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Stati Uniti – La Fda valuta una revisione delle autorizzazioni per il vaping
La Food and Drug Administration (Fda) ha annunciato di voler valutare una revisione del sistema di autorizzazione alla commercializzazione dei prodotti del tabacco (Premarket Tobacco Product Applications, Pmta), dopo aver esaminato quasi 27 milioni di domande, in larga parte relative al vaping. L’agenzia ha indicato tra gli obiettivi maggiore chiarezza e prevedibilità per le aziende e un sistema più adeguato alla diffusione del mercato illecito e alla rapidità di introduzione di nuovi prodotti. La candidata alla guida della Fda, Heidi Overton, aveva difeso il 24 settembre al Senato le recenti autorizzazioni di e-liquid aromatizzati, spiegando che gli scienziati dell’agenzia avevano considerato soddisfatto il requisito della tutela della salute pubblica perché “molti fumatori adulti utilizzano preferenzialmente gli aromi”. Overton aveva inoltre indicato tra le priorità della Fda quella di “portare sul mercato legale prodotti destinati agli adulti che li utilizzano per smettere di fumare”. La revisione dovrà passare attraverso un procedimento regolatorio e la partecipazione pubblica ma, dopo anni di incertezza regolatoria, i segnali inducono almeno a un cauto ottimismo.
Sigaretta elettronica, la Fda cambia rotta sulle autorizzazioni
Stati Uniti – Restrizioni al vaping associate a un aumento del fumo tra i giovani
La disponibilità delle sigarette elettroniche riduca il consumo di sigarette tra i giovani. O detto altrimenti: la riduzione dell’accesso alle sigarette elettroniche tra i giovani è associata a un aumento del consumo di sigarette tradizionali, suggerendo così un possibile effetto di sostituzione tra i due prodotti. È il risultato di un’analisi di 11 studi condotta da Christopher Lowenstein della University of Missouri at Columbia, Jamie Hartmann-Boyce della University of Oxford e Michael Pesko del Department of Economics della University of Missouri. Lo studio, intitolato “Synthesizing Reduced Form Estimates from Heterogeneous Policy Instruments: Evidence from E-Cigarette Regulation”, è stato pubblicato come working paper sul Social Science Research Network. Gli autori hanno analizzato 11 esperimenti naturali relativi all’innalzamento dell’età minima per l’acquisto, alle tasse sui prodotti elettronici e alle restrizioni sugli aromi, applicando una meta-analisi con modelli a effetti fissi e casuali. In entrambi i modelli, la diminuzione dell’uso delle sigarette elettroniche è risultata associata a un aumento del fumo tra i giovani. Gli autori sottolineano che questa relazione dovrebbe essere considerata nella valutazione delle politiche di regolamentazione delle sigarette elettroniche.
Sigaretta elettronica, limitarla può aumentare il fumo tra i giovani
Germania – Bundestag, prima lettura per aumenti annuali della tassa sul tabacco fino al 2030
Il Bundestag, la camera bassa del parlamento tedesco, ha esaminato in prima lettura il disegno di legge del governo che prevede aumenti annuali dell’imposta dal 2027 al 2030 su sigarette, tabacco riscaldato, liquidi per sigarette elettroniche, tabacco trinciato e altri prodotti del tabacco. Il prezzo medio ponderato di un pacchetto da 20 sigarette salirebbe dagli attuali circa 8,05 euro a 8,77 euro nel 2027 e a 11,36 euro nel 2030. Le maggiori entrate sono stimate in 756 milioni di euro nel 2027 e 3.589 miliardi nel 2030. Dopo la prima lettura, il testo è stato trasferito alle commissioni. Il Bundesrat, investito del tema lo scorso fine settimana, ha deciso di non sollevare obiezioni, ma il provvedimento non è ancora definitivamente approvato. La commissione Finanze del Bundestag terrà un’audizione pubblica il 5 ottobre. L’associazione dell’industria del tabacco e dei nuovi prodotti, sostenuta dai principali produttori, ha avviato una campagna per chiedere aumenti più contenuti e prevedibili, citando i rischi per le vendite sul mercato legale e l’espansione del commercio illecito.
Regno Unito – Studio: per il 63% degli utilizzatori la sigaretta elettronica è utile per smettere di fumare
Nel 63% dei casi gli utilizzatori di sigarette elettroniche hanno attribuito al dispositivo un aiuto nel riuscire a non fumare per almeno un mese. È il risultato di uno studio pubblicato sul Journal of Public Health con il titolo “Retrospective self-attributed helpfulness of smoking cessation products used in the most recent quit attempt: a population-based study in Scotland”, firmato da Yusuff Adebayo Adebisi del College of Social Sciences della University of Glasgow, Anas Ali Alhur, Ahmed K. Shukri, Attaullah Ahmadi, Don Lucero-Prisno Eliseo III e Najim Z. Alshahrani. I ricercatori hanno analizzato i dati dello Scottish Health Survey relativi al 2018, 2019, 2021 e 2022, considerando 8487 persone di almeno 16 anni che avevano fumato almeno una volta, tra cui 2664 fumatori attuali e 5823 ex fumatori. La quota del 63% era inferiore solo al 67,5% della vareniclina e superiore al 54,6% del bupropione, al 48,7% delle pastiglie o microtabs alla nicotina e al 47,6% dei cerotti. Per la sigaretta elettronica la differenza tra ex fumatori e fumatori attuali arrivava a 52,4 punti percentuali. Tra 2810 persone con informazioni complete sull’esito del tentativo, l’uso esclusivo della sigaretta elettronica rappresentava il 25,2%, contro il 21,4% del cerotto. Lo studio ha misurato l’utilità attribuita retrospettivamente dagli utilizzatori e non l’efficacia clinica, quindi i risultati non consentono di stabilire un rapporto causale tra uso della sigaretta elettronica e cessazione dal fumo.
Sigaretta elettronica: utile per smettere di fumare per il 63% degli utilizzatori
Unione Europea – Europarlamento, la Commissione Salute chiede più restrizioni sul vaping
La Commissione per la salute pubblica del Parlamento europeo (Sant) ha approvato con 27 voti favorevoli, 8 contrari e 5 astensioni una risoluzione sull’attuazione dello Europe’s Beating Cancer Plan, chiedendo una revisione della normativa europea sul tabacco che includa esplicitamente sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato e bustine di nicotina. Il testo, elaborato dal relatore Vlad Vasile-Voiculescu (Renew, Romania), propone confezioni standardizzate, restrizioni sugli aromi, comunicazione obbligatoria degli ingredienti, divieto di vendita online ai minori e aumento delle accise minime sui prodotti del tabacco e della nicotina. La risoluzione non introduce nuove norme vincolanti, ma contiene indirizzi politici in vista della revisione della legislazione europea e dovrà essere sottoposta al voto della plenaria del Parlamento europeo. Il documento non prevede una distinzione esplicita del rischio tra prodotti combusti e alternative senza combustione e non considera il passaggio dei fumatori a prodotti potenzialmente meno dannosi come strumento di riduzione del danno.
Europarlamento, la Commissione Salute chiede più restrizioni per il vaping
Regno Unito – Scattata la nuova accisa sul vaping, 2,20 sterline ogni 10 ml
Dal 1° ottobre il Regno Unito ha introdotto la Vaping Products Duty, con un’accisa di 2,20 sterline ogni 10 millilitri di liquido, applicata anche ai prodotti senza nicotina e a quelli importati, con un gettito stimato dal governo britannico in oltre 550 milioni di sterline l’anno entro il 2030-2031. L’imposta, che porta il prelievo a 11 sterline per 50 millilitri e 22 sterline per 100 millilitri prima dell’Iva, è accompagnata dai vaping duty stamps, mentre i rivenditori potranno vendere le scorte prive di contrassegno fino al 31 marzo 2027. Il nuovo regime fiscale si inserisce nel quadro del Tobacco and Vapes Act 2026, che prevede ulteriori restrizioni sulla vendita e promozione dei prodotti da vaping e nicotina. Dal 29 ottobre entreranno inoltre in vigore disposizioni che fisseranno a 18 anni l’età minima di acquisto anche per i prodotti senza nicotina e limiteranno omaggi promozionali e alcune forme di sconto.
Dal Paese della riduzione del danno arriva la supertassa sulle sigarette elettroniche
Cina – Studio: le restrizioni al vaping spingono a tornare alle sigarette tradizionali
Le restrizioni introdotte in Cina nel 2022 sulle sigarette elettroniche, con il divieto degli aromi diversi dal tabacco e il blocco delle vendite online, hanno avuto effetti limitati e non hanno eliminato i canali informali. È quanto emerge dallo studio “Effects of China’s E-cigarette administration measures on users: a mixed-methods study of perceptual and behavioural changes among Chinese e-cigarette users”, pubblicato sull’International Journal of Drug Policy e realizzato da otto autori coordinati da Yuchen Zhao, della Fudan University di Shanghai, su 1.630 utilizzatori tra 18 e 45 anni, con questionario e 25 interviste raccolti tra ottobre e dicembre 2024. Il 16,8% del campione ha smesso di usare la sigaretta elettronica dopo le misure, mentre tra i 1.084 utilizzatori ancora attivi il 30,1% ha ridotto i consumi, il 38,1% non ha registrato variazioni e il 31,8% li ha aumentati. Solo l’11,6% ha rilevato una riduzione della varietà degli aromi e il 10,7% dei canali di acquisto, mentre il 25,1% ha riferito più varietà e il 20,5% più possibilità di approvvigionamento, anche attraverso venditori non autorizzati, social network, WeChat e prodotti esteri. L’analisi ha inoltre rilevato un’associazione tra la riduzione del vaping e l’aumento del consumo di sigarette tradizionali, mentre a un maggiore uso delle sigarette elettroniche era associata una diminuzione del fumo, secondo gli autori anche per la perdita di attrattiva dei prodotti aromatizzati e la maggiore difficoltà di accesso.
Sigaretta elettronica, in Cina i divieti riportano alle sigarette tradizionali
Palau – Il presidente si confonde e attribuisce alla nicotina i 7 milioni di morti dovuti al tabacco
Surangel Whipps Jr., presidente di Palau, Stato insulare della Micronesia, ha rilanciato all’Assemblea generale dell’Onu la richiesta di sottoporre la nicotina a una revisione dell’Organizzazione mondiale della sanità per valutarne l’inserimento tra le sostanze psicotrope, affermando che “a livello globale, la nicotina provoca oltre 7 milioni di morti ogni anno”. L’affermazione è stata contestata dagli esperti di riduzione del danno, secondo i quali il dato riguarda il consumo di tabacco e non la nicotina. D’altronde la stessa Oms distingue la sostanza dai danni prodotti dal fumo e la utilizza anche nelle terapie sostitutive per smettere di fumare. Delon Human, leader di Smoke Free Sweden ed ex segretario generale della World Medical Association, ha dichiarato che “sette milioni di persone non muoiono ogni anno perché consumano nicotina, è la stessa Oms ad attribuire quei decessi al tabacco”, mentre la ricercatrice Marewa Glover ha sottolineato che “nicotina e fumo non sono sinonimi”. La richiesta di Palau era stata formalizzata nei mesi precedenti attraverso una procedura presso il Comitato di esperti dell’Oms sulla tossicodipendenza, nell’ambito della Convenzione del 1971 sulle sostanze psicotrope.
Nicotina e fumo, Palau confonde i due concetti davanti all’Onu



