© Sigmagazine, rivista d'informazione specializzata e destinata ai professionisti del commercio delle sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica - Best edizioni srls, viale Bruno Buozzi 47, Roma - P. Iva 14153851002 - Direttore responsabile: Stefano Caliciuri - Redazione: viale Angelico 78, Roma - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Roma al numero 234/2015 - Registro Operatori della Comunicazione: 29956/2017
Il consumo di sigarette continua a diminuire a livello globale, ma il ritmo della riduzione rallenta e in diverse aree del mondo il numero dei fumatori è destinato ad aumentare. Parallelamente, cresce rapidamente il ricorso a prodotti a base di nicotina senza combustione. È questo il quadro delineato dal Global State of Tobacco Harm Reduction 2026, il rapporto realizzato da Knowledge Action Change (Kac) che analizza l’evoluzione della riduzione del danno da tabacco nel periodo compreso tra gennaio 2025 e i primi mesi del 2026. Il documento, giunto alla quinta edizione, utilizza dati epidemiologici, informazioni sui mercati e sulle normative, studi scientifici, analisi economiche e dati relativi a oltre 200 Paesi e territori. Il punto di partenza resta il peso del fumo combusto. Secondo le più recenti stime dell’Organizzazione mondiale della sanità riportate nel rapporto, nel 2024 il 19,1% della popolazione mondiale con almeno 15 anni utilizzava prodotti del tabacco, contro il 29,1% del 2000. Il numero complessivo di consumatori è sceso da 1,4 miliardi a 1,2 miliardi e dovrebbe raggiungere 1,1 miliardi nel 2030.
Anche il fumo di sigaretta è diminuito: la prevalenza è passata dal 22,4% del 2000 al 14,9% del 2024, con una previsione del 13,8% nel 2030. Ma il rapporto sottolinea come la velocità della discesa si sia progressivamente ridotta. La fotografia diventa ancora più complessa osservando le differenze geografiche. In 18 Paesi la prevalenza del fumo è prevista in aumento, con incrementi particolarmente marcati in Libano, Palestina, Egitto e Lesotho. La crescita demografica, inoltre, farà aumentare entro il 2030 il numero assoluto dei fumatori rispetto al 2000 nell’area del Mediterraneo orientale, in Africa e nella regione del Pacifico occidentale. Per il Gsthr, questi dati mettono in discussione l’idea di un declino inevitabile e uniforme del consumo di sigarette: le politiche tradizionali di controllo del tabacco hanno prodotto risultati importanti, ma non sembrano sufficienti da sole a garantire ulteriori riduzioni rapide e omogenee. È in questo scenario che il rapporto colloca la crescita dei prodotti di nicotina senza combustione, definiti safer nicotine products (Snp): sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato, snus e nicotine pouch. La stima aggiornata del Gsthr porta a circa 129 milioni gli adulti che nel 2025 utilizzavano sigarette elettroniche contenenti nicotina, rispetto ai 68 milioni stimati nel 2020 e ai circa 114 milioni del 2023. La stima è costruita attraverso un modello che integra dati disponibili a livello nazionale, gruppi di reddito, area geografica, stato normativo e andamento dei mercati. A questi si aggiungono circa 48,9 milioni di utilizzatori di prodotti a tabacco riscaldato nel 2024, con un intervallo stimato fra 45,6 e 52,1 milioni.
Complessivamente, il numero di utilizzatori di vaping e Htp è quindi abbastanza elevato da avere ormai una dimensione potenzialmente rilevante sul piano della salute pubblica, anche se il rapporto avverte che la somma delle categorie non corrisponde al numero di persone uniche, perché non tiene conto dell’uso combinato di più prodotti. Nelle conclusioni il Gsthr arriva a una stima complessiva di circa 200 milioni di utilizzatori di prodotti di nicotina a rischio ridotto nel 2026.
Uno degli elementi centrali del rapporto è l’analisi della possibile sostituzione tra sigarette e prodotti non combustibili. Il Gsthr ha esaminato le serie storiche di 28 Paesi nei quali alla diminuzione del fumo corrisponde una crescita dell’utilizzo di prodotti alternativi. Gli autori definiscono questo andamento come una sorta di “forbice”: le due curve si allontanano progressivamente e, nei casi più avanzati, quella relativa ai prodotti senza combustione supera quella del fumo. È quanto osservato in Svezia, Norvegia, Islanda, Nuova Zelanda e Regno Unito. In altri mercati, tra cui l’Italia, il vaping rappresenta invece la principale alternativa non combustibile associata alla diminuzione del fumo. Il rapporto precisa tuttavia che queste correlazioni non dimostrano da sole un rapporto causale individuale. I dati aggregati non consentono infatti di stabilire quante persone abbiano effettivamente abbandonato le sigarette per passare a un prodotto alternativo e quante invece siano consumatori duali. La stessa definizione di “utilizzatore corrente” varia inoltre tra i diversi Paesi. Gli autori considerano comunque significativo il fatto che, in contesti culturali e normativi differenti, la crescita dei prodotti senza combustione avvenga frequentemente in parallelo alla diminuzione del fumo.
Particolarmente significativo è il confronto fra Estonia, Irlanda e Corea del Sud. In Estonia, tra il 2020 e il 2024, il fumo corrente è sceso dal 26,1% al 19%, mentre il vaping è passato dal 3,8% al 13,5%; il vaping quotidiano è aumentato dall’1,6% al 6,4%. Il rapporto considera questo uno dei più chiari esempi emergenti di possibile sostituzione. In Irlanda, invece, il fumo si è stabilizzato intorno al 17-18% dal 2019, mentre il vaping adulto ha raggiunto l’8%. Il Gsthr interpreta il dato come un possibile segnale di rendimenti decrescenti delle politiche convenzionali, soprattutto in presenza di un contesto regolatorio fortemente prudenziale. La Corea del Sud mostra un percorso differente, dominato soprattutto dai prodotti a tabacco riscaldato. Il fumo adulto è passato dal 35,1% del 1998 al 17,7% del 2022, mentre nel 2022 l’utilizzo degli Htp aveva raggiunto il 5,9% della popolazione adulta e quello delle sigarette elettroniche il 3,5%. Il rapporto sottolinea però la forte presenza del consumo combinato: la sostituzione non è quindi necessariamente completa e una parte dei consumatori alterna sigarette, Htp e vaping.
Sul piano scientifico, il rapporto dedica ampio spazio alla cessazione. Viene citato l’aggiornamento 2025 della revisione sistematica Cochrane, secondo cui esistono evidenze di alta certezza che le sigarette elettroniche con nicotina aumentino i tassi di cessazione rispetto alla terapia sostitutiva con nicotina e rispetto all’assenza di un ausilio terapeutico, senza differenze significative negli eventi avversi gravi. Un altro studio condotto in Australia su adulti socialmente svantaggiati ha registrato un tasso di astinenza a sei mesi del 28,4% con prodotti vaporizzati contro il 9,6% con Nrt. La ricerca riportata dal Gsthr affronta anche le conseguenze delle politiche fiscali e regolatorie. Secondo il rapporto, nel periodo analizzato divieti degli aromi, limiti alla concentrazione di nicotina, aumenti delle accise e proibizioni hanno superato numericamente le riforme orientate a favorire la riduzione del danno. In particolare, il documento rileva una situazione definita paradossale: le sigarette combustibili continuano a essere legalmente disponibili praticamente ovunque, anche in Paesi che hanno vietato alcuni o tutti i prodotti alternativi.
Il prezzo rappresenta un altro elemento decisivo. Nei Paesi a basso e medio reddito, secondo i dati utilizzati dal rapporto, le sigarette rimangono spesso l’opzione più economica: una pod può costare circa 3,2 volte il prezzo della marca di sigarette più economica, una sigaretta elettronica usa e getta circa 2,5 volte e un prodotto a tabacco riscaldato circa 2,3 volte. Nei Paesi ad alto reddito il divario è invece molto più contenuto e l’e-liquid può risultare nettamente meno costoso delle sigarette. Il Gsthr cita inoltre studi secondo i quali restrizioni particolarmente severe possono produrre effetti non intenzionali. Una ricerca sui divieti degli aromi negli Stati Uniti avrebbe rilevato aumenti delle vendite di sigarette in alcune aree dopo l’introduzione dei divieti, mentre altri studi indicano che accise molto elevate sui prodotti da vaping possono scoraggiare gli adulti fumatori dal passaggio senza produrre una riduzione equivalente del vaping giovanile. Anche i primi segnali epidemiologici vengono analizzati con cautela. In Nuova Zelanda, per esempio, il fumo quotidiano è sceso al 6,8% nel 2024/25, mentre il vaping quotidiano ha raggiunto l’11,7%. Nello stesso periodo il tasso di ricovero per BPCO tra gli adulti sopra i 45 anni è diminuito da 3,9 a 3,5 per mille tra il 2018 e il 2023. Il rapporto precisa che non è possibile attribuire causalmente questa riduzione al vaping, ma considera l’andamento coerente con una diminuzione dell’esposizione al fumo e invita a monitorare sistematicamente gli indicatori sanitari nei Paesi in cui la sostituzione è più rapida.
La conclusione del Gsthr 2026 è quindi costruita attorno a una domanda più che a una previsione: non se la riduzione del danno diventerà parte della trasformazione del consumo di nicotina, ma quando. Il rapporto non nasconde i limiti delle evidenze disponibili né la necessità di ulteriori studi sugli effetti sanitari di lungo periodo. Ma sostiene che la crescita dei prodotti senza combustione, la riduzione del fumo osservata in numerosi Paesi e l’accumulo di dati sulla cessazione rendano ormai la riduzione del danno un fenomeno di dimensione globale. La velocità con cui questa transizione potrà produrre effetti sulla salute pubblica, secondo gli autori, dipenderà in larga misura dalle scelte dei governi su disponibilità, prezzi, fiscalità e regolamentazione dei prodotti alternativi.



