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La sigaretta elettronica non deve più essere considerata un’opzione da tenere ai margini dei percorsi per smettere di fumare. Deve entrare a pieno titolo nella conversazione tra medico e paziente. È questa, in estrema sintesi, la posizione di un gruppo internazionale di 24 esperti che, sulle pagine di Jama, raccomanda ai clinici di includere le e-cigarette con nicotina tra i trattamenti farmacologici evidence-based per la cessazione dal fumo. Il documento, intitolato “Nicotine E-Cigarettes for Cigarette Smoking Cessation: Recommendations to US-Based Clinicians”, è una comunicazione speicale elaborata da un gruppo di lavoro della Treatment Research Network della Society for Research on Nicotine and Tobacco. Tra gli autori figura anche Nancy A. Rigotti, del Tobacco Research & Treatment Center, Department of Medicine, Massachusetts General Hospital, Harvard Medical School di Boston.
Il punto di partenza degli autori è particolarmente netto: le sigarette elettroniche con nicotina sono meno dannose delle sigarette tradizionali e le evidenze disponibili indicano che sono più efficaci per smettere di fumare rispetto alle terapie sostitutive con nicotina approvate dalla Food and Drug Administration statunitense. Nonostante questo, sottolineano gli esperti, la percezione dei rischi delle e-cigarette rimane spesso distorta, anche tra gli stessi professionisti sanitari. Da qui nasce la raccomandazione centrale del documento: le sigarette elettroniche devono essere integrate nelle discussioni con i fumatori adulti sui rischi e sui benefici di tutte le opzioni farmacologiche disponibili per la cessazione. Non viene quindi proposta una corsia preferenziale per il vaping, ma viene chiesto di evitare che proprio questa possibilità venga esclusa a priori.

Secondo gli autori, la decisione dovrebbe essere presa attraverso un confronto individuale tra medico e paziente, valutando le caratteristiche, le preferenze e le necessità del singolo fumatore. Il clinico dovrebbe innanzitutto affrontare eventuali convinzioni errate sui rischi del vaping e spiegare che il principale obiettivo sanitario è allontanare il paziente dal fumo combusto. La comunicazione assume dunque un’importanza decisiva. Se il fumatore ritiene che passare alla sigaretta elettronica sia sostanzialmente equivalente a continuare a fumare, potrebbe infatti rinunciare a un’opzione potenzialmente più efficace per interrompere il consumo di sigarette. Per questo il documento fornisce indicazioni specifiche su come affrontare le percezioni errate e propone domande utili per guidare il colloquio clinico.
L’intervento non si limita però a una dichiarazione di principio. Gli autori includono anche indicazioni pratiche, basate sulle evidenze, per l’impiego delle sigarette elettroniche nel percorso di cessazione, da condividere con i pazienti. L’obiettivo è fare in modo che il passaggio al vaping non venga interpretato come una semplice sostituzione del prodotto, ma come uno strumento all’interno di un percorso finalizzato a interrompere il consumo di sigarette. Il ragionamento degli esperti parte da un dato difficilmente contestabile: il fumo di sigaretta continua a rappresentare una delle principali cause prevenibili di morte e malattia nel mondo e la dipendenza dalla nicotina è caratterizzata da un andamento cronico e recidivante. Di fronte a questo enorme carico di malattia, sostengono gli autori, è necessario utilizzare tutte le strategie per la cessazione che dispongono di un adeguato supporto scientifico.
Ed è proprio questo il passaggio più significativo del documento pubblicato da Jama: non si chiede ai medici di “credere” nelle sigarette elettroniche, ma di considerarle alla luce delle evidenze disponibili. Escluderle dalla discussione con un fumatore che vuole smettere, affermano gli esperti, non è coerente con le conoscenze scientifiche oggi disponibili. La conclusione è altrettanto esplicita: l’elevato peso sanitario del fumo, insieme alle evidenze scientifiche che sostengono l’utilizzo delle sigarette elettroniche per smettere di fumare, rende appropriato includere il vaping tra i trattamenti farmacologici basati sulle evidenze per ridurre i danni provocati dal consumo di sigarette.
Un messaggio che arriva da una delle più prestigiose riviste mediche internazionali e che, soprattutto, non si rivolge agli operatori del settore del vaping ma direttamente ai professionisti sanitari. Il principio è semplice: davanti a un adulto che fuma e vuole smettere, la sigaretta elettronica deve poter essere discussa insieme alle altre opzioni, sulla base dei rischi, dei benefici e delle preferenze del paziente. Per la riduzione del danno da tabacco è un riconoscimento di particolare peso.



