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di Stefano Caliciuri

Sta facendo molto rumore la ricerca statunitense secondo cui l’utilizzo della sigaretta elettronica causerebbe infarti e problemi cardiaci. Da più parti sono state sollevate obiezioni circa la scelta del campione e il metodo utilizzato. Sul Journal International de Médecine, tra gli organi di informazione specializzata sanitaria più autorevoli, è stato pubblicato un lungo articolo che riassume tutte le criticità dello studio americano e nelle conclusioni lo smentisce, dichiarandolo non affidabile. Tanto che il titolo è proprio: “Sigarette elettroniche e infarto: molto rumore per nulla?”.
La ricerca – si legge sul JIM – genera pesanti critiche. Si tratta di un’indagine trasversale rigorosamente statunitense che rientra nel quadro delle National Health Interview Surveys, diffuse in tutto l’Atlantico. Due sondaggi basati su questionari sono stati condotti nel 2014 (n = 36.697) e nel 2016 (n = 33.028), con un totale di quasi 70mila partecipanti, un numero piuttosto impressionante. Tre categorie sono state distinte in base al consumo di sigarette elettroniche o convenzionali: (1) mai, (2) di volta in volta e (3) ogni giorno. I dati sono stati elaborati nel 2017 e 2018 utilizzando un semplice modello di regressione logistica che includeva: (1) variabili demografiche: età, sesso, indice di massa corporea (BMI); (2) fattori di rischio: ipertensione, diabete e ipercolesterolemia“.
Da questa analisi concisa vi sarebbe un’associazione significativa tra rischio giornaliero di svapo e di sviluppare cardiopatie.
Non è stata trovata alcuna relazione così significativa tra il rischio in questione e il consumo passato (interrotto) o occasionale di sigarette elettroniche. D’altra parte, tale associazione esiste nei fumatori di sigarette convenzionali, sia che il consumo sia vecchio e interrotto (OR = 1,70, p <0,001) o occasionale (OR = 2,36, p <0,001).
Le conclusioni della ricerca statunitense, in base a queste evidenze, vanno invece nella direzione di associare il vaping agli infarti. “Nulla di eclatante o veramente significativo – è la smentita di JIM – perché bisogna sottolineare che questo studio trasversale ha una portata necessariamente limitata e non è in alcun modo sinonimo di efficienza informativa o semplicemente di verità. Ad esempio, alcuni episodi cardiaci o infarti sul campione potrebbero essersi addirittura verificati prima che gli Usa mettessero la sigaretta elettronica sul mercato statunitense. Inoltre, il fatto che i vapers siano per lo più ex fumatori rende quasi impossibile distinguere ciò che sarebbe dovuto al fumo precedente o allo svapo“.