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di Stefano Caliciuri

E passi l’applicazione soggettiva di una norma che non prevede il divieto di vendita ai minori; e passi l’indifferenza dimostrata verso le parole dell’onorevole Alessia Rotta, firmataria della legge sul vaping, dopo che lei stessa ha spiegato che Aams sta applicando male i dettati legislativi; e passi la lentezza con cui si stanno autorizzando i negozi specializzati in sigarette elettronica; e passi la rallentata pubblicazione dei negozi di vicinato, farmacie e parafarmacie che hanno ottenuto l’autorizzazione; e passi l’indolenza tecnocratica dimostrata ogni qual volta c’è necessità di interpellare gli uffici; e passi una lista soggettiva e incompleta di parole in inglese vietate. Passi tutto questo. Ma arrivare addirittura a inibire forum online, includendoli nella lista dei siti da oscurare pare davvero troppo. Posto che non vendano nulla, il motivo è da ricercarsi nella presunta presenza di richiami che, direttamente o indirettamente, riportano a prodotti del tabacco. E il problema è sempre lo stesso: può chiamarsi prodotto del tabacco una miscela di glicerina e aromi? Probabilmente per la legge – scritta da un legislatore frettoloso e con scarsa dimestichezza con la materia – sì. Ma per il buonsenso e soprattutto per la composizione chimica e organolettica dei liquidi, certamente no.
Nella lista dei siti da inibire pubblicati ieri ci sono nomi eccellenti. Si va da Vaporart a Real Farma, passando per Teknosvapo e Svapoweb, continuando da Svapem sino a Svapo.it e Rollingtobacco.it, rispettivamente forum di utenti di sigarette elettroniche e tabacco trinciato. Non è dato sapere il criterio utilizzato per la scelta di questi due e l’assenza di altri forum dedicati al tabacco, molto più conosciuti e frequentati, contenenti pubblicità di tabaccherie e prodotti da fumo. O forse sì, una idea ce la siamo fatta ma per il momento ce la teniamo per noi.
L’impressione è che gli uffici dell’Agenzia delle Dogane e Monopolio stiano utilizzando un po’ troppo alla cieca le segnalazioni che, forse, gli stessi operatori di settore stanno mandando agli uffici attraverso l’apposito canale nel sito ufficiale. Troppo facile così: il compito dello Stato dovrebbe essere quello di fare controlli, condurre indagini, confrontarsi e, in ultima istanza erogare sanzioni. Cosa che, ricordiamo, non è prevista dalla normativa in essere per i siti che vendono online liquidi senza nicotina.
La burocrazia, gli uffici, l’apparato, dovrebbero avere rispetto per il cittadino, il contribuente, il lavoratore, l’utente. Chiunque esso sia. Probabilmente è solo questione di mentalità e di retaggio culturale, difficile da estirpare e combattere. Ma mai dire mai.