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di Barbara Mennitti

Negli ex forti fumatori, il rischio di sviluppare un tumore al polmone diminuisce drasticamente, rispetto a chi ancora fuma, dopo cinque anni dalla cessazione. Ma anche dopo 25 anni rimane tre volte superiore rispetto a chi non ha mai fumato. A sottolineare come i danni prodotti dal fumo siano prolungati nel tempo è un’analisi pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute e condotta da ricercatori del Vanderbilt University Medical Center, estrapolando i dati dal più ampio Framingham Hearth Study. Questo studio ha seguito 8.907 persone per un periodo che varia dai 25 ai 34 anni ed è servito a stabilire una relazione fra la pressione alta, gli alti livelli di colesterolo e le malattie cardiovascolari. Ma ha anche raccolto dati sul cancro.
La professoressa Hilary Tindle, primo autore dello studio, ha esaminato quelli relativi al tumore al polmone, scoprendo che nel periodo di osservazione si erano manifestati 284 tumori polmonari, il 93 per cento dei quali aveva colpito forti fumatori, cioè che avevano consumato almeno un pacchetto di sigarette al giorno nei precedenti 21 anni. I ricercatori hanno anche rilevato che, dopo cinque anni dalla cessazione del fumo, le probabilità di sviluppare il cancro diminuiscono del 39 per cento e continuano a scendere con il passare del tempo. Però lo studio dimostra che anche dopo 25 anni, il rischio per gli ex fumatori rimane comunque triplo rispetto a chi non ha mai fumato. Quattro tumori su dieci, emerge dai dati, si sono manifestati in forti fumatori che avevano smesso da oltre quindici anni.
Uno studio che non dovrebbe scoraggiare i fumatori ad abbandonare le sigarette, ma anzi convincerli a smettere il più presto possibile per iniziare a far abbassare la curva del rischio. “Se fumate – commenta infatti Hilary Tindle – il momento giusto per smettere è ora”.