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Ong Public Eye: “Le sigarette vendute in Africa sono più tossiche”

Le bionde prodotte in Svizzera ma destinate al mercato africano hanno valori di nicotina, monossido di carbonio e catrame superiori a quelli europei.

È l’Africa la nuova terra di conquista delle multinazionali del tabacco. Che, mentre nei mercati occidentali si battono pubblicamente il petto puntando su prodotti a rischio ridotto, nel Continente nero non sembrano andare tanto per il sottile. O almeno questo emerge da un’inchiesta della Ong Public Eye, che ha fatto analizzare trenta pacchetti di sigarette prodotte in Svizzera e vendute in Marocco.
I risultati hanno riservato amare sorprese: i valori di nicotina, monossido di carbonio e catrame delle sigarette destinate al Paese africano sono sensibilmente più alti rispetto a quelle vendute in Francia e in Svizzera. Non solo, questi valori, sempre secondo i risultati delle analisi, sono superiori a quelli indicati sui pacchetti. Dunque le sigarette destinate all’Africa sarebbero più tossiche di quelle prodotte per i fumatori europei e darebbero maggiore dipendenza.
L’autrice dell’inchiesta, la giornalista indipendente Marie Maurisse, accusa infatti i colossi del tabacco di attuare una pecisa strategia: “L’Africa è un bacino vivente di futuri fumatori – dichiara – È il continente dove il mercato esploderà da qui al 2025 secondo l’Oms  Sarà la zona del mondo dove si fumerà di più. Ed è per questo che per i produttori è fondamentale conquistare fumatori sin dalla più giovane età in questi paesi”. In Congo, per esempio, spiega Maurisse, in un decennio i fumatori sono passati dal 13 al 43 per cento della popolazione e una grossa fascia ha meno di 15 anni.
Lo scandalo sta facendo rumore in molti Paesi africani, ma non solo. Se ne stanno coccupando, comprensibilmente, anche i media della Confederazione elvetica, dove hanno sede le tre major del tabacco – Philip Morris, British American Tobacco e Japan Tobacco International – e per la cui economia le esportazioni di sigarette rivestono un ruolo importante. La Radiotelevisione svizzera ha interpellato sulla questione Philip Morris, che però respinge le accuse. “Tutti i nostri prodotti – ha fatto sapere l’azienda – sono creati per rispondere alle preferenze dei consumatori adulti e i loro gusti nei diversi Paesi, tenendo conto delle regole applicate in questi Paesi”.

 

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