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(tratto da Sigmagazine bimestrale #7 marzo-aprile 2018)

di Stefano Spagnulo

Nelle visioni che l’uomo ha nei confronti della natura, antropocentrica e policentrica, si evince che, anche tra la maggior parte degli uomini e delle donne più rispettosi degli animali e delle piante, non ci siano molti individui che si pongano delle domande del tipo: “Se questa cosa fa male a me, a lui cosa farà?”. Molto spesso, solo per il fatto di aver preso una positiva decisione sulla futura vita del cane (o di un animale in generale), come un’adozione, ci si acquieta sensibilmente in termini di cure o prospettive. La nostra decisione di prenderci cura di un animale, invece, dovrebbe essere una presa di consapevolezza che in termini di responsabilità si dovrebbe tradurre in un consorzio di intenzioni e volontà, applicate nella massima tutela della salute. Non è detto che ciò che a noi non potrebbe mai accadere, non possa succedere all’animale. A noi, se adulti con una certa soglia di coscienza del mondo che ci circonda, non verrebbe mai in mente di inghiottire dei mozziconi di sigaretta presenti per strada, né di riaccenderli per fumarli (come Charlie Chaplin faceva in Tempi Moderni). Molto spesso si dovrebbe capire un concetto: quando si adotta un animale, qualunque esso sia, avvengono due eventi importanti, l’addomesticamento e l’ammaestramento. L’adattamento ad un ambiente civilizzato dall’uomo con oggetti, usi e costumi e successivamente il riconoscimento di un maestro sono due eventi fondamentali che agiscono in potenziale misura, positiva o negativa, sul futuro comportamento del cane. Qualcuno più coraggioso direbbe sulla sua educazione.
Quando in casa si usano degli oggetti, il cane li vorrebbe usare per prenderci confidenza, a suo modo. Questo avviene addirittura in ambiente selvatico: se noi praticassimo un pic-nic in un grande bosco popolato da animali come il tasso (Meles meles) e in maniera poco oculata andassimo a gettare dei rifiuti con residui alimentari appetibili, questo animale divorerebbe il tutto con foga, intossicandosi con conseguenze, molto probabilmente, letali. Così in casa o fuori, un animale potrebbe ingerire un mozzicone di sigaretta gettato per terra, perché sporco di residui alimentari profumati o appetibili. Ci chiediamo, inoltre, se il fumo passivo possa fare male al nostro cane o animale domestico quando lo inala? Sono domande molto particolari visto che gli effetti del fumo passivo sono analoghi sia nel cane che nell’uomo.
Negli animali domestici le principali cause di patologie legate al fumo passivo sono l’inalazione e il contatto diretto con i residui ambientali del fumo. Principale inquinante dei luoghi chiusi, il fumo passivo ha un’elevata concentrazione di sostanze cancerogene. Queste ultime si depositano sul suolo, sui mobili, sui tessuti e sul pelo degli animali, esponendoli a gravi rischi. Recenti studi hanno dimostrato che gli animali sono più a rischio degli esseri umani per quanto riguarda le patologie da fumo passivo dato che passano più tempo in casa con i proprietari. Generalmente i cani sono più esposti ai tumori di naso e polmoni, mentre i gatti ai tumori orali per la costante cura del pelo che mette in contatto le mucose orali con i residui rimasti. Sono riconducibili al fumo passivo anche altre patologie respiratorie, che vanno dall’irritazione o infiammazione delle prime vie aeree sino a forme di asma, bronchiti croniche e polmoniti. Un altro pericolo per gli animali domestici è l’ingestione di mozziconi: la nicotina assunta per via orale è un veleno neurotossico ed è frequente che, soprattutto i cani, attirati dalla saliva umana, ne ingeriscano una quantità potenzialmente letale. Il problema non deriva solo ed esclusivamente dai mozziconi di sigaretta ma anche da altri residui di oggetti “fumabili”: parti finali di un sigaro, buste con tabacco, gomme di nicotina. Tutti oggetti che hanno una differente concentrazione di nicotina.
La nicotina è il principio attivo contenuto nelle foglie di Nicotiana tabacum. Tra i prodotti contenenti questa sostanza si annoverano le sigarette, i sigari, il tabacco da masticare, il tabacco da fiuto, le gomme e i cerotti alla nicotina, alcuni insetticidi, alcuni spray nasali ed altri prodotti. I segni clinici dell’intossicazione da nicotina sono dose-dipendenti e si possono presentare dopo circa un’ora dall’assunzione (di solito entro i primi 15-45 minuti). Nei casi di esposizione a basse dosi e/o nelle prime fasi di un’intossicazione da quantità elevate si ha stimolazione del sistema nervoso centrale con conseguente eccitazione, iperattività, tremori, disturbi uditivi e visivi, incoordinazione, lacrimazione, poliuria, contrazioni involontarie e possibili convulsioni.
In caso di assunzione di dosi elevate può manifestarsi successivamente una paralisi discendente, associata a blocco delle funzioni nervose e muscolari. Questo blocco può condurre a debolezza muscolare e/o fascicolazioni, arresto respiratorio, coma e talvolta anche morte. Quantità ridotte di nicotina possono stimolare inoltre tutti i centri nervosi autonomi, con conseguente bradicardia dovuta alla stimolazione del nervo vago e vasocostrizione periferica dovuta alla stimolazione simpatica. Ad alte dosi si possono invece bloccare i centri autonomi, con comparsa di paralisi dei muscoli scheletrici, vasodilatazione ed ipotensione. Nel prosieguo possono manifestarsi segni cardiovascolari (ipertensione e tachicardia). Talvolta si può assistere all’insorgenza di fibrillazione ed arresto cardiaco. Il vomito si può verificare subito dopo l’ingestione per attivazione del centro del vomito. La dose letale per via orale nei cani è di 9,2 mg/kg di peso corporeo (da 4 a 8 mg secondo varie fonti). La dose minima letale riportata nei cani e nei gatti va da 20 a 100 mg (non tenendo conto del peso corporeo), corrispondenti a 1-5 sigarette o a 5-20 gomme.
I danni provocati dal fumo sono suddivisibili in tre categorie: i danni primari (subiti da chi fuma), i danni secondari del fumo passivo (subiti da chi è presente quando qualcuno fuma) e i danni terziari (legati alle sostante ambientali residue lasciate dal fumo). I danni terziari sono quelli che possono colpire maggiormente gli animali domestici, perché passano più tempo in casa dei proprietari e perché più esposti al contatto diretto con i residui gassosi e particolati che si depositano nell’ambiente e sul pelo. Tra le patologie più diffuse che gli animali domestici possono contrarre spiccano i tumori nasali, polmonari e del cavo orale, i linfomi, le irritazioni dell’apparato respiratorio, asma e enfisemi. L’intossicazione da nicotina può causare eccessiva salivazione, eccitazione, tremori, vomito, mancanza di coordinamento, debolezza, convulsioni e insufficienza respiratoria. L’avvelenamento diretto dipende dal fatto che un mozzicone di sigaretta contiene da 4 a 8 mg di nicotina. La dose tossica nel cane e nel gatto è di circa 1-2 mg/kg peso corporeo.
Uno studio della Colorado State University ha individuato una maggior frequenza di neoplasie nasali e dei seni nasali nei cani conviventi con fumatori rispetto a soggetti che vivono in ambienti privi di fumatori. Questo tipo di tumori nasali è più frequente nei cani con canna nasale allungata (detti dolicomorfi), come il pastore tedesco, i retriever, i collie e i levrieri. Lo stesso studio ha rilevato la maggiore frequenza di neoplasie polmonari nei cani a naso “breve” (come boxer, bulldog, carlino) conviventi con fumatori. Il transito più veloce permette ad una maggior quantità di particolato di raggiungere i polmoni e provocarvi lesioni.
Gli studi eseguiti negli Stati Uniti dalla Tuft University School of Veterinary Medicine e dalla University of Massachusetts in Amherst, hanno permesso di correlare la comparsa di neoplasie orali feline (SCC) all’esposizione a fumo ambientale di tabacco. Le stesse università hanno anche ricondotto la convivenza del gatto con fumatori alla comparsa di linfoma maligno (con frequenza doppia rispetto a gatti che vivono in ambienti “smoke free”), che statisticamente uccide entro 12 mesi tre gatti su quattro. Secondo la Tuft, i gatti esposti al fumo passivo per più di cinque anni presentano un’elevata probabilità di contrarre il carcinoma a cellule squamose. Uno studio della University of Minnesota, inoltre, ha rilevato la presenza di nicotina e altre tossine nelle urine di gatti conviventi con fumatori.
Un ulteriore studio condotto dall’Università di Glasgow ha evidenziato come i gatti siano gli animali in assoluto più vulnerabili per via dell’elevata sensibilità al fumo passivo (danni secondari del fumo) e della maggiore possibilità di sviluppare asma e bronchite. Secondo la stessa ricerca, i cani più a rischio sono quelli a muso lungo e quelli di piccola taglia, come yorkshire e barboncini, predisposti a malattie cardiache e respiratorie. Lo studio consente di osservare come i livelli di nicotina dei peli diminuisce significativamente se il consumo in casa scende al di sotto delle dieci sigarette al giorno. I ricercatori di Glasgow, guidati dalla professoressa Clare Knottenbelt, hanno trovato nei testicoli dei cani castrati un gene marcatore delle cellule danneggiate presenti nei cani che vivono con fumatori. Questo gene è alterato in alcuni tipi di cancro del cane, ed è meno presente quando il proprietario fuma fuori di casa. Le sigarette hanno effetti negativi anche su canarini e pappagalli: il fumo passivo è particolarmente dannoso per i volatili perché dotati di un tratto respiratorio molto sensibile. Le sigarette possono causare un accumulo di fluidi e portare alla polmonite, spesso letale.
Ai fumatori proprietari di animali domestici che intendono arginare il più possibile i rischi del fumo passivo, è suggerito di non fumare in presenza dell’animale, di svuotare sempre il posacenere, di lavarsi le mani prima di toccare l’animale dopo aver fumato e di fumare all’aperto evitando che il fumo entri in casa. È opportuno munirsi di raccoglitore specifico per cicche di sigarette o residui di sigari o, meglio ancora, smettere di fumare.