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La Svezia è il secondo Paese europeo per consumo quotidiano di tabacco e prodotti correlati. Lo dicono gli ultimi dati Eurostat, secondo cui nel 2025 il 23,9% degli svedesi sopra i 16 anni utilizzava quotidianamente questi prodotti. Peggio fa soltanto la Bulgaria, con il 26,3%, mentre al terzo posto c’è la Croazia con il 23,6%. Un dato apparentemente sorprendente. La Svezia è infatti il Paese europeo che da anni registra uno dei più bassi tassi di fumatori, inferiore al 5%. Il paradosso si spiega guardando dentro la metodologia utilizzata da Eurostat: nella stessa categoria finiscono sigarette tradizionali, sigarette elettroniche, prodotti del tabacco riscaldato e nicotine pouches. Insomma, tutto nello stesso calderone. Il risultato è inevitabilmente una fotografia distorta se l’obiettivo è misurare il fenomeno del fumo. Un fumatore quotidiano viene infatti considerato allo stesso modo di chi ha completamente abbandonato le sigarette e utilizza esclusivamente prodotti senza combustione. Ed è proprio ciò che accade in Svezia, dove la diffusione dello snus e delle bustine di nicotina ha accompagnato negli anni un drastico calo del consumo di sigarette. Così il Paese con uno dei più evidenti successi europei nella lotta al fumo finisce paradossalmente sul podio dei peggiori consumatori.
Nella media europea, il 16,5% della popolazione sopra i 16 anni utilizza quotidianamente tabacco o prodotti correlati, in calo rispetto al 17,5% del 2022. L’Italia si colloca leggermente al di sotto della media, con il 15,8%. Anche questo dato, però, non dice quanti italiani fumino realmente sigarette e quanti utilizzino invece prodotti alternativi. È una distinzione tutt’altro che secondaria. La combustione è il principale fattore di rischio associato al consumo di tabacco e sostituire una sigaretta con un prodotto che non brucia tabacco rappresenta un cambiamento sostanziale sotto il profilo sanitario. Ignorarlo nelle statistiche significa rendere invisibile il fenomeno della sostituzione. I nuovi dati Eurostat fotografano quindi correttamente la diffusione complessiva dei prodotti contenenti tabacco o nicotina, ma non possono essere utilizzati per costruire una classifica dei Paesi dove si fuma di più. Altrimenti si rischia il paradosso svedese: meno fumatori che nel resto d’Europa, ma statisticamente tra i peggiori.
Forse, prima ancora di decidere come regolamentare tutti questi prodotti, Bruxelles dovrebbe iniziare a contarli separatamente.



