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di Barbara Mennitti

Lo scorso aprile, quando il giornalista della Cnbc John Cramer, durante la trasmissione Mad Money, lanciò la bomba, qualcuno reagì con scetticismo. “Il vaping sta decimando l’industria del tabacco – scandiva nel suo modo pittoresco Cramer – e la situazione potrebbe ancora peggiorare”. Era successo che in tre giorni le azioni del tabacco erano drasticamente crollate in seguito a un downgrade di Citi Group di Altria e a un report sui guadagni di Philip Morris giudicato “debole”. Secondo Cramer, insomma, quelle che da tempo immemorabile erano considerate “azioni rifugio”, cioè investimenti sicurissimi, mostravano per la prima volta la corda. E questo grazie all’esplosione della sigaretta elettronica in generale e della dirompente diffusione di Juul, una azienda che ha creato una piccola pod-mod che negli Stati Uniti ha avuto enorme successo.
Ora, a luglio, i numeri tornano a parlare e i dati di S&P Global Market Intelligence indicano che sulla borsa statunitense i tre colossi del tabacco Altria, Philip Morris e Bat registrano perdite in media del 20 per cento nel 2018. Ed è proprio l’andamento molto simile delle tre compagnie a far supporre che la causa di questa debacle sia comune e, secondo gli analisti, la ragione è la rapida diffusione della sigaretta elettronica. Ma è possibile che una piccola azienda stia mettendo in ginocchio i giganti del tabacco? Secondo Cramer sì, visto che nel 2017 le vendite di Juul sono salite quasi dell’800 per cento e oggi coprono quasi la metà del mercato del vaping statunitense.
Insomma, i nemici del fumo avrebbero di che festeggiare ma non è così. Da qualche mese, infatti, il fronte proibizionista ha dichiarato guerra a Juul, parlando addirittura di una epidemia fra i giovanissimi. Un allarme, per la verità, non supportato dal rapporto di giugno del Center for Disease Control and Prevention, che registrava una diminuzione di quattro punti percentuali fra gli studenti di scuola superiore che svapano, oggi meno del 12 per cento. E un recentissimo sondaggio fra gli utilizzatori della Juul ha riscontrato che il 90 per cento di questi aveva già fumato sigarette convenzionali prima di provare la pod-mod. Non solo, dei 12mila fumatori oltre 7500 dichiaravano di aver smesso di fumare, mentre gran parte del resto aveva diminuito drasticamente il numero di sigarette consumate. Insomma, nella lotta al tabacco fare la guerra al vaping potrebbe dare origine a quella che si definisce l’eterogenesi dei fini. Cioè potrebbe finire per fare il gioco proprio di quel nemico che si vorrebbe sconfiggere.