CONDIVIDI

di Stefano Caliciuri

L’alba di un nuovo giorno sta sorgendo per il vaping. E la nostra copertina vuole sottolinearlo. Nonostante i ripetuti attacchi normativi, nonostante le task force di ispettori, nonostante tutto, la sigaretta elettronica è ormai diventata uno strumento di largo consumo. Grazie ad essa, milioni di europei hanno smesso di fumare e molti altri lo faranno in futuro. Perché la sigaretta elettronica rimane il più valido strumento di riduzione del danno, quello che consente di abbandonare il tabacco con un rischio pari quasi a zero. Diciamo “quasi” perché ci affidiamo alle ricerche scientifiche e, fidandoci, consideriamo valida quella percentuale che stabilisce che l’ecig è 95 volte meno tossica e nociva delle sigarette tradizionali.
Ad aprile entrerà in vigore a pieno regime il decreto direttoriale di Aams. La rete vendita sarà regolamentata secondo norme e criteri nazionali. Ancora una volta la macchina dello Stato è intervenuta a porre i bastoni tra le ruote del libero mercato. Purtroppo l’Italia non è solita adottare politiche economiche favorevoli alla libera impresa. Nel vaping ha però commesso, secondo noi, un grave errore. Ha equiparato una miscela di glicerina e aromi naturali al ben più pericoloso e tossico tabacco. È da questa equiparazione che, a cascata, sono derivate le norme attualmente in vigore. Ma un liquido non può essere paragonato, neppure fiscalmente, ad una materia solida. Figuriamoci se può essere equiparato e confrontato a livello di utilizzo. Lo dice il buon senso e lo dice la conoscenza. Il tempo certamente darà ragione a tutti coloro che sin dalla prima ora hanno creduto nella sigaretta elettronica e stanno combattendo con il coltello tra i denti per difendere un diritto inalienabile: tutelare la salute pubblica attraverso un dispo- sitivo che riduce significativamente il danno. E se è vero che la sigaretta elettronica rosicchia parte di quei 15 miliardi di euro che ogni anno la vendita del tabacco garantisce alle casse era- riali, è anche vero che fa risparmiare almeno la metà di quei 7,5 miliardi che la sanità spende per curare i danni del fumo. Una politica lungimirante dovrebbe sostenere un prodotto che agevola la salute del cittadino. Invece lo tassa e lo tartassa.
In questo numero diamo ampio spazio alla scienza. Sia facendo parlare direttamente i prota- gonisti della ricerca universitaria, sia ospitando contributi in prima persona di autorevoli esponenti del mondo sanitario. Perché non è vero, come alcuni sostengono, che la ricerca ancora non si è occupata di sigarette elettroniche. Se ne è occupata, eccome. Il problema è che si pre- ferisce non parlarne. Se lo si facesse un po’ di più, tutti insieme, forse ne trarrebbe giovamento non soltanto il settore ma l’intera umanità. Perché, non ci stancheremo mai di ripeterlo: il vapore non è fumo.