L'attualità quotidiana sulla sigaretta elettronica

Sigarette elettroniche, le simulazioni prevedono milioni di vite risparmiate

Dagli Stati Uniti alla Germania fino alla Russia, i modelli epidemiologici indicano nel medio termine un possibile saldo positivo del vaping.

Le simulazioni epidemiologiche che mettono a confronto il futuro senza sigarette elettroniche con uno scenario in cui il vaping contribuisce a sostituire il fumo tradizionale indicano un possibile impatto rilevante sulla mortalità. È la tesi sostenuta da Madsen Pirie, dell’Adam Smith Institute, in un’analisi dedicata alle proiezioni del modello Smoking and Vaping Model (Savm), sviluppato da David Levy e successivamente adattato a diversi Paesi. Il modello è una simulazione per coorti che confronta due scenari. Nel primo, definito baseline, l’evoluzione della popolazione viene proiettata sulla base degli andamenti di mortalità e prevalenza del fumo senza considerare il vaping. Nel secondo, invece, viene ipotizzato che una parte dei fumatori sostituisca le sigarette tradizionali con prodotti a rischio potenzialmente inferiore. La differenza tra i due scenari consente di stimare i decessi evitati e gli anni di vita guadagnati.
La prima applicazione statunitense del modello, pubblicata nel 2017 sulla rivista Tobacco Control, estendeva le proiezioni fino al 2100. Nello scenario più favorevole, nel quale la prevalenza del fumo sarebbe stata portata al 5% anche attraverso il ricorso alle sigarette elettroniche, la simulazione stimava 6,6 milioni di morti premature evitate e 86,7 milioni di anni di vita salvati. Anche lo scenario più prudente produceva comunque un saldo positivo. Considerando una maggiore diffusione del vaping tra i giovani e un rischio relativo delle sigarette elettroniche più elevato, la simulazione stimava 1,6 milioni di morti premature evitate e 20,8 milioni di anni di vita guadagnati. Un elemento particolarmente rilevante riguarda l’età. Secondo Pirie, i fumatori più giovani sono quelli che avrebbero il maggiore beneficio potenziale da una cessazione o da una sostituzione della sigaretta tradizionale con un prodotto meno rischioso, semplicemente perché hanno davanti a sé un numero maggiore di anni di vita. Nel modello statunitense, un quindicenne fumatore nel 2016 avrebbe guadagnato mediamente circa sei mesi di aspettativa di vita nello scenario considerato. Si tratta naturalmente di una media statistica riferita alla popolazione e non di una previsione individuale.
Il modello è stato successivamente applicato anche ad altri Paesi. Per la Germania, una simulazione proiettata fino al 2060 ha stimato 300 mila decessi evitati e 4,7 milioni di anni di vita salvati. Una diversa simulazione relativa alla Russia, elaborata utilizzando una gamma più ampia di ipotesi, avrebbe prodotto risultati positivi nell’88% degli scenari analizzati, con un massimo di 38,5 milioni di anni di vita guadagnati nell’arco di ottant’anni. Il risultato delle simulazioni dipende però da alcune variabili decisive. La prima è il rischio relativo attribuito al vaping rispetto al fumo. I modelli utilizzano differenti ipotesi, generalmente comprese tra il 5 e il 40% del danno associato alle sigarette. Al diminuire del rischio relativo ipotizzato aumenta, naturalmente, il beneficio stimato dalla sostituzione.
La seconda variabile è la percentuale di fumatori che effettivamente passa alle sigarette elettroniche. Il modello non stabilisce quanti fumatori cambieranno comportamento, ma calcola cosa potrebbe accadere qualora ciò avvenisse in una determinata misura. Prezzi, disponibilità dei prodotti e regolamentazione diventano quindi fattori in grado di modificare sensibilmente l’esito delle proiezioni.
La terza variabile riguarda l’iniziazione al vaping tra i non fumatori e soprattutto tra i giovani. È il parametro maggiormente discusso nelle simulazioni, perché un eventuale aumento dell’uso di nicotina tra adolescenti e il successivo passaggio di una parte di questi soggetti al fumo tradizionale ridurrebbe il beneficio complessivo della sostituzione. Per questo motivo, sottolinea Pirie, i modelli non producono un’unica previsione certa, ma una serie di scenari condizionati dalle ipotesi utilizzate. Il dato che emerge dalle diverse simulazioni citate nell’analisi è tuttavia la presenza di un saldo positivo nella grande maggioranza degli scenari considerati, con stime che vanno da centinaia di migliaia a diversi milioni di vite potenzialmente risparmiate nell’arco dei prossimi decenni. L’analisi dell’Adam Smith Institute si inserisce così nel più ampio confronto sul ruolo delle sigarette elettroniche nelle politiche di riduzione del danno. Le proiezioni non dimostrano quale sarà effettivamente l’impatto futuro del vaping, perché dipendono da comportamenti individuali, politiche pubbliche e valutazioni ancora soggette a incertezza. Mostrano però quanto possa cambiare il bilancio sanitario quando una quota significativa dei fumatori sostituisce la combustione con prodotti considerati meno dannosi.
Pirie conclude con una critica alle politiche che rendono più difficile l’accesso alle alternative al fumo. La sua tesi è che, considerando l’enorme mortalità associata alle sigarette combustibili, ostacolare indiscriminatamente il ricorso a prodotti potenzialmente meno rischiosi potrebbe ridurre proprio quel processo di sostituzione dal quale i modelli ricavano le maggiori stime di beneficio.

Articoli correlati