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di Stefano Caliciuri

Sta facendo molto discutere uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Thorax secondo cui le sostanze contenute all’interno dei liquidi di ricarica per sigarette elettroniche possono compromettere le funzioni immunitarie di alcune cellule che si trovano nei polmoni. A distanza di qualche giorno, arriva la risposta della comunità scientifica che sembrerebbe smontare i risultati evidenziati, soprattutto in relazione alla metodologia utilizzata che non riprodurrebbe condizioni verosimili.
Come è accaduto anche per altri studi – commenta Massimo Caruso docente dell’Università degli Studi di Catania ed esperto di asma e immunologia della Lega Italiana Anti Fumo – ci troviamo di nuovo di fronte all’impossibilità di tradurre i risultati di uno studio nella realtà dell’utilizzo quotidiano della sigaretta elettronica. La necessità di seguire protocolli standardizzati e ben definiti per la generazione del vapore risulta di nuovo evidente. L’esposizione per 24 ore al condensato del vapore di e-cig, ad esempio, è lontanissima dalla realtà perchè nessuno svapa ininterrottamente per 24 ore.  I macrofagi alveolari, inoltre, non sono cellule circolanti, bensì residenti nel tessuto polmonare e per avere una reale identificazione degli effetti del vapore di e-cig su di essi bisognava creare un modello di tessuto polmonare per esporli all’effetto diretto del vapore. Insomma – conclude Caruso – sebbene sia positivo l’uso di cellule umane normali, oltre a quelle tumorali, i dati di questo studio appaiono, a nostro avviso, clinicamente irrilevanti”.