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Nicotina, tabacco, fumo e sigaretta elettronica: termini che nella comunicazione scientifica dovrebbero indicare esposizioni e rischi differenti e che invece, sempre più spesso, vengono accostati fino a sembrare sinonimi. È il problema sollevato da Cliff Douglas in un intervento pubblicato l’8 settembre, nel quale l’esperto statunitense passa in rassegna alcune recenti pubblicazioni scientifiche e documenti di salute pubblica per denunciare quella che definisce una confusione tutt’altro che innocua. Douglas è un esperto di politiche, regolamentazione e diritto del tabacco. È adjunct professor presso la School of Public Health della University of Michigan, dove ha diretto il Tobacco Research Network, e dal 2023 è presidente e amministratore delegato di Global Action to End Smoking. Il suo intervento parte da una considerazione semplice: la nicotina crea dipendenza, ma non può essere utilizzata come sinonimo di fumo di sigaretta e delle migliaia di sostanze prodotte dalla combustione.

Uno degli esempi citati riguarda un lavoro pubblicato il 4 settembre su Toxicological Sciences da Jeanette Y. C. Sullivan e colleghi della University of California, Irvine, dal titolo “Cigarette Smoke and E-Cigarette Aerosol Extracts Induce Myelopoiesis and Suppress Inflammatory Cytokine Production”. Lo studio mette a confronto gli effetti dell’estratto di fumo di sigaretta e dell’estratto di aerosol di sigaretta elettronica su cellule immunitarie e cellule staminali e progenitrici ematopoietiche. I risultati mostrano differenze rilevanti: l’estratto di fumo di sigaretta ha soppresso in modo consistente la risposta infiammatoria, mentre l’estratto di aerosol elettronico da solo ha avuto un effetto minimo in quel particolare modello. È proprio qui che Douglas individua una contraddizione comunicativa. La sinossi dello studio si apre infatti affermando che “l’uso del tabacco e della nicotina rimane uno dei principali fattori di rischio oncologico prevenibili”, mettendo insieme tabacco e nicotina, mentre i risultati sperimentali distinguono tra fumo combusto e aerosol elettronico.
Gli altri esempi citati provengono da ambiti diversi. Una review di Jordan Davis, Leila M. Vaezazizi e Pantea Farahmand, pubblicata su Child and Adolescent Psychiatric Clinics of North America, parla di trattamento dei disturbi da uso di nicotina negli adolescenti. Un altro studio, di Zahedi e colleghi e pubblicato sul Journal of Neuroscience Methods, utilizza invece un modello murino (sui topi) per studiare l’esposizione passiva al vapore di nicotina, misurando livelli di cotinina e comportamenti associati all’astinenza. Anche in questo caso, osserva Douglas, parlare genericamente di “uso della nicotina” può favorire un’associazione immediata con l’intero spettro dei danni attribuiti al fumo. Ancora più esplicito è il quarto esempio. Si tratta dell’appello dell’International Society of Pediatric Respiratory Diseases, pubblicato su Paediatric Respiratory Reviews, per un divieto globale della vendita di sigarette elettroniche. Il documento sostiene che questi prodotti espongano i giovani a sostanze tossiche e propone, oltre al divieto di vendita, restrizioni sulla pubblicità e un aumento della tassazione. Qui non siamo di fronte a un esperimento scientifico, ma a una presa di posizione di politica sanitaria: accostarla agli studi sperimentali rende evidente quanto sia importante distinguere tra risultati scientifici, interpretazione dei risultati e conseguenti scelte regolatorie.
Per Douglas il problema non è dunque soltanto terminologico. Le formule ripetute nelle sinossi, nelle revisioni e nei documenti istituzionali contribuiscono a costruire la percezione del rischio da parte di medici, giornalisti, decisori politici e fumatori. Se nicotina e fumo vengono presentati come sostanzialmente equivalenti, sostiene, si può arrivare a sottovalutare la differenza tra continuare a fumare e passare completamente a un prodotto non combustibile. La distinzione che propone non è tra prodotti “sicuri” e prodotti “pericolosi”, ma tra diversi livelli di rischio. Una sigaretta elettronica non è priva di rischi e non dovrebbe essere utilizzata da chi non fuma, soprattutto dai giovani. Ma per un adulto che fuma la domanda rilevante è anche “rispetto a che cosa?”. Il confronto con la sigaretta combustibile cambia infatti radicalmente la valutazione dell’esposizione.
È una distinzione che Douglas riassume in una frase: dipendenza e letalità non sono sinonimi, così come pericolo e rischio non sono sinonimi. Una precisazione linguistica che, quando si parla di nicotina e riduzione del danno, diventa anche una questione di salute pubblica.



