© Sigmagazine, rivista d'informazione specializzata e destinata ai professionisti del commercio delle sigarette elettroniche e dei liquidi di ricarica - Best edizioni srls, viale Bruno Buozzi 47, Roma - P. Iva 14153851002 - Direttore responsabile: Stefano Caliciuri - Redazione: viale Angelico 78, Roma - Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Roma al numero 234/2015 - Registro Operatori della Comunicazione: 29956/2017
Le elezioni politiche svedesi rischiano di trasformarsi in un nuovo ostacolo sulla strada della revisione della Tobacco Excise Directive (Ted), la direttiva europea destinata a ridisegnare la fiscalità dei prodotti del tabacco e della nicotina. Il prossimo incontro dei diplomatici europei, previsto per il 14 settembre, dovrebbe infatti produrre pochi passi avanti proprio a causa dell’incertezza politica che seguirà al voto in Svezia del giorno precedente. Secondo quanto riferisce Euractiv, i sondaggi lasciano prevedere la necessità di complesse trattative per la formazione di una coalizione di governo. Una situazione che potrebbe temporaneamente limitare la capacità di Stoccolma di assumere posizioni definitive e di raggiungere compromessi nei negoziati europei. Un funzionario svedese ha spiegato che non sarebbe realistico attendersi una posizione chiara già al primo appuntamento europeo successivo alle elezioni. Il rischio è che i tempi si allunghino, complicando il programma dell’Irlanda, che detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea e punta a raggiungere un’intesa politica entro ottobre.
Un eventuale stallo nella formazione del governo svedese potrebbe persino costringere Stoccolma ad astenersi in un voto cruciale, che potrebbe arrivare durante il Consiglio Ecofin del 9 ottobre. La partita è particolarmente delicata. La revisione della Ted è uno dei dossier più complessi e controversi attualmente sul tavolo delle istituzioni europee e prevede un significativo riassetto della tassazione sui prodotti del tabacco e sulle alternative senza combustione. La riforma è inoltre collegata alle strategie finanziarie di Bruxelles per il prossimo quadro finanziario pluriennale: la Commissione europea punta infatti a destinare al bilancio comunitario una parte delle entrate derivanti dalle accise nazionali sul tabacco, con un obiettivo stimato in 11,2 miliardi di euro all’anno.
Il dossier aveva registrato progressi significativi durante il semestre di presidenza cipriota, senza tuttavia arrivare alla conclusione. A bloccare l’accordo era stata soprattutto la posizione della Svezia, contraria alle ipotesi di tassazione che avrebbero coinvolto pesantemente le bustine di nicotina, prodotto particolarmente diffuso nel Paese scandinavo e considerato parte integrante del modello svedese di riduzione del danno. L’Irlanda non si aspetta grandi risultati dall’incontro di settembre, che dovrebbe concentrarsi prevalentemente sulle questioni tecniche ancora aperte, come le definizioni dei diversi prodotti, piuttosto che sulle principali linee di conflitto politico. L’obiettivo resta però quello di arrivare a un’intesa il mese successivo. Al centro della resistenza di Stoccolma c’è soprattutto la tutela dello snus tradizionale, il prodotto orale a base di tabacco che gode di una deroga storica in Svezia ed è vietato nel resto dell’Unione europea.
Diversi diplomatici hanno collegato la prudenza mostrata dal governo svedese nei mesi scorsi proprio all’imminenza delle elezioni e al possibile costo politico di un compromesso percepito come penalizzante per questi prodotti. Una pressione destinata a proseguire anche sul prossimo governo. Le organizzazioni favorevoli alla riduzione del danno chiedono infatti che la futura politica fiscale europea mantenga una chiara differenziazione tra prodotti combustibili e alternative senza fumo. Delon Human, alla guida dell’associazione Smoke Free Sweden, ha invitato il futuro esecutivo a difendere «politiche basate sul rischio e proporzionate, compresa la tassazione», evitando che l’armonizzazione fiscale cancelli il differenziale di prezzo tra sigarette e prodotti alternativi. La questione è particolarmente significativa alla luce dell’esperienza svedese. Il Paese registra uno dei più bassi tassi di fumatori e di patologie oncologiche correlate al fumo dell’Unione europea, un risultato che le autorità svedesi collegano anche alla diffusione dello snus e di altri prodotti orali. Una lettura che si scontra però con quella delle istituzioni sanitarie europee e dell’Organizzazione mondiale della sanità, sempre più orientate a considerare l’obiettivo finale non soltanto una società libera dal fumo, ma una società libera dalla nicotina. Ed è proprio qui che si concentra il vero scontro politico. Da una parte c’è chi ritiene che la fiscalità debba essere uno strumento per ridurre indistintamente il consumo di tutti i prodotti contenenti nicotina. Dall’altra chi sostiene che equiparare sul piano fiscale prodotti con profili di rischio profondamente differenti rischi di compromettere uno degli strumenti più efficaci per allontanare i fumatori dalle sigarette.



