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Anche la sigaretta elettronica entra, seppure ancora con un ruolo da definire, nelle prime raccomandazioni internazionali dedicate alla cessazione dal fumo nelle persone con diabete di tipo 2. Il documento, pubblicato sulla rivista Diabetes Research and Clinical Practice, è il risultato del lavoro di un gruppo internazionale di 35 esperti provenienti da 13 Paesi e cinque continenti. Si intitola “International consensus recommendations for smoking cessation in type 2 diabetes from the DiaSmokeFree Working Group”. A firmarlo sono Magdalena Walicka del Mossakowski Medical Research Centre di Varsavia, Jacob George della University of Dundee, Anoop Misra della Diabetes Foundation India, Cristina Russo del britannico Ashford and St Peter’s Nhs Foundation Trust di Chertsey, Roberta Sammut dell’Università di Malta e gli italiani Antonio Ceriello dell’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico di Milano e Davide Campagna, Giusy Rita Maria La Rosa e Riccardo Polosa dell’Università di Catania insieme al DiaSmokeFree Working Group.
Il tema è tutt’altro che marginale. Il fumo rappresenta infatti un ulteriore fattore di rischio per le persone con diabete di tipo 2, aumentando la probabilità di complicanze cardiovascolari e microvascolari e peggiorando il controllo complessivo della malattia. Smettere di fumare dovrebbe quindi essere considerato una componente integrante della gestione del diabete e non un semplice consiglio sullo stile di vita. Il problema, sottolineano gli autori, è che finora la cessazione dal fumo è stata raramente affrontata con strategie specificamente adattate alle esigenze dei pazienti diabetici. Ed è proprio in questo quadro che compare la sigaretta elettronica. Le raccomandazioni non la indicano come trattamento di prima linea per la cessazione nel paziente con diabete di tipo 2, perché – spiega lo studio – le evidenze specifiche disponibili non sono ancora sufficienti per formulare una raccomandazione in tal senso. Ma la differenza rispetto a una posizione di rifiuto è significativa: il documento individua proprio nelle sigarette elettroniche una delle aree nelle quali è necessario produrre nuove evidenze.
Il punto non è secondario. Già nel 2023 il DiaSmokeFree Working Group aveva contestato una posizione dell’American Diabetes Association secondo cui alle persone con diabete non avrebbe dovuto essere consigliato l’uso delle sigarette elettroniche, neppure come strumento per smettere di fumare. Nel nuovo documento questa impostazione viene inserita in un percorso clinico più ampio. Le 34 raccomandazioni elaborate dal gruppo DiaSmokeFree sono organizzate attorno a sei azioni fondamentali: fare della cessazione una parte ordinaria della cura del diabete; proporre un trattamento farmacologico adeguato; associare alla farmacoterapia un supporto comportamentale strutturato e intensivo; programmare un monitoraggio ravvicinato dopo la cessazione; integrare i percorsi antifumo nei servizi diabetologici; e rafforzare la ricerca sulle strategie specifiche per questa popolazione. Tra le aree di ricerca vengono citate esplicitamente le sigarette elettroniche e gli strumenti digitali.
Per quanto riguarda i trattamenti oggi disponibili, la vareniclina viene indicata come prima scelta farmacologica, quando accessibile, mentre la terapia sostitutiva con nicotina e il bupropione rappresentano alternative appropriate in determinate situazioni. Gli autori sottolineano però che la terapia farmacologica non dovrebbe essere considerata separatamente dal supporto comportamentale, che costituisce una componente essenziale dell’intervento. Una particolare attenzione viene riservata anche a ciò che accade dopo che il paziente smette di fumare. La cessazione può infatti modificare il controllo glicemico, il peso corporeo e la pressione arteriosa e può influenzare il metabolismo di alcuni farmaci. Per questo le raccomandazioni suggeriscono un primo controllo già entro due settimane e una nuova valutazione intorno alle quattro settimane, con un monitoraggio personalizzato e la possibilità di intervenire sulla terapia quando necessario.
Il documento arriva dopo una serie di lavori dello stesso gruppo di ricerca. Nel 2025 una revisione sistematica con metanalisi aveva valutato gli interventi farmacologici per la cessazione nel diabete di tipo 2, mentre nel 2024 una revisione aveva approfondito proprio le interazioni tra fumo, cessazione e farmaci antidiabetici. Le nuove raccomandazioni rappresentano quindi il passaggio dalla raccolta delle evidenze alla costruzione di un vero e proprio percorso clinico.
La sigaretta elettronica, dunque, non viene presentata come una soluzione già dimostrata per i fumatori con diabete di tipo 2. Ma neppure viene cancellata dal quadro delle possibili strategie. Il messaggio degli autori è piuttosto quello di produrre evidenze specifiche, attraverso studi adeguati, per capire quale possa essere il ruolo delle alternative senza combustione nella riduzione del danno e nella cessazione in questa popolazione particolarmente vulnerabile. È un approccio che sposta il dibattito dal principio astratto del “smettere e basta” alla necessità di offrire ai fumatori diabetici percorsi concreti, personalizzati e sostenuti dalle migliori evidenze disponibili.
“Siamo immensamente orgogliosi di questo risultato pionieristico. Per la prima volta, i clinici dispongono di indicazioni complete e concretamente applicabili, pensate specificamente per una popolazione ad alto rischio che è stata trascurata per troppo tempo“, ha dichiarato il professor Riccardo Polosa, ideatore e coordinatore dell’iniziativa. “Trasformiamo così una raccomandazione ormai familiare, “dovresti smettere di fumare”, in un vero percorso clinico per aiutare le persone con diabete a smettere in modo sicuro ed efficace“.
“Le persone con diabete di tipo 2 che fumano – ha aggiunto la professoressa Magdalena Walicka, prima autrice delle raccomandazioni – presentano un carico eccezionalmente elevato di complicanze prevenibili. Eppure, è sorprendente constatare quanto raramente il supporto alla cessazione sia stato adattato alle loro specifiche esigenze cliniche. Queste raccomandazioni colmano tale lacuna, integrando trattamento, monitoraggio metabolico e prevenzione delle ricadute in un unico approccio coordinato”.
E infine le conclusioni del professor Giovanni Li Volti, direttore del Coehar: “Abbiamo riconosciuto questa esigenza clinica trascurata e abbiamo riunito un eccezionale gruppo internazionale di esperti per affrontarla. Il risultato va oltre un semplice documento di consenso: è una roadmap per rendere la cessazione del fumo parte integrante della gestione ordinaria del diabete in tutto il mondo. Il nostro prossimo obiettivo sarà tradurre queste raccomandazioni in strumenti pratici e percorsi assistenziali che i clinici possano utilizzare, trasformandole in miglioramenti concreti e misurabili per i pazienti“.
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