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di Stefano Caliciuri

La mancanza di un’analisi concreta, di una valutazione d’impatto e di una visione più ampia a livello istituzionale non ha favorito condizioni adeguate per anticipare o quantomeno affrontare tempestivamente i fenomeni che, invece, necessitano la definizione di un contesto normativo e operativo controllato e controllabile. Ne è stato un esempio il percorso della sigaretta elettronica, categoria per la quale rimangono ancora alcuni nodi aperti e lo è il nuovo scenario rappresentato dalla “Cannabis light”. In tal senso gli elementi di criticità che tuttora persistono sulla sigaretta elettronica, al di là della tassazione, richiederebbero una revisione lungimirante dell’apparato normativo di riferimento che consenta di assicurare effettivamente condizioni operative adeguate per la conduzione di controlli efficaci sia dal punto di vista sanitario che erariale”.
È quanto si legge nelle conclusioni dell’annuale rapporto sulla distribuzione dei tabacchi lavorati in Italia presentato lo scorso mese e curato dalla Federazione dei Tabaccai e da Logista, la maggior azienda di distribuzione specializzata in tabacco, quasi esclusivista di mercato. Nel lungo articolato, Logista affronta sotto molti punti di vista il comparto del tabacco, dalla distribuzione sino alla regolamentazione, il contrabbando e i prodotti di nuova generazione. Tra questi ultimi, un capitolo a se stante è stato dedicato alla sigaretta elettronica. L’obiettivo non scritto del rapporto sembra essere convincere il legislatore a “stringere le maglie” attorno agli operatori del vaping. “L’introduzione della nuova disciplina in materia di sigarette elettroniche prevista con il Decreto Legislativo 188 del 2014 – si legge nel rapporto – viene sostenuta ed accompagnata dalla volontà del legislatore di disciplinare il settore, coniugando l’esigenza di operare in un mercato sottoposto a controllo con la necessità di acquisire dallo stesso un’importante fonte di gettito per lo Stato. Le previsioni per il biennio 2015-2016, per quanto si verifichi una crescita in termini di prodotto immesso in consumo, risultano ampiamente disattese sotto il profilo erariale, tanto da indurre anche il legislatore a rivedere nel corso degli anni gli importi di gettito previsti derivanti da tali prodotti”.
Il riferimento è ai dati ufficiali dichiarati dallo Stato che, a fronte di 201.752.934 millilitri immessi sul mercato, rileva un versamento di imposte per 3 milioni 300mila euro sul totale preventivato di 7 milioni e mezzo di euro. Logista si prende il merito di aver versato quasi la metà dell’imposta nel triennio 205-2017. “Rispetto all’intero importo versato nello stesso biennio 2015-2016, l’imposta sui liquidi da inalazione versata da Logista Italia è stata di circa 2 milioni di euro per ciascun anno, nel pieno rispetto del disposto normativo vigente. Il sistema distributivo di Logista Italia, fondato su un rigoroso sistema regolamentare e di controllo, provvedendo al versamento completo dell’imposta dovuta rispetto ai volumi distribuiti, ha quindi assicurato entrate erariali certe, rappresentando nel 2016 più della metà del gettito erariale complessivamente prodotto dalla commercializzazione delle e-cig. Aumenta sensibilmente il quantitativo dei liquidi immessi in consumo che ammontano complessivamente a circa 263 milioni di millilitri, con un’imposta versata di appena 4,1 milioni di euro a fronte di circa 103 milioni di euro dovuti”.
Quindi, secondo Logista, “emerge l’ulteriore conferma che una rete affidabile, sicura, controllata e controllabile rappresenta uno strumento essenziale per il perseguimento degli obiettivi di tutela sanitaria, soprattutto nei confronti dei minori e di certezze dell’entrate erariali”. Come è potuto accadere tutto questo? Il rapporto fa un accenno all’introduzione della cosiddetta “tassa light” durante il periodo di vacatio e di sospensione normativa. Ma poi aggiunge che il problema è da ricercarsi nel fiorire del mercato. Come dire: se la sigaretta elettronica ha avuto successo, la colpa non è dei consumatori che hanno creduto nel prodotto ma anche dei negozianti che hanno investito e liberamente scelto di farne commercio. “Accanto alle ricadute in termini erariali derivanti da tale situazione, infatti, la presenza di una rete di vendita al dettaglio generalista ha favorito il proliferare di una miriade di esercizi su rete fisica, difficilmente monitorabili e di altrettanti siti on line dediti a rifornire il consumatore con prodotti difficilmente intercettabili ab origine, quasi sempre provenienti dall’estero. Al contempo ha contribuito a delineare un mercato in cui tali prodotti, la maggior parte contenenti nicotina, risultano liberamente accessibili anche da parte dei minori, determinando una evidente difficoltà di garantire il consumatore sulla provenienza e qualità del prodotto, con un inevitabile incremento del mercato illecito riferibile al settore, nonché l’oggettiva impossibilità da parte delle competenti Amministrazioni di procedere ad un controllo della rete di vendita. Un settore precipitato nel più totale caos, caratterizzato da una notevole “zona grigia” del tutto incompatibile rispetto alle esigenze di verifica e controllo che il prodotto per sua natura richiede”.
L’errore principale secondo il Rapporto è di non aver completamente monopolizzato il settore delle e-cig alla stregua di quello delle sigarette tradizionali. Non avere, cioè, fatto sì che lo Stato potesse scegliere e decidere chi avrebbe potuto vendere, a quale prezzo, con quale ricavo e con quale guadagno. L’auspicio di Logista – fortunatamente andato inascoltato dagli attuali esponenti di governo – parlava chiaro, “per quanto la correlata regolamentazione secondaria intervenuta in seguito sull’argomento possa apparire prime facie volta a definire requisiti, modalità e tempistiche entro i quali i soggetti diversi dalle tabaccherie devono operare per ottenere l’autorizzazione alla vendita delle e-cig, in realtà l’impatto dell’intera disciplina risulta tale da consentire un’estensione della rete di vendita ad un numero indefinito di operatori, potenzialmente illimitato, rappresentando questo un netto contrasto con quegli obiettivi pubblici più volte citati. Diversamente la presenza di una rete di concessionari che, sia in fase di distribuzione primaria che secondaria, operi in modo centralizzato e costantemente controllato, così come oggi avviene per il settore del tabacco, rappresenta la più alta garanzia per il raggiungimento di un equilibrio di mercato assolutamente conforme alle legittime aspettative dello Stato e dell’intero settore. In sostanza, invece, con la Legge di Bilancio 2017, di fronte ad un prodotto che certamente rappresenta un importante scenario evolutivo per il settore, ma di fatto ne costituisce una porzione alquanto modesta, si è così delineata una rete di vendita al dettaglio con dimensioni pari quasi al doppio di quelle previste per il tabacco, senza considerare i punti vendita di futura creazione. Un tale ampliamento della rete, dunque, implica evidentemente l’oggettiva difficoltà per lo Stato di operare un controllo efficace ed efficiente, con conseguenze tali da pregiudicare il corretto funzionamento del mercato ed il proliferare di fenomeni elusivi”. Con l’approvando decreto Fiscale, la storia ha invece scelto di percorrere una strada diversa rispetto quella che era stata tracciata dai forti poteri del tabacco.