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Sigaretta elettronica: utile per smettere di fumare per il 63% degli utilizzatori

Una ricerca sulla popolazione scozzese analizza gli strumenti impiegati nell’ultimo tentativo di cessazione.

Il 63% degli scozzesi che hanno utilizzato una sigaretta elettronica nel più recente tentativo di smettere di fumare, ritiene che il dispositivo li abbia aiutati ad abbandonare le sigarette per almeno un mese. È il dato centrale di un nuovo studio pubblicato sul Journal of Public Health, con il titolo “Retrospective self-attributed helpfulness of smoking cessation products used in the most recent quit attempt: a population-based study in Scotland”. La ricerca è firmata da sei autori, primo dei quali Yusuff Adebayo Adebisi, del College of Social Sciences della University of Glasgow. Gli altri autori sono Anas Ali Alhur, Ahmed K. Shukri, Attaullah Ahmadi, Don Lucero-Prisno Eliseo III e Najim Z. Alshahrani.
I ricercatori hanno analizzato i dati dello Scottish Health Survey relativi al periodo tra il 2018 e il 2022, considerando quattro edizioni dell’indagine. Il campione comprendeva 8487 persone di almeno 16 anni che avevano fumato almeno una volta nella vita: 2664 fumatori attuali e 5823 ex fumatori. Agli intervistati è stato chiesto quali prodotti avessero utilizzato nell’ultimo tentativo di cessazione e se ciascuno di questi li avesse aiutati a non fumare per almeno un mese. La sigaretta elettronica risulta tra gli strumenti maggiormente associati, secondo il ricordo degli utilizzatori, al successo del tentativo di cessazione. Il 63% ha infatti dichiarato che e-cigarette o dispositivi per il vaping lo avevano aiutato a smettere per almeno un mese. Percentuale lievemente superata solo dalla vareniclina, un farmaco, giudicata utile dal 67,5% degli intervistati. Il confronto con gli altri strumenti rende ancora più evidente il dato. Il bupropione è stato considerato utile dal 54,6% degli utilizzatori, le pastiglie o microtabs alla nicotina dal 48,7%, i cerotti dal 47,6%, inalatori o spray nasali dal 41,5% e le gomme alla nicotina dal 32,7%.
C’è poi un altro elemento che emerge dall’analisi: per tutti i prodotti considerati, la quota di persone che li ha giudicati utili è maggiore tra gli ex fumatori rispetto ai fumatori attuali. Nel caso della sigaretta elettronica, la differenza arriva a 52,4 punti percentuali. Inoltre, considerando le persone per le quali erano disponibili informazioni complete sull’esito del tentativo, l’utilizzo esclusivo della sigaretta elettronica è risultato la modalità più frequente, pari al 25,2%, seguito dall’uso esclusivo del cerotto, al 21,4%.
Il dato va naturalmente letto per quello che lo studio misura. I ricercatori parlano di “self-attributed helpfulness”, cioè dell’utilità attribuita retrospettivamente dagli stessi utilizzatori e non di un tasso di efficacia clinica. L’indagine osservazionale non consente quindi di stabilire che il dispositivo abbia causato la cessazione né di confrontare direttamente l’efficacia dei diversi prodotti. Ma proprio questa è la peculiarità della ricerca: non osserva ciò che accade in condizioni sperimentali, bensì ciò che i fumatori riferiscono dopo avere utilizzato nella vita reale diversi strumenti per cercare di smettere. E in questo contesto la sigaretta elettronica emerge come uno dei prodotti ai quali viene attribuito più frequentemente un contributo positivo, con una percentuale del 63%, molto vicina a quella della vareniclina.
Il risultato si aggiunge dunque alle evidenze già disponibili sulla capacità delle sigarette elettroniche con nicotina di favorire la cessazione dal fumo e porta una conferma proveniente dalla popolazione generale: per una larga maggioranza degli utilizzatori scozzesi che l’hanno scelta nell’ultimo tentativo, la sigaretta elettronica è stata percepita come uno strumento che ha contribuito ad allontanarli dalle sigarette tradizionali.

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