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di Barbara Mennitti

Il comitato scientifico della British Medical Association ha pubblicato un importante documento sulla sigaretta elettronica. Nelle 15 pagine del suo position paper, l’associazione che riunisce e rappresenta i professionisti della salute britannici si rivolge non soltanto ai medici, quanto soprattutto ai politici, nello sforzo di portare un contributo all’evoluzione del quadro normativo che regola il vaping nel Regno Unito. Il documento, in breve “delinea quella che la Bma ritiene una politica appropriata per minimizzare i potenziali rischi associati all’uso della sigaretta elettronica, massimizzandone al contempo il potenziale per ridurre i danni alla salute associati al fumo”. Fra gli attori della salute pubblica britannica, la British Medical Association era finora stata la più prudente nel giudizio sul vaping; questo paper testimonia una significativa inversione di tendenza.
Nel documento, intitolato E-cigarettes: balancing risks and opportunities, si trovano dei box in evidenza che contengono i messaggi chiave per il legislatore e che forniscono il punto di vista della Bma su molti temi controversi. Qui si evidenzia che “utilizzare la sigaretta elettronica è significativamente meno dannoso di fumare tabacco”, mentre “i rischi associati al vaping appaiono minimi” e “gli aromi utilizzati non sembrano avere alcun impatto acuto sulla salute dei consumatori”. L’ecigarette, si spiega, è lo strumento più utilizzato per smettere di fumare e “sebbene si registri la mancanza di ricerche di qualità sulla loro efficacia come mezo per smettere, la maggior parte degli studi evidenzia una relazione positiva fra l’uso della sigaretta elettronica e la cessazione del fumo”.
I rischi da minimizzare sono soprattutto quelli relativi ai minori e anche qui la posizione della Bma è ben riassunta nei messaggi ai policymaker. “Anche se nel nostro Paese – si legge – la sperimentazione con le sigarette elettroniche è in crescita, sono pochi i minori che diventano utilizzatori abituali e quasi tutti sono ragazzi che fumano o hanno fumato”. L’associazione prende posizione anche sull’effetto passerella, che in Italia è stato citato persino nella sentenza della Corte Costituzionale per giustificare l’imposizione fiscale. “I dati sull’uso della sigaretta elettronica non confermano le preoccupazioni che l’ecig promuoverà l’uso del tabacco fra i minori. Il tasso dei giovani fumatori è diminuito nel periodo in cui le sigarette elettroniche sono diventate sempre più disponibili”.
Per quanto riguarda la protezione di terzi, cioè il cosiddetto vapore passivo, il documento specifica che “non vi sono prove scientifiche che l’esposizione al vapore di sigaretta elettronica ponga rischi specifici alla salute dei non vaper”. La British Medical Association sottolinea inoltre che “i dati sul fumo e sul vaping dimostrano l’infondatezza del timore che l’ecig stia rinormalizzando il fumo di sigaretta o mettendo in pericolo l’osservanza della legislazione antifumo”. In conclusione del documento l’associazione abbraccia la sigaretta elettronica come “lo strumento più popolare per smettere di fumare” che contribuirà a far raggiungere l’obiettivo di “una società senza fumo, dove la mortalità causata dalle malattie collegate al tabacco sia significativamente ridotta”. Per questo la Bma si associa al Royal College of General Practitioners (il collegio dei medici di base) nel suggerire ai medici di “raccomandare e sostenere l’uso dell’ecig fra i pazienti che non riescono a smettere di fumare con altri strumenti”.