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Una sigaretta elettronica può ridurre significativamente il numero di sigarette fumate anche tra persone che non hanno intenzione di smettere. È il risultato di uno studio randomizzato controllato pubblicato su Nicotine & Tobacco Research, che ha coinvolto adulti fumatori in trattamento per disturbo da uso di oppioidi, una popolazione nella quale i tentativi tradizionali di cessazione registrano risultati particolarmente modesti. La ricerca ha coinvolto 41 fumatori che consumavano più di cinque sigarette al giorno e non avevano intenzione di smettere. Ventidue partecipanti hanno ricevuto immediatamente una sigaretta elettronica per otto settimane, mentre gli altri 19 hanno costituito il gruppo di controllo e hanno ricevuto il dispositivo successivamente. I risultati mostrano una differenza netta. Nel gruppo che ha ricevuto la sigaretta elettronica, il consumo medio è passato da 15,3 a 7,2 sigarette al giorno in otto settimane. Nel gruppo di controllo, invece, è rimasto sostanzialmente stabile, passando da 14,2 a 12,8 sigarette.

La riduzione non riguarda soltanto quanto dichiarato dai partecipanti. Anche il monossido di carbonio nell’aria espirata, indicatore dell’esposizione alla combustione del tabacco, è diminuito significativamente nel gruppo vaping: da 22,9 a 12,5, contro una variazione da 23,7 a 20,3 nel gruppo di controllo. Un altro elemento rilevante è che il passaggio parziale alla sigaretta elettronica non ha determinato un aumento dell’astinenza o della dipendenza da nicotina e non ha compromesso la stabilità del trattamento per il disturbo da uso di oppioidi. Il valore dello studio sta soprattutto nella popolazione presa in esame. I partecipanti non erano fumatori alla ricerca di un metodo per smettere: al contrario, non avevano alcuna intenzione di abbandonare le sigarette. La sigaretta elettronica è stata quindi proposta come alternativa al consumo combusto e non come strumento finalizzato necessariamente alla cessazione.
Gli autori sottolineano i limiti della ricerca, a cominciare dal campione ridotto e dal periodo di osservazione di sole otto settimane. I risultati non possono quindi essere automaticamente estesi a tutti i fumatori. Ma lo studio aggiunge un elemento importante alle evidenze sulla riduzione del danno: anche quando la cessazione completa non è nell’orizzonte del fumatore, offrire un’alternativa non combustibile può ridurre in maniera consistente il consumo di sigarette e l’esposizione ai prodotti della combustione. In otto settimane, in questo gruppo di fumatori, il consumo si è più che dimezzato. Un risultato che sposta ancora una volta l’attenzione dalla contrapposizione tra “fumare” e “smettere” verso una terza possibilità: ridurre il danno anche per chi, almeno nell’immediato, non vuole o non riesce a smettere.



