un precedente importante al fine di consentire una maggiore chiarezza e trasparenza nella gestione delle verifiche in un settore , come quello della produzione di liquidi da inalazione, particolare ed in grande espansione imprenditoriale”.
“Accogliamo con estrema soddisfazione – commenta Antonio Medugno di History Mod Production – la decisione della Procura, che restituisce piena dignità e verità al nostro operato e alla nostra storia aziendale. La bontà della nostra condotta è dimostrata dai fatti: non ci è stata comminata alcun tipo di sanzione e non abbiamo dovuto ottemperare ad alcuna prescrizione. Il nostro laboratorio è rimasto sotto sequestro per oltre 40 giorni ed è stato dissequestrato senza che vi fosse la necessità di apportare alcuna modifica o intervento al suo interno: sono stati semplicemente tagliati i sigilli e siamo tornati a operare. Non possiamo tuttavia nascondere la profonda amarezza per essere stati costretti a uno stop forzato a causa di un’accusa del tutto infondata. Un blocco ingiusto – conclude Medugno – che ha causato enormi danni economici e d’immagine, ma da cui ripartiamo oggi a testa alta, con la stessa trasparenza e dedizione di sempre“.



