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Quasi la metà dei prodotti da vaping consumati nell’Unione europea potrebbe provenire da canali di vendita irregolari, per un valore complessivo stimato in 6,6 miliardi di euro. È quanto emerge da uno studio realizzato dal Fraunhofer Institute for Integrated Circuits Iis, insieme alla società di consulenza logistica Mru GmbH, che ha analizzato le dimensioni del mercato grigio e nero dei prodotti per sigarette elettroniche nei Paesi dell’Ue. Secondo la ricerca, il 48 per cento dei prodotti consumati nell’Unione non sarebbe riconducibile al mercato regolare. La quota comprende un 13 per cento acquistato privatamente attraverso canali non ufficiali, per esempio prodotti non tassati o non autorizzati nel Paese di destinazione, e un 35 per cento attribuito invece al commercio nero effettuato a fini commerciali. In termini economici, il mercato grigio avrebbe un valore di circa 1,8 miliardi di euro, mentre quello nero raggiungerebbe 4,8 miliardi. Il dato, tuttavia, deve essere letto come una stima e non come una misurazione diretta. I ricercatori hanno costruito un modello economico mettendo a confronto la domanda stimata nei singoli Paesi con i dati ufficiali relativi a importazioni ed esportazioni. La quota non spiegata dalle statistiche ufficiali è stata quindi attribuita al mercato irregolare e successivamente suddivisa tra mercato grigio e nero sulla base di elementi quali fiscalità, prezzi, normative nazionali e comportamento dei consumatori.

Lo stesso rapporto invita alla cautela nell’interpretazione dei risultati, precisando che si tratta di valori elaborati attraverso un modello e non di dati definitivi. Anche la stima di 6,6 miliardi di euro viene definita conservativa, poiché calcolata principalmente sulla base dei prezzi medi di vendita online. Il fenomeno presenta differenze significative tra i diversi Paesi europei. In Germania, per esempio, lo studio stima che il 36 per cento del mercato complessivo del vaping non sia rintracciabile attraverso le statistiche ufficiali. All’interno di questa quota, il 20 per cento sarebbe riconducibile al mercato grigio e l’80 per cento a vendite commerciali illegali. La perdita di gettito fiscale per lo Stato tedesco viene stimata in circa 119 milioni di euro l’anno. Secondo i ricercatori, il mercato irregolare tende a svilupparsi maggiormente nei Paesi caratterizzati da una tassazione elevata e dove esistono forti differenze normative e fiscali rispetto agli Stati confinanti. Le disparità di prezzo possono infatti incentivare gli acquisti transfrontalieri e alimentare canali di distribuzione non ufficiali. La ricerca stima inoltre in circa 11,9 milioni le persone di almeno 15 anni che nell’Ue utilizzano sigarette elettroniche, pari al 3,1 per cento della popolazione di quella fascia d’età. È su questa platea di consumatori che si innesta una parte significativa della domanda intercettata dai canali irregolari.
Un capitolo dello studio riguarda l’origine dei prodotti. Circa il 90 per cento dei dispositivi e dei prodotti da vaping importati nell’Unione arriverebbe dalla Cina. Paesi come Paesi Bassi, Germania e Belgio rappresentano importanti punti di ingresso nel mercato europeo. Le importazioni extra-Ue di liquidi contenenti nicotina e prodotti da vaping sono aumentate, secondo i dati analizzati, da circa 30.900 tonnellate nel 2022 a oltre 45.000 tonnellate nel 2024. La complessità delle catene di approvvigionamento, l’elevato numero di spedizioni internazionali e la limitata possibilità di effettuare controlli fisici su ogni carico renderebbero difficile individuare i prodotti non conformi.

A questo si aggiungono classificazioni doganali non sempre omogenee e differenze nei sistemi regolatori nazionali. Proprio sul rapporto tra regolamentazione e mercato illegale si concentra una delle conclusioni più rilevanti dello studio. I ricercatori mettono in discussione l’efficacia di interventi nazionali basati esclusivamente sui divieti, sostenendo che misure unilaterali e proibizionistiche possano favorire l’espansione dei mercati grigio e nero all’interno dello spazio europeo. Il rapporto prende in considerazione anche l’ipotesi di vietare integralmente i prodotti da vaping o singole categorie, come i dispositivi usa e getta. Secondo i ricercatori, una simile strategia potrebbe rivelarsi controproducente, considerando l’esistenza di una platea già consolidata di consumatori. La sottrazione dal mercato legale di prodotti oggi disponibili potrebbe infatti spingere una parte degli utenti verso canali illegali oppure, in alcuni casi, verso le sigarette tradizionali.
La ricerca indica quindi come alternativa una maggiore armonizzazione europea delle regole, degli standard di prodotto, delle procedure di autorizzazione e della fiscalità. Tra le misure suggerite figurano anche un miglioramento dei dati doganali, sistemi più efficaci di tracciabilità delle filiere, controlli mirati sulle importazioni e una maggiore cooperazione con le autorità cinesi.



