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Rita Bernardini su Il Dubbio: “Giù le mani dalla sigaretta elettronica”

L’onorevole Rita Bernardini ha pubblicato su Il Dubbio di Piero Sansonetti un lungo commento sull’attuale situazione normativa della sigaretta elettronica. Partendo da tre episodi personali, approfondisce la materia abbracciando le politiche liberali, libertarie ed antimonopoliste. Questo l’articolo integrale pubblicato su Il Dubbio in edicola oggi, giovedì 23 novembre.

di Rita Bernardini
Roma, 20 novembre: esco da un ristorante del centro per fumarmi la mia bella sigaretta dopo una cenetta deliziosa con amici carissimi. Fuori all’aperto c’è anche il giovane cuoco che “svapa” molto soddisfatto. Io che di e-cig ne ho comprate non so quante senza mai riuscire ad abbandonare le bionde puzzolenti, lo osservo con un po’ di invidia. “Ho smesso due anni fa, mi dice, l’ho comprata online e da quattro mesi svapo senza nicotina, solo liquidi aromatici; 10 euro mi bastano per un mese, quando fumavo di euro ne spendevo 300!

Milano, ottobre 2017: prendo il taxi per recarmi al carcere di Opera e il giovane guidatore tiene in bella mostra la sua e-cig rispondendo entusiasta alle mie domande: mi è cambiata la vita, dice, ora ho ripreso a fare sport, non uso più nemmeno la nicotina e risparmio un sacco di soldi.
Terzo episodio sempre recentissimo: vengo a sapere che una trentenne aveva avuto il suo primo contratto di lavoro a tempo indeterminato. Sapete dove? In un negozio che vende sigarette elettroniche!
Il quarto episodio, un’email ricevuta dal mio amico Stefano Caliciuri, distrugge tutta la positività degli aneddoti appena raccontati. Il dott. Caliciuri, che dirige la rivista Sigmagazine e che è impegnatissimo su questo fronte, mi informa che in sede di discussione del decreto fiscale è passato un emendamento che riconduce tutto ciò che riguarda la sigaretta elettronica sotto il Monopolio dello Stato. Quindi si potrà vendere solamente con una licenza, come per i tabaccai, insomma. Inoltre, la Corte Costituzionale pochi giorni fa ha emesso una sentenza secondo la quale lo Stato può mettere sotto imposta tutti i liquidi, anche quelli senza nicotina, cioè quelli fatti con acqua e aromi alimentari. Così, con un emendamento e una sentenza, in un’Italia dove il lavoro per i più giovani è divenuto una chimera, nel giro di un fazzoletto di giorni, lo Stato mette in ginocchio un settore che oggi coinvolge almeno trentamila persone, 2.500 punti vendita, 600 milioni di fatturato. Il tutto per continuare a favorire i soliti noti protetti dal regime di Monopolio di Stato che non possono ammettere di lasciare ad altri nemmeno la più piccola fetta di mercato. E così se fino ad oggi gestivano tutto il settore del “vizio” facendo incamerare miliardi allo Stato puntando e giocando sulla perdita della salute fisica (consumo di tabacco) e spesso psichica (gioco d’azzardo) del cittadino, ora si prendono anche il settore, quello delle sigarette elettroniche, che la salute del cittadino punta a recuperarla riducendo se non altro i danni prodotti dal tabacco da combustione.
Da antiproibizionisti non concepiamo il regime di monopolio da parte dello Stato tanto più in quei settori che possono benissimo essere gestiti da privati, privati che vogliamo sottoposti a severi controlli trattandosi di prodotti destinati al consumo. Mi auguro che sia possibile aiutare questa piccola area del libero mercato ancora non occupata dallo Stato padrone e, forse, basterebbe semplicemente fare informazione diffusa, magari indagando sul ruolo effettivo svolto dalle lobby del tabacco.

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