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(tratto da Sigmagazine bimestrale numero 1 marzo-aprile 2017)

di Pierluigi Mennitti

La svolta nell’immaginario collettivo dei Dampfer tedeschi, come si chiamano in Germania gli svapatori, arrivò un paio di anni fa dalle pagine dell’autorevole e intellettuale Der Spiegel. Il settimanale di Amburgo realizzò un’intervista con l’intellettuale polacco Adam Michnik, ex dissidente anticomunista ai tempi del regime, militante del sindacato Solidarność di Lech Walesa con il quale condivise i leggendari scioperi ai cantieri di Danzica negli anni Ottanta e da quasi trent’anni direttore di Gazeta Wyborcza, oggi il quotidiano più autorevole del Paese portato da Michnik su posizioni di progressismo liberale.
L’inizio dell’intervista seguiva le regole del giornalismo di qualità: descrizione a volo d’uccello della stanza del direttore, con la libreria a parete piena di libri, quindi il focus ristretto sulla sua scrivania stracolma di scartoffie e lo zoom finale su un oggetto che fino ad allora poteva essere considerato estraneo ad un’atmosfera così raffinata. Tra le mani Michnik stringeva una sigaretta elettronica, dalla quale di tanto in tanto aspirava con voluttà un contenuto liquido che si trasformava in aromatiche nuvole di vapore. Michnik, l’intellettuale di mille battaglie ideali, il direttore di cento polemiche politiche, svapava. E l’intero paragrafo iniziale si dilungava sull’entusiasmo di Michnik per il nuovo strumento che lo aveva strappato da una lunga, un tempo amata dipendenza dalle sigarette. L’ecig era così sdoganata. Nel quadretto quasi letterario che Der Spiegel dedicava al poliforme intellettuale polacco (e di conseguenza nell’immaginario collettivo dei suoi lettori), la forma sinuosa della sigaretta elettronica sostituiva ufficialmente quella di una pipa o di una sigaretta e lo sbuffo umido del vapore cancellava, forse per sempre, quello secco e stagionato del tabacco.
Da allora, il mercato in Germania della e-Zigarette ha conosciuto un vero e proprio boom (non certo dovuto all’articolo). In cinque anni, il fatturato realizzato dal settore che ruota attorno alla sigaretta elettronica (hardware, accessori e liquidi) è passato dai 5 milioni di euro del 2010 ai 275 milioni del 2015, come ha riportato il settimanale Stern. Mentre, secondo le stime dell’associazione che riunisce i commercianti del settore e riportate dal quotidiano Die Welt, nel 2016 il volume d’affari dovrebbe essere aumentato ancora del 50 per cento rispetto all’anno precedente, superando i 400 milioni di euro.
Una tendenza, ritengono gli esperti, non destinata a rallentare a breve e che, al contrario, sembrerebbe avere ancora molti margini di crescita, se si accompagnano i dati a quelli del numero dei fumatori di sigarette tradizionali. Le statistiche hanno registrato nel terzo trimestre del 2016 un calo dell’11,3 per cento dei ricavi da imposte sulle sigarette, che contraddice il dato sulla produzione in aumento fornito dall’industria del tabacco a inizio 2016. Il dato è reale ma, secondo gli esperti, è stato dopato da una sovrapproduzione dovuta alla volontà di anticipare l’introduzione dell’obbligo delle foto-shock sui pacchetti di sigarette entrata in vigore nel corso del 2016: i pacchetti senza foto-shock già prodotti potevano continuare ad essere venduti per un anno. Insomma, più sigarette tradizionali fabbricate ma meno vendute. E a lungo termine la tendenza è ben leggibile: se nel 2000 si vendevano in Germania ancora oltre 139 miliardi di sigarette all’anno, nel 2015 il numero è stato di 81 miliardi.
Gli svapatori tedeschi sono ora 3,5 milioni, ancora largamente superati dai fumatori tradizionali, che sono poco meno di 18 milioni. I primi sono in crescita (l’anno scorso erano 500mila in meno), i secondi in calo. E, come in un caso di vasi comunicanti, le percentuali di calo da un lato e di aumento dall’altro quasi si sovrappongono, tanto da far scrivere a Die Welt che “quasi tutti i nuovi svapatori sono ex fumatori di sigarette”.
Il presidente dell’associazione dei commercianti di sigarette elettroniche Dac Sprengel ha aggiunto al quotidiano tedesco che “il settore si aspetta un ulteriore aumento del fatturato del 50 per cento anche per l’anno in corso”, puntando così a raggiungere un volume d’affari “di 600 milioni di euro”. E il settimanale Stern fornisce anche un primo, breve identikit del nuovo cliente: “indistintamente donne e uomini di età attorno ai 35 anni”. Il target da sogno di ogni imprenditore. Quanto questo mercato sia importante anche per l’Italia lo si recupera da altre informazioni legate al profilo dei produttori che fornisce Die Welt. “L’industria dietro la E-Zigarette è caratterizzata in Germania quasi esclusivamente da medie e piccole imprese”, riporta il quotidiano, sottolineando come il panorama sia composto da un miscuglio di imprese già note e adattatesi al nuovo mercato e di vere e proprie start-up del settore. “L’hardware, le apparecchiature per svapare vendute in Germania, sono al 90 per cento di produzione cinese – conclude Die Weltmentre i liquidi giungono per il 70 per cento dall’Europa, con produzioni prevalentemente dalla stessa Germania e dall’Italia“. Una buona notizia per un mercato già florido e con buone prospettive di crescita, che dunque merita una cura e un’attenzione particolare.

Pierluigi Mennitti, giornalista, scrive da Berlino per Ansa, Il Foglio e Lettera 43.

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