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di Stefano Caliciuri

Hanno creato scompiglio e sconcerto i contenuti della circolare di Aams che abbiamo pubblicato ieri. Pur essendo rivolta alle aziende e ai depositi fiscali, anche i negozianti sono stati indirettamente coinvolti poiché ultimo anello della filiera prima della cessione al consumatore. In particolare, sta facendo discutere la parte relativa le denominazione del liquido e la presenza di immagini che richiamano cibi, bevande o prodotti alimentari e cosmetici. Ma anche locuzioni che possano indurre il consumatore in errore, cioé quelle che richiamano prodotti farmaceutici, cosmetici, biologici. Insomma, secondo Aams, occorre evitare qualunque formula che possa veicolare un messaggio errato.
Seppure il decreto di recepimento della Tpd e la Clp prevedano già misure in tal senso, nessuno aveva sino ad ora pensato che neppure parole di concetto potessero essere vietate. Aams, infatti, a titolo esemplificativo elenca alcune parole che non possono essere inserite sulle confezioni. Tra queste compaiono Supreme, Super, Oblivion, Young. Ora, posto che non si capisce perché una circolare dell’agenzia italiana debba recare divieti di parole in inglese – la loro traduzione potrebbe essere quindi  accettata?, ndr – il divieto riguarda il loro utilizzo per esaltare l’immagine e il marketing del prodotto. Ovvero, il liquido non può chiamarsi o essere rappresentato con frasi che possano portare in errore il consumatore. Quindi, l’azienda Suprem-e può continuare a chiamarsi in questo modo ma, ad esempio, un liquido che si chiama Supreme Tobacco non potrà più essere commercializzato. E che dire di Mental, l’azienda di caramelle, che utilizza lo stesso marchio anche per i liquidi da inalazione? La sensazione è che i funzionari dell’Aams abbiano copiato ed incollato sulla missiva un elenco di parole già predisposte dall’Fda statunitense.
Un discorso a parte meritano le immagini di frutti o dolci. Come si devono comportare le aziende che hanno un logo con un elemento o una parola considerata fuorviante? Paolo Bertacco (Real Farma) pare non avere dubbi anche se dimostra un minimo di preoccupazione per un liquido in particolare: “Quando abbiamo notificato i liquidi tra i tanti adempimenti c’era anche la presentazione degli imballi, primari e secondari, la risposta sta nel “success” inviatoci e pertanto siamo tranquilli, l’unico motivo di preoccupazione sta nel liquido soft tobacco ma allora mi chiedo come possa essere stato approvato“.
Gualtiero Salvadori (Suprem-e): “Ce n’è sempre una per disturbare il mercato. Guarda caso arriva proprio tre giorni prima della fiera di Verona. Non credo sia possibile che Aams possa determinare il cambio del marchio di un’azienda“.
Fortunato Francia, mentre si dimostra sicuro che i liquidi da lui prodotti siano in regola poiché non contengono alcuna parola o segno grafico vietato, esprime perplessità sul divieto di commercializzazione del Cbd. “Mi pare un atto unilaterale da parte di Aams“.
Flavourart ha invece la fragola come segno distintivo dell’azienda. Massimiliano Mancini si dimostra sicuro della liceità del simbolo anche perché sul mercato italiano appare stilizzato. “La comunicazione di AAMS del 14 maggio – commenta Mancini – è frutto di una interpretazione letterale e assai restrittiva delle norme di riferimento del settore di cui all’art. 21 del D.Lgs. 6/2016. Se è vero, infatti, che la norma proviene dall’Unione Europea e, questa volta, non vi è lo zampino del legislatore italiano, è altrettanto vero che della stessa norma si potrebbe fornire un’interpretazione più elastica che non determinerebbe alcun danno per il consumatore, anche sulla base delle diverse caratteristiche dello svapo rispetto al fumo tradizionale. Anzi, grazie ad indicazioni precise e non fuorvianti, il consumatore potrebbe essere ben invogliato a lasciare il tabacco per i prodotti liquidi da inalazione, anche per ragioni di gusto e in considerazione del rischio ridotto delle e-cig. In ogni caso, al di là del contenuto specifico della norma e dell’apprezzabile volontà di fare ordine in un mercato che ha regole ancora non del tutto chiare, auspichiamo che gli operatori non siano eccessivamente vincolati nella scelta di nomi e brand dei prodotti. Una circostanza, questa, che comporterebbe l’ennesimo ingiusto danno ad un settore già fortemente penalizzato negli ultimi anni“.
Stefano Giorgetti, titolare di Vaporart, ha ben due linee che contengono parole sospette: Super Flavor e Seven Wonders. Ed oltretutto è anche produttore di liquidi con Cbd che, secondo Aams, non possono più “essere immessi in consumo“. “Aams – commenta Giorgetti – sta travisando la Tpd. La direttiva parla di confezioni camuffate e che possono trarre in inganno il consumatore. Se io scrivo espressamente che ti sto vendendo un liquido per sigarette elettroniche non porto in errore nessuno. Allora anche il medicinale all’arancia trae in inganno il consumatore. Allora anche le sigarette Elixir non possono essere vendute. Stanno intervenendo sul mercato e sulle produzioni in corso, mandando in fumo centinaia di migliaia di euro. Oltretutto i nomi che per noi sono vietati vanno invece bene per il tabacco. Addirittura sono marchi di sigarette. Se si limitassero al codice del consumo posso anche essere d’accordo ma qui si sta esagerando. Ci sono dentro tutte le parole delle mie aziende e dei miei marchi. E guarda caso in inglese, neppure in italiano. A me pare che Aams stia legiferando e questa cosa non credo sia ammissibile. Per quanto riguarda il Cbd credo che sia una sostanza del tutto lecita, non è sostanza illegale. Anche in questo caso stanno legiferando e andando oltre i loro compiti”.
La discrezionalità dell’Agenzia delle Dogane nell’individuare le parole vietate può costituire un grave precedente. E se un giorno uscisse una circolare che estendesse il divieto di determinate parole anche per le insegne e i nomi dei negozi?
Questo il documento originale spedito dall’agenzia delle dogane e monopoli a depositi fiscali, rappresentanti fiscali e uffici Aams sul territorio.