L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Sigaretta elettronica, l’industria britannica: “Adesso basta”

L'associazione UKvia lancia una campagna per chiedere al governo un “Fair Deal” che protegga i minori senza penalizzare gli adulti.

“Enough is enough”, adesso basta. È questo il nome inequivocabile che l’associazione dei produttori di sigarette elettroniche britannica, UK Vaping Industry Association (UKvia), ha dato alla campagna partita pochi giorni fa. Dopo una lunga e collaborativa luna di miele con le istituzioni del suo Paese, il settore del vaping si trova a doversi destreggiare in un clima più ostile, con nuove regole e proposte che potrebbero cambiare decisamente lo scenario. Dal prossimo 1° ottobre entreranno in vigore sia la tassa (2,20 sterline per ogni 10 ml) che l’obbligo del contrassegno di stato sui prodotti del vaping. Ma altre proposte sono state lanciate sul tavolo. Per esempio l’introduzione dell pacchetto neutro, di limitazioni per i colori dei dispositivi, le descrizioni dei gusti dei liquidi e l’esposizione dei prodotti nei negozi, l’obbligo di ottenere un permesso urbanistico per aprire un vape shop e un peggioramento del regime fiscale per gli stessi.
In questo contesto UKvia ha lanciato il suo Fair Deal for Vaping, un programma in dieci punti che chiede al governo britannico di proteggere i minori e contrastare gli operatori illegali senza compromettere il ruolo che il vaping svolge nell’aiutare gli adulti fumatori a smettere. La campagna si rivolge direttamente ai circa 5,5 milioni di adulti che utilizzano sigarette elettroniche in Gran Bretagna, compresi circa 3,3 milioni di ex fumatori che hanno abbandonato le sigarette. Un dato, secondo UKvia, rende particolarmente urgente intervenire sul fronte dell’informazione: il 52% dei fumatori adulti britannici ritiene erroneamente che il vaping sia dannoso quanto o più del fumo tradizionale. Eppure, ricorda l’associazione, il Servizio sanitario nazionale afferma che svapare nicotina è meno dannoso del fumo ed ha un’efficacia per smettere di fumare quasi doppia rispetto alle tradizionali terapie sostitutive con nicotina, come cerotti e gomme.
La distinzione tra fumo e vaping, continua l’associazione, rischia però di essere progressivamente cancellata dalla successione delle nuove misure. Il Fair Deal for Vaping chiede quindi al governo innanzitutto di dire la verità sulla differenza di rischio tra vaping e fumo attraverso una campagna pubblica di informazione, così da permettere ai fumatori di compiere scelte consapevoli. UKvia contesta inoltre l’idea di nascondere i prodotti regolamentati alla vista nei punti vendita, chiedendo che non vengano trattati alla stregua delle sigarette. Parallelamente, propone di accelerare l’introduzione di un sistema di licenze per i rivenditori, applicando severe sanzioni agli operatori irregolari, in particolare nei confronti di chi vende ripetutamente prodotti illeciti o li mette a disposizione dei minori. Al contrario, i vape shop che rispettano le regole dovrebbero essere riconosciuti come una risorsa per le comunità, anche per il loro ruolo nel sostenere i fumatori adulti che cercano un’alternativa alle sigarette. UKvia chiede inoltre di consentire alle aziende autorizzate di comunicare con gli adulti, fornendo informazioni fattuali e adeguate all’età attraverso canali rigidamente controllati.
Sul fronte del packaging, la richiesta è di eliminare gli elementi di branding specificamente attrattivi per i bambini, senza arrivare a cancellare ogni forma di identità commerciale attraverso il pacchetto neutro. Analoga distinzione viene chiesta per gli aromi: l’associazione è favorevole a intervenire sulle descrizioni dei gusti concepite per attirare i minori, ma chiede di proteggere la possibilità per gli adulti di scegliere tra gli aromi utilizzati nel vaping. Nel documento trova spazio anche la richiesta di rafforzare ed estendere programmi sul modello di Swap to Stop, mantenendo un accesso nazionale ai kit iniziali per il vaping e al supporto comportamentale destinati ai fumatori che vogliono smettere. Infine, UKvia chiede al governo di riesaminare il prelievo fiscale prima che l’aumento dei prezzi possa compromettere l’accessibilità economica dei prodotti, favorire ricadute nel fumo o alimentare il mercato illecito.

John Dunne (presidente Ukvia)

“Enough is enough – ha dichiarato John Dunne, direttore generale di UKvia – I consumatori e le aziende responsabili del settore comprendono la necessità di una regolamentazione e sostengono pienamente un’azione decisa per impedire ai minori di accedere alle sigarette elettroniche e per estromettere dal mercato gli operatori irregolari che vendono prodotti illegali. Ma arriva un momento in cui la regolamentazione smette di essere proporzionata e comincia a compromettere proprio l’obiettivo di salute pubblica che dovrebbe sostenere”. La campagna invita quindi i sostenitori a contattare il proprio deputato, raccontare la propria esperienza con il fumo e il vaping e coinvolgere amici e familiari nel sostegno ai dieci impegni chiesti al governo. Una mobilitazione dal basso per ricordare a Downing Street che, nella lotta al fumo, la protezione dei minori e la possibilità per milioni di adulti di abbandonare le sigarette non dovrebbero essere obiettivi contrapposti.

LEGGI ANCHE:

Dai prodotti ai negozi: la nuova stretta britannica sulle sigarette elettroniche

Regno Unito, i vape shop finiscono nel mirino del nuovo premier Burnham

Regno Unito, verso il pacchetto neutro per la sigaretta elettronica

Articoli correlati