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di Barbara Mennitti

Il divieto di fare pubblicità alla sigaretta elettronica ha i suoi effetti. Che però sono negativi, almeno secondo uno studio pubblicato dall’americano National Bureau of Economic Research e condotto, fra gli altri, da Dhaval M. Dave della Bentley University. In particolare l’impossibilità di promuovere l’ecig sui canali televisivi riduce di circa il 3 per cento il numero di fumatori che avrebbero smesso, percentuale quantificata in 105mila fumatori. Il dato si riferisce al periodo fra il 2013 e il 2015, periodo in cui i ricercatori hanno osservato un campione di 25mila fumatori, registrandone le abitudini di fumo, gli eventuali tentativi di smettere, i metodi utilizzati e i tassi di riuscita.
Il mezzo televisivo, spiegano gli autori dello studio, è particolarmente efficace sui giovani adulti, cioè su quelli di età compresa fra i 18 e i 34 anni, perché è fra loro che si registra il maggior successo nella cessazione dal fumo. I fumatori con più di 35 anni, seppure rispondano alla suggestione degli spot televisivi, tendono a ricadere più facilmente nell’abitudine.
Lo studio aggiunge che, se nel periodo preso in considerazione la Food and Drug Administration non avesse cominciato a mettere mano ad una regolamentazione del vaping che minacciava l’esistenza di molte aziende del settore, le pubblicità di sigarette elettroniche in Tv avrebbero raggiunto quelle delle altre terapie sostitutive a base di nicotina. Questo avrebbe aumentato del 10 per cento il numero di coloro che smettono di fumare, cioè 350mila persone in più. Secondo lo studio del National Bureau of Economic Research, dunque, rimane la televisione il canale maggiormente in grado di attirare i fumatori verso uno strumento di riduzione del danno.