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L’Australia potrebbe essere costretta a rivedere radicalmente la propria politica su sigarette elettroniche e tabacco. Una commissione del Senato ha infatti chiesto di ampliare l’accesso legale ai prodotti da vaping con nicotina e di congelare immediatamente gli aumenti delle accise sulle sigarette, giudicando l’attuale strategia ormai vicina a un punto di rottura. Il rapporto di maggioranza della Commissione per gli affari giuridici e costituzionali del Senato individua nella combinazione tra divieto di fatto del vaping commerciale e tassazione record sul tabacco uno dei fattori che hanno favorito la crescita di un enorme mercato nero, sempre più nelle mani della criminalità organizzata. Particolarmente significativa è la bocciatura del modello che limita la vendita legale delle sigarette elettroniche alle farmacie. Secondo la commissione, il sistema non è riuscito a garantire ai fumatori un’alternativa accessibile alle sigarette tradizionali e ha finito per spingere i consumatori verso il mercato illegale. Una stima citata nel rapporto indica che il 95,7 per cento delle sigarette elettroniche vendute in Australia sarebbe oggi illegale. Da qui la raccomandazione di adottare un modello più vicino a quello della Nuova Zelanda, consentendo la vendita regolamentata di prodotti con nicotina come alternativa a minor rischio per i fumatori. Il rapporto non entra però nel dettaglio delle modalità di distribuzione, delle licenze e dei controlli che dovrebbero accompagnare l’eventuale apertura del mercato.
L’altro grande tema è quello fiscale. La commissione chiede di sospendere immediatamente ulteriori aumenti delle accise sul tabacco e di valutare, attraverso un’analisi indipendente, anche una possibile riduzione della tassazione. Il livello raggiunto dalle imposte è infatti impressionante: nel periodo considerato, l’accisa valeva circa 30,57 dollari australiani su un pacchetto di venti sigarette, pari a oltre il 70 per cento del prezzo finale. I dati mostrano le dimensioni del problema. Secondo le stime sperimentali dell’Australian Bureau of Statistics, nel 2025 l’80 per cento della nicotina consumata nel Paese proveniva da prodotti illegali, considerando insieme tabacco di contrabbando, sigarette elettroniche e altri prodotti contenenti nicotina. Parallelamente, il consumo legale di tabacco è precipitato, mentre il mercato illecito si è trasformato in un business multimiliardario. Il rapporto sottolinea inoltre le conseguenze criminali del fenomeno. La lotta per il controllo del mercato nero sarebbe stata collegata a oltre 200 incendi dolosi, almeno tre morti e numerosi episodi di violenza. Per questo, oltre alla revisione delle politiche su vaping e fiscalità, la commissione propone un rafforzamento dei controlli alle frontiere, un sistema nazionale di licenze, una maggiore condivisione delle informazioni e strumenti di tracciabilità dei prodotti legali.
Le conclusioni non sono però condivise da tutti. I senatori laburisti e i Verdi hanno presentato relazioni dissenzienti, contestando soprattutto l’ipotesi di ampliare la vendita delle sigarette elettroniche e di ridurre le accise sul tabacco. Secondo i critici, abbassare le tasse non garantirebbe automaticamente la scomparsa del mercato nero, che potrebbe comunque mantenere prezzi più bassi. Il rapporto ha valore soltanto consultivo e spetterà ora al governo australiano decidere se tradurre le raccomandazioni in norme. Ma il messaggio politico appare chiaro: dopo anni di proibizionismo sul vaping e di continui aumenti fiscali sulle sigarette, persino una commissione parlamentare australiana riconosce che la strategia adottata finora non ha eliminato il consumo, ma ha contribuito a spostarne una parte crescente nell’illegalità.



