CONDIVIDI

di Barbara Mennitti

Il format del reality è piuttosto pruriginoso, come suggerisce già il nome del programma. Sei coppie di fidanzati, variamente in crisi o in cerca di conferme sul loro amore, vengono deportate per cinque settimane in un villaggio turistico e separate. Qui subiranno il pressante interesse di dodici uomini e dodici donne single – dei veri e propri agenti provocatori – e questo dovrebbe aiutarli a scoprire lo stato della loro storia d’amore. Naturalmente le migliori prodezze, i momenti più intimi, i balli più languidi, le conversazioni più compromettenti saranno mostrati in video al partner, mentre una telecamera impietosa ne scruta impietosamente il primo piano alla ricerca di un moto di rabbia, di un’ombra di delusione o di una lacrima.
Questo è Temptation Island, un reality che in fondo utilizza gli stessi strumenti degli altri, facendo leva sugli istinti guardoni dello spettatore. Non c’è niente di male, chi vuole lo guarda, chi preferisce cambia canale. La vera novità di questa edizione, però, non è il consueto sfoggio di muscoli palestrati, di gambe iper toniche, di glutei super sodi e di sentimenti strapazzati. Ma è la comparsa di Iqos, il riscaldatore di tabacco prodotto dalla multinazionale del tabacco Philip Morris. Nei momenti clou, quando la conversazione fra un fidanzato e un single inizia a farsi rovente, immancabilmente i protagonisti la estraggono, inseriscono la heet nel dispositivo (a volte un po’ maldestramente) e la tengono lì, in bella vista.
Sembra proprio che il gigante del tabacco abbia tirato fuori l’artiglieria pesante. Dalle stazioni ai centri commerciali, dai ristoranti agli alberghi di lusso, dalle fiere non di settore agli eventi glamour, ormai è impossibile mettere il naso fuori di casa senza inciampare nel famoso riscaldatore di tabacco. Ma adesso lqos entra anche dentro casa, comodamente trasportata via etere fino al divano del proprio salotto. Sappiamo bene che le vie del product placement sono infinite, così come le capacità e le abilità commerciali di Philip Morris, ma di fronte all’ostracismo istituzionale verso la sigaretta elettronica, non riusciamo a sopprimere una domanda. Non sarebbe ora di smettere di fare figli e figliastri?