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di Barbara Mennitti

Qualcuno ci chiede di adottare un approccio più cauto, perché ancora non sappiamo tutto sui rischi a lungo termine dell’uso delle sigarette elettroniche. Ma noi abbiamo concluso che ogni giudizio sul rischio deve tenere conto del pericolo di non adottare la sigaretta elettronica, cioè continuare a fumare tabacco, una cosa che sappiamo che uccide. Adottare un approccio più cauto richiede un prezzo da pagare in termini di vite umane”. Parole decise e importanti quelle con cui Norman Lamb ha illustrato al Parlamento inglese le conclusioni dalla lunga indagine sul vaping condotta dalla Commissione scienza e tecnologia, da lui presieduta. “Si tratta di conclusioni basate sulle evidenze scientifiche”, ha sottolineato il parlamentare, ringraziando le 90 associazioni e i 25 singoli che hanno partecipato a confronti e audizioni. “Abbiamo condotto quest’indagine – ha aggiunto Lamb – perché il fumo uccide”. Solo in Inghilterra le bionde causano 79 mila morti all’anno e sono la prima causa di malattie evitabili e di morti premature.
Un triste bilancio che può essere mitigato dalla sigaretta elettronica, che oggi quasi 3 milioni di inglesi utilizzano per smettere di fumare. Lamb ha citato i dati del Government Tobacco Control Plan che riporta che nel 2016 sono stati 2 milioni i fumatori che hanno smesso grazie all’ecig. “Abbiamo esaminato le evidenze scientifiche”, ha continuato il presidente, che dicono che il vaping è del 95 per cento meno dannoso del fumo (un dato diffusa da Public Health England e condiviso da molte istituzioni sanitarie), che i livelli delle sostanze cancerogene nel vapore sono sostanzialmente minori nell’ecig e che i marcatori tumorali rilevano una drastica diminuzione di sostanze tossiche nella saliva e nelle urine dei fumatori che passano all’elettronica (dati della Mhra, l’agenzia regolatrice dei farmaci inglese).
Il dovere di chi fa politica – ha spiegato Lamb – è capire quello che le evidenze scientifiche dicono sulle sigarette elettroniche e su quelle convenzionali e fare norme basate su quelle evidenze, consultandosi con gli esperti”. “Chiediamo che si passi – ha continuato – a un quadro normativo proporzionato al rischio, nel quale le norme, le regole sulla pubblicità e le tasse riflettano il danno relativo delle varie sigarette elettroniche e dei prodotti del tabacco esistenti”. In pratica non si possono trattare allo stesso modo le ecig e il tabacco.
Lamb si è soffermato a lungo sulla necessità che il Sistema sanitario nazionale adotti una politica univoca, che permetta l’uso dell’ecig nelle strutture per la salute mentale. La Commissione ha rilevato che in un terzo di questi centri ne è proibito l’uso. Un controsenso, visto che fra i pazienti affetti da patologie mentali il tasso dei fumatori è pari al 40 per cento, a fronte del 16 del resto della popolazione. “Finché a questi malati non sarà consentito di godere dei benefici del vaping – ha commentato – avremo fallito la sfida di superare le disuguaglianze sanitarie”.
Il presidente della Commissione si è espresso anche sull’uso della sigaretta nei luoghi pubblici. “Non vi sono ragioni scientifiche per trattare le ecig come le sigarette di tabacco”, ha spiegato, aggiungendo però che può essere giustificato limitarne l’utilizzo nei luoghi pubblici chiusi e sui trasporti pubblici, perché per alcuni l’odore può essere fastidioso e intrusivo. “Ma questo è molto diverso – ha chiosato – dal proibirne l’uso in tutti i luoghi pubblici per motivi di salute, come si fa con il fumo”.
La Commissione non ha messo un punto fermo sul tema e infatti ha chiesto al governo di fornire annualmente un rapporto sulle evidenze scientifiche in materia e di organizzare un ampio programma di ricerca a lungo termine. Ma per il momento c’è una certezza: “Dobbiamo adoperarci per incoraggiare i fumatori a passare alla sigaretta elettronica e migliorare la propria salute. – ha detto Lamb in conclusione del suo intervento in Parlamento – Il potenziale per salvare vite umane è chiaro”.