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di Stefano Caliciuri

Dagli errori bisogna prendere spunto per non ripeterli e migliorarsi. E se qualcosa alla Camera è andato storto questa volta bisogna farne tesoro per fare in modo che in futuro l’esito sia diverso. Dobbiamo farlo tutti, operatori, politici, consumatori e stampa, spesso rimproverata di dire le cose troppo presto. Per la stampa, però la colpa non è dire troppo presto, semmai troppo tardi.
La stampa, appunto. Ovvero noi che tutti i santi giorni ci occupiamo di fare informazione. O perlomeno tentiamo di farla nel rispetto delle regole, delle norme e della deontologia professionale. Abbiamo scritto decine di migliaia di parole sull’emendamento no-tax e web libero per le sigarette elettroniche. Ogni parola è stata sempre vagliata, pesata e verificata direttamente con i protagonisti politici e istituzionali. Così come abbiamo approfondito con i funzionari della Camera dei Deputati gli aspetti del regolamento che l’emendamento non avrebbe (anzi, non ha) rispettato. E soltanto dopo ne abbiamo dato notizia.
Il lavoro di un giornalista passa per tre fasi. La prima, naturalmente, è “annusare” la notizia. La seconda è verificarla. La terza è diffonderla. Mancando uno solo di questi passaggi, l’nformazione è, a seconda dei casi, deviata, distorta, falsa, inventata, propagandistica, strumentale. In ogni caso non è più informazione.
Tutto quello che viene pubblicato su Sigmagazine rispetta i criteri di fondatezza, accuratezza, verifica. I tre dogmi che governano la professione giornalistica. Pur essendo una testata di settore, questi principi li abbiamo sempre osservati e sempre continueremo a farlo. In questi anni abbiamo ricevuto varie intimidazioni, sia da parte di studi legali che di privati. Nessuna di queste è andata a buon fine. Il numero delle nostre condanne per diffazione è ancora fermo a zero.
Purtroppo non tutti ragionano così. O per malafede o per ignoranza.
La malafede, ad esempio, governa le lobby che, per difendere i propri interessi di parte, manipolano e distorgono il messaggio con la complicità anche – purtroppo – di giornali che danno loro spazio. Quando accade questo, manca la verifica della notizia. Spesso a governare questo processo è la vicinanza ideologica o l’opportunità commerciale. Sia chi suggerisce che chi diffonde ha il suo tornaconto.
L’ignoranza, invece, è ancora più pericolosa. Governa tutti coloro che dotati di un terminale elettronico e una connessione internet giocano a fare i giornalisti. E lo fanno senza neppure immaginare quali danni possono produrre. Scrivere senza conoscere l’argomento, diffondere parole per sentito dire o perché già pubblicate da qualcun altro, mina alle radici il concetto stesso di informazione. Manca la verifica, manca la fondatezza manca anche l’accuratezza. Insomma, viene diffuso qualcosa solo per il fatto che qualcun altro lo ha pubblicato. E non importa se quel qualcun altro lo ha pubblicato seguendo gli stessi criteri di improvvisazione. Si innesca purtroppo una reazione a catena impossibile da governare. I social sono terreno fertilissimo per far sviluppare questo virus che purtroppo sta infettando molte coscienze. In questo caso non c’è un doppio tornaconto. Non esiste un suggeritore ma soltanto qualcuno che diffonde. Molto spesso senza neppure chiedersi il perché.
Noi di Sigmagazine non ci piegheremo mai a questo semplicismo da social per un “mi piace” o per un follower in più.  E forse è stato proprio questo l’errore che abbiamo fatto ma che continueremo a fare. Seguire le regole, verificare le notizie, scrivere con cognizione. Per fare tutto questo ci vuole del tempo. Certamente sarebbe molto più facile copiare qualunque cosa compaia sui motori di ricerca sotto la locuzione “sigaretta elettronica”. Ma non è il nostro lavoro. Il nostro lavoro è produrre le notizie, non copiarle. Il nostro lavoro è produrre un suono originale che possa attrarre attorno al vaping; lasciamo ad altri di ripetere con voce stonata canzoncine già sentite.