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di Stefano Caliciuri

Per la prima volta nella storia, non ci sarà nessuna azienda italiana al VapExpo di Parigi (6-8 ottobre 2018). L’elenco degli espositori è stato completato senza alcun brand italiano. Al momento c’è solo la possibilità di essere inseriti nella lista d’attesa.
L’assenza è rumorosa nell’ambiente fieristico internazionale. Da punto di riferimento europeo, l’Italia è scesa drasticamente nella considerazione e nelle classifiche di penetrazione commerciale. Inarrivabili per numeri e fatturato le aziende anglosassoni, ora siamo stati scavalcati anche dalla Germania, dalla stessa Francia e anche la Spagna si avvicina. Se le proiezioni verranno confermate, il Paese iberico segnerà il sorpasso nei primi mesi del prossimo anno.
Il fatturato delle aziende italiane è drasticamente crollato in seguito alle politiche proibizionistiche del governo Gentiloni. Lacci e lacciuoli normativi, a cui si aggiunge la tassazione più alta d’Europa, hanno prodotto una crisi indotta del mercato. Se la riduzione del danno stava funzionando, adesso si è ritornati ai livelli del 2007, con un picco di quasi 12 milioni di fumatori che costringono lo Stato italiano a spendere oltre 7 miliardi di euro in cure per i danni da fumo.
La speranza è che il rinculo nei consumi e nell’innovazione non vada a colpire anche la fiera nostrana, il Vapitaly, che al momento resiste ancora come l’evento specializzato in vaping più visitato d’Europa. Un risultato maturato nel tempo senza alcun aiuto di Stato ma solo grazie alla passione e alla professionalità di tutti gli attori della filiera.