Testata giornalistica destinata agli operatori del settore delle sigarette elettroniche - Registrazione Tribunale di Roma: 234/2015; Registro Operatori della Comunicazione: 29956/2017 - Best Edizioni srls, viale Bruno Buozzi 47, Roma - Partita Iva 14153851002

Sigarette elettroniche: 2018, un anno partito male ma finito col sorriso

Nonostante il contesto fiscale e normativo avverso, nel corso dei dodici mesi appena trascorsi la produzione italiana di liquidi e aromi per il vaping è stata vivace e creativa. Non solo nuovi gusti e nuovi abbinamenti, ma anche nuovi formati e soluzioni per stimolare il palato del consumatore.

(tratto dalla rivista bimestrale Sigmagazine #12)

Il 2018 è ormai alle spalle ed è tempo di bilanci, anche per il settore del vapore elettronico. Si è concluso infatti un anno che si è dimostrato denso di novità legislative per il settore: novità di cui il settore avrebbe, in effetti, volentieri fatto a meno, in quanto si è trattato di misure restrittive del commercio e della circolazione dei prodotti da svapo, largamente basate su una visione errata ed antiscientifica del fenomeno della sigaretta elettronica. Tra i provvedimenti restrittivi introdotti nel 2018 ricordiamo il divieto di vendita online di liquidi contenenti nicotina, con conseguente oscuramento di numerosi siti web, e l’assoggettamento all’agenzia delle Dogane e Monopoli del circuito commerciale del settore. Ma “la speranza è l’ultima a morire”: nell’ultimo scampolo dell’anno si sono delineati importanti alleggerimenti nella tassazione ed una rilevante riduzione degli impedimenti e dei divieti che avevano messo in crisi la stessa sopravvivenza di numerosi esercizi commerciali e aziende di produzione.
Le restrizioni imposte nel 2018 hanno ovviamente avuto un impatto immediato sulle aziende della filiera, soprattutto per gli esercizi commerciali online che hanno dovuto interrompere la vendita di liquidi da inalazione, perdendo una delle principali fonti di sostentamento. Il divieto di vendita online ha causato, com’era prevedibile, una profonda contrazione dell’offerta disponibile per il consumatore finale, obbligato a rifornirsi di liquidi da inalazione solo presso i negozi fisici. Se nei centri urbani maggiori ciò non ha costituito un grave problema per i consumatori, nelle piccole realtà di provincia, dove spesso la presenza di negozi fisici è tutt’altro che capillare, i consumatori sono stati obbligati a faticosi spostamenti per approvvigionarsi di liquidi, o a dover rinunciare del tutto all’utilizzo dei vaporizzatori personali.
Va ricordato inoltre che nel 2018 la rete vendita è passata sotto l’egida dei Monopoli, in concomitanza con l’introduzione del famigerato “criterio di prevalenza”, secondo cui sono autorizzati alla vendita di liquidi con nicotina solo gli esercizi che effettuano tale vendita in prevalenza, rispetto agli altri prodotti. Tale criterio ha tagliato fuori dal mercato la quasi totalità degli esercizi “misti”, che destinavano ai liquidi da inalazione solo un corner all’interno del negozio dedicato ad altra attività merceologica. Ciò ha contribuito a ridurre ulteriormente l’offerta per i consumatori che vivono lontano dai centri abitati maggiori, per i quali la lotta al fumo di tabacco è inevitabilmente diventata più dura da combattere.
Tutti i limiti, i divieti e le regolamentazioni non hanno però avuto apparenti conseguenze sul settore produttivo: la ricerca di nuovi abbinamenti aromatici e la realizzazione di liquidi originali e dal gusto accattivante non solo non è stata frenata dalle novità legislative, ma sembra addirittura abbia avuto un impulso positivo. Tutte le maggiori aziende italiane hanno infatti immesso sul mercato nel 2018 nuovi prodotti che hanno contribuito ad ampliare e diversificare l’offerta al consumatore finale. Si potrebbe in effetti ipotizzare che le aziende abbiano reagito al minor appealdello svapo causato da tasse e restrizioni alla circolazione con un maggior impulso creativo (e pubblicitario), così da compensare l’inevitabile calo della domanda conseguente alla stretta imposta al mercato a livello normativo.
Come già era avvenuto in passato, il settore dei liquidi cremosi e dolci è quello che ha maggiormente beneficiato dello sforzo produttivo delle aziende, sebbene questo settore sia forse quello maggiormente sfruttato, per cui gli spazi per una reale innovazione erano piuttosto ristretti. Ciò nonostante, a fianco di nuovi liquidi che richiamano nel gusto noti prodotti dolciari e di pasticceria, si sono affacciati al mercato nel 2018 alcuni liquidi che finalmente possono essere definiti pienamente “cremosi”, essendo caratterizzati da una burrosità e pienezza di gusto che non si riscontrava dai tempi in cui il diacetile era l’ingrediente principale di questi liquidi. In ogni caso, anche se alcuni prodotti sono risultati meno innovativi in termini di struttura aromatica, nel mercato c’è sempre spazio per i liquidi di alta qualità: un gusto al cioccolato che sappia veramente di cioccolato (e non di cartone, come si è visto talvolta in passato) è sempre apprezzato dai consumatori. Non sono mancate, comunque, anche operazioni di puro marketing, basate su prodotti ampiamente diffusi in rete che – alla prova pratica – si sono rivelati piuttosto deludenti.
Molto apprezzabile risulta inoltre la scelta dei produttori italiani di aprirsi a tipologie di liquidi profondamente diversi da quelli classicamente italiani, come per esempio i fruttati mentolati di stampo malese. Anche qui lo sforzo creativo delle aziende nostrane ha avuto risultati senz’altro apprezzabili; e se in alcuni casi il risultato finale – pur assolutamente godibile – non ha raggiunto le vette aromatiche di alcuni concorrenti dell’estremo Oriente, in altri casi le produzioni locali si sono dimostrate originali e sorprendenti.
Va purtroppo rilevato che il settore dei liquidi mentolati non gode dell’ampio sostegno social riservato ai gusti cremosi, per cui qualche prodotto veramente eccellente non ha avuto forse la visibilità che meritava; mentre, al contrario, alcuni prodotti di cui sinceramente il mercato non avrebbe sentito la mancanza sono stati proposti ai consumatori con gran dispiego di mezzi di marketing, millantando una originalità ed una piacevolezza di gusto che decisamente non possedevano. Il settore del vapore elettronico, da questo punto di vista, non è diverso dagli altri settori merceologici: la pubblicità, pur con le importanti restrizioni che caratterizzano il nostro settore, è sempre un importante elemento che può decidere del successo o dell’insuccesso di un prodotto, a prescindere dalla sua qualità intrinseca.
Un’altra importante novità apparsa sul mercato in conseguenza dalla nuova normativa riguarda il formato utilizzato per i liquidi da svapo. Al tradizionale flaconcino da 10 ml di liquido pronto contenente nicotina si è affiancato il formato “scomposto”, ormai adottato da quasi tutte le aziende produttive. Com’è noto, il formato scomposto consiste in un flacone contenente un mix di aromi a bassa concentrazione a cui deve essere aggiunto, a cura del consumatore, un flaconcino di glicerolo vegetale ed un flaconcino di base con nicotina, venduti separatamente. La soluzione è stata introdotta principalmente per scavalcare l’imposizione fiscale sui liquidi pronti. In questo modo, invece, sia il flacone di aroma che quello con la glicerina sono risultati esentasse perché non pronti all’uso.
Di fatto, il formato scomposto si colloca a metà strada tra il liquido premiscelato pronto da vaporizzare e il tradizionale mix “fai da te” ottenuto utilizzando aromi ad alta concentrazione, basi neutre e basi con nicotina. Seppur con qualche difficoltà iniziale, anche i consumatori che mai si erano cimentati con il “fai da te” si sono abituati con il tempo ad effettuare correttamente la miscelazione degli scomposti e a calibrare correttamente il contenuto di nicotina nel liquido finale. Il formato scomposto è risultato innovativo anche sotto un altro aspetto, forse scarsamente percepito dai consumatori e talvolta nemmeno specificamente ricercato dai produttori: al termine della miscelazione, il liquido è immediatamente vaporizzabile, a differenza dei mix ottenuti con aromi ad alta concentrazione, che invece richiedono in molti casi una maturazione che può durare da qualche giorno a qualche mese. A ben vedere, ciò che spesso è stato additato come una pratica commerciale un po’ scorretta, ovvero basare gli scomposti su aromi a bassa concentrazione (da diluirsi al 25, 33 o addirittura 50 per cento), costituisce invece il punto di forza di questi prodotti, in quanto la parziale pre-miscelazione annulla i tempi di maturazione necessari per rendere svapabile il liquido finale.
Altre aziende, di fronte alle novità legislative e alle restrizioni riguardanti i prodotti con nicotina, hanno invece scelto di orientarsi (o di mantenere il proprio orientamento) verso gli aromi ad alta concentrazione, da diluirsi fino ad un massimo del 10-15 per cento. Anche questa scelta va vista assolutamente con favore: sebbene infatti il mix “fai da te” sia leggermente più complicato per il consumatore, l’utilizzo di aromi ad alta concentrazione lascia maggiormente libero l’utente nella scelta della composizione finale del liquido, in termini di bilanciamento tra glicerolo e glicole, nonché in relazione al tenore finale di nicotina. Rimane in ogni caso il problema – che non è una novità, essendo una diretta conseguenza della Direttiva europea sul tabacco – di doversi adattare ad utilizzare nei mix basi con nicotina con gradazione limitata a 20 mg/ml, contenuta in flaconcini da massimo 10ml di capienza.
È doveroso menzionare, a questo proposito, il problema comune che riguarda sia i formati scomposti che i mix “fai da te”, come anche i premiscelati tradizionali: l’enorme aumento di flaconcini vuoti, confezioni di cartone e bugiardini di carta da smaltire. E se in fondo è semplice riciclare correttamente carta e cartone, minimizzando quindi l’impatto ambientale, lo stesso non può dirsi per i flaconcini, che spesso vengono smaltiti nel rifiuto indifferenziato; e se anche vengono riciclati, è virtualmente impossibile farlo correttamente, rimuovendo dai flaconi il tappo ed il beccuccio e lavando il flacone vuoto. Il problema dell’impatto ambientale è evidentemente l’ultima delle preoccupazioni dei legislatori italiani ed europei, che peraltro hanno dimostrato già da tempo scarsa sensibilità verso la tutela della salute dei consumatori finali.

Articoli correlati
404 Not Found

404 Not Found


nginx/1.18.0