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La teoria secondo cui le sigarette elettroniche rappresenterebbero una porta d’ingresso verso il fumo tradizionale non trova conferma nell’insieme delle evidenze scientifiche disponibili. Al contrario, gli studi più robusti indicano che il presunto “gateway effect” è in larga parte spiegato da fattori preesistenti che rendono alcuni giovani più inclini a sperimentare diversi comportamenti a rischio e che, a livello di popolazione, la diffusione dello svapo è stata accompagnata da un’accelerazione del calo del fumo giovanile. È la conclusione dell’intervento presentato da Arielle Selya all’ultimo Global Forum on Nicotine 2026, durante una sessione dedicata a confutare alcuni degli argomenti più frequentemente utilizzati a sostegno delle politiche proibizioniste nei confronti dei prodotti a rischio ridotto.

Secondo Selya, la teoria del gateway si fonda su un’interpretazione scorretta dei dati osservazionali. Le ricerche mostrano infatti che gli adolescenti che svapano hanno una maggiore probabilità di fumare, ma questo non significa che sia stata la sigaretta elettronica a provocare il passaggio alle combustibili. “Le prove a sostegno del gateway interpretano erroneamente una correlazione come un rapporto di causa-effetto”, afferma la ricercatrice di Pinney Associates e docente di salute pubblica alla University of North Dakota. La spiegazione più plausibile, sostiene l’autrice, è quella della “common liability”, cioè della predisposizione comune. I giovani che iniziano a svapare presentano spesso caratteristiche, esperienze o contesti sociali che li rendono più propensi anche al consumo di sigarette. Tra questi figurano la ricerca di sensazioni forti, la salute mentale, lo stress, il gruppo dei pari, l’ambiente familiare e altri fattori di rischio già presenti prima del primo tiro di e-cig. “Gli stessi motivi preesistenti che portano alcuni giovani a scegliere il vaping spiegano anche perché siano più inclini a fumare”, sintetizza Selya.
A rafforzare questa interpretazione ci sono gli studi che utilizzano metodologie statistiche più sofisticate per controllare i cosiddetti fattori confondenti. Più questi elementi vengono presi in considerazione, più l’associazione tra svapo e fumo si riduce, fino a diventare in alcuni casi non significativa. Secondo la ricercatrice, questo dimostra che gran parte dell’effetto attribuito alle sigarette elettroniche è in realtà spiegabile dalle caratteristiche dei soggetti coinvolti e non da un effetto causale del prodotto stesso. Ma è soprattutto l’andamento del fumo tra gli adolescenti a mettere in crisi la teoria del gateway. Se le e-cig spingessero davvero i giovani verso le sigarette tradizionali, osserva Selya, il declino del fumo avrebbe dovuto rallentare dopo la loro diffusione. È accaduto invece il contrario. Negli Stati Uniti il consumo di sigarette tra i giovani è diminuito più rapidamente proprio negli anni della crescita del vaping. “Le tendenze osservate nella popolazione contraddicono le previsioni logiche dell’ipotesi gateway”, afferma.
Un ulteriore elemento arriva dagli studi basati sui cosiddetti “esperimenti naturali”, che analizzano gli effetti di tasse, divieti degli aromi e altre restrizioni introdotte in alcuni Stati americani. La revisione sistematica citata da Selya conclude che sigarette elettroniche e sigarette combustibili si comportano come prodotti sostitutivi: quando lo svapo viene reso più costoso o meno accessibile, aumenta il ricorso alle sigarette tradizionali. Diverse ricerche hanno infatti osservato un incremento del fumo giovanile in seguito all’inasprimento delle norme sulle e-cig. L’autrice affronta infine una versione più recente dell’argomento gateway, secondo cui il vero problema sarebbe l’avvio di una dipendenza permanente dalla nicotina. Anche in questo caso, però, i dati disponibili raccontano una storia diversa. Sebbene alcuni adolescenti sviluppino una dipendenza attraverso il vaping, dal 2019 la prevalenza della dipendenza da nicotina tra i giovani statunitensi è diminuita insieme al calo sia dello svapo sia del fumo. Inoltre, ricorda Selya, le sigarette elettroniche presentano in genere un potenziale di dipendenza inferiore rispetto alle sigarette combustibili.
Il messaggio conclusivo della ricercatrice è netto: l’insieme delle prove oggi disponibili sostiene molto più solidamente la teoria della predisposizione comune che quella del gateway. Un piccolo effetto non può essere escluso del tutto ma, se esiste, appare limitato e incapace di spiegare le tendenze osservate nella popolazione. Al contrario, le evidenze indicano che, anche tra i giovani più inclini all’uso di nicotina, la sigaretta elettronica può sostituire quella tradizionale anziché rappresentarne il trampolino di lancio.



