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di Stefano Caliciuri

L’Organizzazione mondiale della Sanità ha deciso di non decidere. E per il momento va bene così. La sigaretta elettronica avrebbe infatti potuto essere inserita nella lista dei nuovi prodotti del tabacco e, di conseguenza, avrebbe dovuto sottostare a tutte le restrizioni previste dalle leggi nazionali e alle normative sovranazionali. In occasione dell’ottava Conferenza delle parti di Ginevra, invece, i delegati internazionali hanno rimandato ogni decisione al 2020, in occasione del Cop9 olandese.
La Convenzione quadro sul tabacco mira a regolamentare e dettare le linee guida dal punto di vista della tutela della salute pubblica ai 181 Paesi aderenti. Il grande lavoro di diplomazia ma anche di interessi dei sostenitori della sigaretta elettronica al termine dei sei giorni è stato premiato. L’alternativa sarebbe stata che anche gli Ends, come sono definiti nella terminologia sanitaria gli strumenti elettronici di somministrazione della nicotina, potessero essere inseriti nel capitolo dei prodotti del tabacco. In considerazione della recente introduzione sul mercato e nella prospettiva di riduzione del danno, i delegati del Cop svizzero hanno preferito attendere ancora due anni prima di prendere una decisione che poi difficilmente potrà essere modificata. Al contrario, i cosiddetti riscaldatori sono stati considerati prodotti del tabacco – seppur in un capitolo diverso dal tabacco tradizionale – e per questo dovranno essere sottoposti a una serie di verifiche e ulteriori analisi nel corso dei prossimi ventiquattro mesi. Ricerche di laboratorio, indagini di consumo, misurazione delle emissioni, ma anche tavoli di lavoro e di confronto da organizzarsi in sede Oms a cui potrenno partecipare anche delegati esperti in rappresentanza della società civile.
La nona conferenze delle parti si terrà in Olanda nel mese di ottobre del 2020. Probabilmente nell’agenda dei lavori a quel tempo entreranno anche i prodotti della canapa, cannabis light e cannabis a uso terapeutico, visti l’attenzione e l’interesse che le multinazionali del tabacco stanno dimostrando anche verso questi prodotti.