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Che il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham non fosse un amico del vaping era chiaro da quando il mese scorso, poco dopo il suo insediamento, aveva definito i negozi di sigarette elettroniche come attività che “non contribuiscono positivamente alle comunità locali”. Ora potrebbe arrivare un’altra stretta. Il nuovo governo sta preparando un piano per la rigenerazione delle high street che potrebbe attribuire alle autorità locali maggiori poteri sulla composizione delle attività commerciali, compresi i vape shop. Tra le ipotesi allo studio c’è la possibilità di modificare le regole urbanistiche per rendere più difficile l’apertura di nuovi negozi di sigarette elettroniche e impedire un’eccessiva concentrazione di questi esercizi in determinate aree.

Il tema è emerso nell’ambito della più ampia strategia del governo britannico per riportare attività e clienti nei centri cittadini, contrastando il progressivo declino delle high street, le grandi arterie commerciali. Burnham ha individuato proprio nella proliferazione di alcune categorie di negozi, tra cui vape shop, centri scommesse e sale giochi, uno degli aspetti sui quali i Comuni dovrebbero poter intervenire con maggiore autonomia. A nulla, dunque, sono servite le osservazioni degli addetti ai lavori e dell’organizzazione Ash (Action on smoking and health), che avevano sottolineato l’importanza dei negozi di sigarette elettroniche nell’aiutare i fumatori a liberarsi dalla dipendenza del tabacco e avevano invitato il governo a fare una netta differenza fra chi opera nella legalità e chi no.

Il governo potrebbe, invece, andare oltre alla già annunciata riduzione fiscale per pub, social club e locali di musica dal vivo, che sarà finanziata anche attraverso una revisione delle agevolazioni concesse alle attività considerate non sufficientemente positive per le comunità locali, tra le quali sono stati esplicitamente indicati i vape shop. La proposta prevede anche un rafforzamento dei poteri di pianificazione urbanistica con l’obiettivo di consentire ai consigli locali di intervenire sulla destinazione commerciale degli immobili e, in determinate circostanze, di opporsi all’apertura di nuovi negozi di sigarette elettroniche. Il piano non equivale dunque a un divieto di vendita delle sigarette elettroniche, né prevede la chiusura automatica dei negozi esistenti. Il possibile cambiamento riguarda soprattutto le condizioni di accesso al mercato e l’apertura di nuovi punti vendita. Per gli operatori potrebbe significare dover tenere conto, oltre che delle norme nazionali sui prodotti, anche delle decisioni delle amministrazioni locali sulla destinazione degli spazi commerciali.
A questa prospettiva si aggiunge quella della licenza per la vendita di prodotti del vaping. In questo caso non si tratta però di una novità introdotta da Burnham: il Tobacco and Vapes Act, approvato nell’aprile scorso, ha attribuito al governo i poteri necessari per introdurre un sistema di licenze per i rivenditori di tabacco, sigarette elettroniche e prodotti contenenti nicotina in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord. La Scozia continuerà invece a utilizzare il proprio sistema di registrazione dei rivenditori. Il governo aveva già spiegato che il futuro sistema di licensing potrebbe prevedere sia una licenza personale sia una licenza relativa al locale e che la gestione delle autorizzazioni potrebbe essere affidata alle autorità locali. L’obiettivo dichiarato è consentire la vendita soltanto a operatori considerati affidabili, rafforzando i controlli e contrastando il commercio illecito. Al momento, tuttavia, il sistema non è ancora operativo: il governo sta ancora definendone caratteristiche e modalità di applicazione.
Si delinea così un cambio di prospettiva significativo. La regolamentazione britannica del vaping, già interessata dal divieto delle sigarette elettroniche monouso e dalle nuove norme introdotte dal Tobacco and Vapes Act, non riguarda più soltanto caratteristiche, confezionamento, vendita ai minori e pubblicità dei prodotti. Sempre più attenzione viene rivolta al luogo nel quale questi prodotti vengono venduti e alle caratteristiche dell’attività commerciale che li propone. Per il settore si apre quindi una fase nella quale la presenza sul territorio potrebbe diventare un elemento regolatorio importante quanto la conformità dei prodotti. Un negozio potrebbe essere perfettamente in regola con la normativa nazionale, ma trovarsi comunque a dover fare i conti con nuove regole locali sull’apertura, sulla collocazione o sulla concentrazione dei vape shop.
La sfida, soprattutto per gli operatori specializzati, sarà capire dove finirà il contrasto alle attività illegali e dove inizierà invece una limitazione della vendita legale di prodotti destinati anche agli adulti fumatori. Il governo britannico sostiene di voler proteggere le high street e contrastare i commerci illegali, ma l’estensione dei poteri locali al settore del vaping rischia di trasformare la presenza dei vape shop sul territorio in una questione non più soltanto commerciale, ma anche urbanistica e politica. E, soprattutto, i non tenere conto del ruolo che il vaping ha avuto nel calo dei tassi di fumo registrati negli ultimi anni in Gran Bretagna.
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