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(tratto dalla rivista bimestrale Sigmagazine #9 luglio-agosto 2018)

di Stefano Caliciuri

Il deserto dei Tartari è un libro che tutti dovrebbero avere letto almeno una volta nella vita. Nell’attesa della “grande occasione” si consuma la vita di un drappello di soldati; su di loro scorrono, inavvertiti, i mesi, poi gli anni, in attesa di quella battaglia che li renderà eroici e immortali. Dopo trent’anni di servizio, tra chi è morto nel silenzio della fortezza e chi si è ingobbito sotto il peso degli anni, una mattina accade l’imprevedibile: il nemico è arrivato. Nel momento meno opportuno, quando nessuno era più preparato a combattere. Nemmeno Drogo, il protagonista, sfiancato da un male incurabile. Una vita passata ad attendere lo scontro decisivo e, quando questo è alle porte, il suo fisico cede alla malattia. Anche se non ha centrato l’obiettivo per cui ha vissuto, è però riuscito a sconfiggere il nemico più grande: la paura di morire. Quella stessa paura che, dopo averlo accompagnato nei primi anni di milizia, si è trasformata in consapevolezza e maturità. Pur senza combattere, Drogo muore da vero soldato, rappacificato con la sua storia, alla quale ha finalmente trovato un senso che supera la sua individualità.
Il romanzo di Dino Buzzati insegna che non la fretta, non il vigore o l’irruenza, ma la pazienza e la riflessione sono il vero motore dell’esistenza umana. Spesso viene compreso soltanto quando il destino non è più modificabile, quando gli eventi si presentano davanti agli occhi e risultano immodificabili.
Un contrappasso che descrive in pieno quanto stanno vivendo le migliaia di operatori del vaping: anni trascorsi a lottare, a manifestare, a chiedere e pretendere, preparandosi a una tenzone istituzionale, ipotizzando scenari, profetizzando interventi legislativi, sussurrando complotti. In realtà il tempo è scivolato via, è cambiato tutto senza che sia successo nulla. Non è cambiato l’ostracismo delle istituzioni sanitarie; non è cambiata la pressione fiscale, non è cambiato il risentimento interno tra spaccati di settore. Eppure si sono succeduti ministri e sono caduti governi; sono state emanate sentenze e rigettati ricorsi; il Monopolio ha allungato le mani e il vaping ci è caduto dentro con tutti e due i piedi. Come Buzzati insegna, a spaventare non è la scomparsa; a far paura invece è l’attesa che questa arrivi. L’ostracismo istituzionale è governato dalla paura. Non del mancato incasso erariale di oggi, ma di quello che potrà accadere domani. Quando, inaspettatamente, il vaping soppianterà il fumo tradizionale.
Accadrà.
Lo sappiamo – e lo sanno – tutti. Ma accadrà senza preavviso. Occorre solo tenere il binocolo puntato verso il deserto.