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POLOSA DENUNCIA NEJM PER NOTIZIE FALSE E FUORVIANTI

Riccardo Polosa, responsabile scientifico Liaf, insieme con altri 39 medici e ricercatori, hanno denunciato la rivista scientifica New England Journal of Medicine per aver scritto il falso senza poi correggere quanto sostenuto. Sul numero di gennaio di quest’anno, infatti, si sosteneva che nel vapore delle e-cig risultavano livelli di formaldeide così elevati da risultare molto più tossici rispetto a quelli normalmente riscontrabili nelle sigarette convenzionali. Ma così non è.

“Appare infatti evidente – spiega la Liaf in una nota – che la misurazione della formaldeide, nota sostanza cancerogena, è stata effettuata in condizioni di laboratorio non realistiche se confrontate con le normali condizioni d’uso delle e-cig. Pertanto, la conclusione degli autori che le e-cig siano molto più cancerogene rispetto alle sigarette convenzionali è assolutamente sbagliata”. E’ noto che i fumatori corrono seri rischi di salute per via delle malattie fumo correlate. È essenziale dunque che essi ricevano informazioni valide sui danni da fumo e sulle diverse opzioni a loro disposizione per smettere di fumare, incluso l’uso delle sigarette elettroniche. “La negligenza di una rivista così blasonata sta gettando al vento anni di studi che hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza di questi prodotti – commenta Riccardo Polosa – Ma, ancor più grave, fa un danno enorme alla salute di milioni di fumatori che hanno deciso di passare alla sigaretta elettronica (o stavano per farlo) sapendo di avere una possibilità in più per ridurre i rischi legati al fumo”. “Informazioni fuorvianti sui rischi delle e-cig influenzano negativamente le scelte fatte dei fumatori – aggiunge Pasquale Caponnetto, ricercatore del Centro Antifumo dell’Università di Catania – Abbiamo dovuto rassicurare diverse decine di utilizzatori spaventati dalle notizie allarmanti diffuse dai media.” Esiste, dunque, un forte imperativo etico nel riferire correttamente i potenziali rischi connessi alla sigaretta elettronica. Ed è a questo che i 40 studiosi fanno appello per ottenere una ritrattazione di quanto pubblicato quattro mesi fa.
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