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di Stefano Caliciuri

La scienza continua a smentire il cosiddetto “gateway effect”, ovvero la teoria secondo cui la sigaretta elettronica introdurrebbe al fumo. Questa volta è l’eminente scienziato Peter Hajek a firmare uno studio pubblicato sulla rivista Nicotina & Tobacco Research. “Sono state espresse preoccupazioni per il fatto che le sigarette elettroniche potessero creare dipendenza come le sigarette tradizionali, ma non sembra così – spiega Hajek – Colpisce il fatto che pochissimi non fumatori che provano le sigarette elettroniche diventano svapatori quotidiani, mentre molti non fumatori che provano le sigarette tradizionali diventano fumatori quotidiani. Chiaramente la presenza di nicotina non dev’essere l’unica responsabile di questo fenomeno”.
Hajek dunque inserisce nel dibattito scientifico per la prima volta anche il dubbio che possa essere la nicotina l’unico elemento discriminante per la dipendenza. La ricerca ha esaminato i risultati di 2.776 sondaggi sul tema del fumo che hanno coinvolto 216.314 persone tra Regno Unito, Usa, Australia e Nuova Zelanda. Al termine dell’analisi, gli scienziati hanno osservato che il 60,3 per cento dei partecipanti aveva fumato almeno una sigaretta, e che tra loro il 68,9 per cento aveva iniziato a fumare tutti i giorni. Dato che le diverse indagini hanno utilizzato metodi di valutazione differenti, i ricercatori hanno calcolato che esiste un margine di errore e che la percentuale delle persone che dopo aver provato a fumare diventano dipendenti dal tabacco rientrerebbe tra il 60,9 per cento e il 76,9 per cento.
Non sono emerse invece evidenze che dimostrano che la sigaretta elettronica spinga i giovani a cominciare a fumare. Anzi, sarebbe invece vero il contrario: la sigaretta elettronica è il migliore strumento di riduzione del danno che consente di abbandonare gradualmente il consumo di tabacco combusto.