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Sigaretta elettronica, limitarla può aumentare il fumo tra i giovani

Un’analisi di 11 studi rileva che la riduzione del vaping è associata a un aumento del consumo di sigarette.

Le politiche che riducono la disponibilità delle sigarette elettroniche tra i giovani possono avere un effetto inatteso: diminuire il vaping ma aumentare il consumo di sigarette tradizionali. È la conclusione di una nuova analisi condotta da Christopher Lowenstein, Jamie Hartmann-Boyce e Michael Pesko che, attraverso la sintesi di 11 studi che hanno sfruttato cambiamenti normativi reali per misurare gli effetti delle restrizioni sulle sigarette elettroniche (i cosiddetti “esperimenti naturali”), arriva a sostenere che la disponibilità delle sigarette elettroniche riduca il consumo di sigarette tra i giovani. Lo studio, intitolato “Synthesizing Reduced Form Estimates from Heterogeneous Policy Instruments: Evidence from E-Cigarette Regulation”, è stato pubblicato come working paper (quindi ancora in stato di elaborazoine) su Social Science Research Network.
Il lavoro nasce da un problema metodologico tutt’altro che secondario. Gli studi che valutano gli effetti delle politiche sulle sigarette elettroniche utilizzano strumenti molto diversi: innalzamento dell’età minima per l’acquisto, imposizione di tasse sui prodotti del vaping e restrizioni sugli aromi. Confrontare direttamente gli effetti di interventi così differenti può essere complicato, perché non esiste una misura comune dell’intensità della restrizione. Lowenstein della University of Missouri at Columbia, Hartmann-Boyce della University of Oxford e Pesko del Department of Economics della University of Missouri hanno sviluppato un metodo per rendere confrontabili questi interventi. Invece di considerare direttamente la singola misura normativa, gli autori la standardizzano sulla base dell’effetto che produce sull’utilizzo della sigaretta elettronica. In questo modo possono stimare quale sia l’effetto successivo sul consumo di sigarette tradizionali.
L’analisi utilizza 11 esperimenti naturali individuati in una recente revisione sistematica. Gli studi comprendono interventi di tre categorie: norme sull’età minima per acquistare sigarette elettroniche; tasse applicate ai prodotti elettronici; e restrizioni sugli aromi. Gli autori applicano quindi una meta-analisi utilizzando sia modelli a effetti fissi sia a effetti casuali. In entrambi i casi, l’insieme delle evidenze porta nella stessa direzione: quando le politiche riducono l’accesso o la disponibilità delle sigarette elettroniche e, di conseguenza, il loro utilizzo, si osserva un aumento del fumo di sigarette tra i giovani. Il punto centrale, dunque, non riguarda soltanto il rapporto tra vaping e fumo preso in astratto ma il possibile effetto di sostituzione determinato dalle politiche. Se un adolescente che avrebbe utilizzato una sigaretta elettronica non può più accedervi, il comportamento alternativo non è necessariamente l’astensione da qualsiasi prodotto del tabacco. Una parte di questi giovani può orientarsi verso la sigaretta combustibile, molto più dannosa.
Il risultato è particolarmente rilevante perché consente di leggere in una prospettiva diversa alcuni degli studi che hanno valutato singole restrizioni. Un precedente lavoro di Michael Pesko, per esempio, aveva analizzato l’introduzione progressiva negli Stati Uniti delle norme sull’età minima per l’acquisto delle sigarette elettroniche. L’analisi aveva rilevato una riduzione dell’uso delle e-cigarette, ma anche un aumento del consumo quotidiano di sigarette e sigari tra gli adolescenti. Il nuovo lavoro non si limita però a una singola categoria di regolamentazione. Il contributo principale consiste proprio nel mettere insieme evidenze prodotte da strumenti normativi differenti e trasformarle in una misura comune. In questo modo gli autori cercano di rispondere a una domanda più generale: che cosa accade al consumo di sigarette quando una politica riduce l’utilizzo delle sigarette elettroniche?
La risposta che emerge è che i due prodotti non devono essere considerati come alternative indipendenti. Al contrario, le evidenze raccolte negli esperimenti naturali esaminati sono compatibili con un rapporto di sostituzione: una maggiore disponibilità delle sigarette elettroniche è associata a una minore prevalenza del fumo giovanile, mentre limitarne la disponibilità può spingere una parte dei giovani verso le sigarette combustibili. Gli autori sottolineano che questo risultato costituisce un elemento da considerare nella valutazione complessiva delle politiche sulle sigarette elettroniche.

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