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di Barbara Mennitti

Ammettere l’uso della sigaretta elettronica nelle corsie degli ospedali potrebbe rappresentare una soluzione per il trattamento di alcuni pazienti. Lo afferma uno studio pubblicato oggi dal New Zealand Medical Journal e condotto dalla dottoressa Penelope Truman della Scuola di Scienze sanitarie della Massey University in collaborazione con l’infermiera specializzata in disintossicazioni Moira Gilmour e il medico del Capital and Coast District Health Board Geoffry Robinson. In particolare, lo strumento si rivela utile per i pazienti alcolisti ammessi in ospedale per la disintossicazione e per quelli psichiatrici. Due gruppi per i quali la disassuefazione dal fumo, unita ad altre terapie di disintossicazione, induce uno stress difficilmente gestibile.
La conclusione è giunta dopo due anni di osservazione di oltre 40 pazienti del Kenepuro Hospital di Porirua. Ai pazienti alcolisti è stata offerta la possibilità di scegliere fra le terapie nicotiniche sostitutive convenzionali come gomme e cerotti e la sigaretta elettronica. “Quest’ultima – spiega Truman sulle colonne di New Zealand Doctor – si è rivelata molto più popolare fra i pazienti rispetto alle altre terapie e almeno altrettanto efficace”. E conclude che “l’utilizzo dell’ecigarette durante la degenza in ospedale per la cessazione o la riduzione del fumo è un’occasione per migliorare la gestione dei pazienti che andrebbe approfondita”.
Ai ricoverati è stato permesso di svapare in corsia, senza dunque obbligarli a lasciare la loro stanza. Misura che, secondo lo studio, ha fortemente contribuito a mitigare lo stress supplementare indotto in questi pazienti dalla mancanza del fumo. Non solo, anche lo staff sanitario ha trovato vantaggi dall’uso dello strumento, che ha eliminato i rischi che insorgevano quando i pazienti si allontanavano per andare a fumare (che naturalmente è vietato in tutto l’ospedale). “Questa routine alternativa (l’ecig, ndr) alle terapie nicotiniche sostitutive – ha commentato Gilmour – si è rivelata più accettabile per questo tipo di pazienti, pur rimanendo in linea con la politica antifumo del Ministero della salute. Ha ridotto lo stress sia dei pazienti che degli operatori, visto che i pazienti restavano volentieri in corsia, usando la sigaretta elettronica. Questo ha avuto un effetto positivo sul trattamento sanitario e ha dato sicurezza ai pazienti sulla possibilità di continuare a ridurre il fumo anche una volta tornati nella comunità”.