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Sigarette elettroniche: dopo la Brexit, prove di uscita dalla Tpd

Gli esperti hanno presentato a Westminster una lista di limitazioni imposte dalla Tpd da abolire. Questo permetterebbe al vaping di sviluppare il suo potenziale a favore della salute pubblica.

Mentre i negoziati per la Brexit procedono, nel Regno Unito va avanti anche la discussione sulle disposizioni previste per i prodotti del vaping dalla Direttiva europea sui prodotti del tabacco. Perché, una volta che il Paese sarà definitivamente uscito dall’Unione europea, non sarà più vincolato alla Tpd e potrà liberamente valutare quali regole sono utili e quali, invece, ostacolano la politica sul controllo del tabacco che in Gran Bretagna punta decisamente sulla diffusione della sigaretta elettronica. A questo scopo la settimana scorsa, negli uffici di Westminster, i parlamentari di quello che in italiano chiameremmo l’intergruppo sulla sigaretta elettronica, hanno incontrato la presidente di New Nicotine Alliance Sarah Jake, la dottoressa Lynne Dawkins della London South Bank University, Daniel Pryoor dell’Adam Smith Insititute (che più volte ha difeso una politica di riduzione del danno liberale), Damien Bove di Adact Medical (azienda specializzata in test e analisi chimiche per la Tpd) e alcuni rappresentanti di aziende produttrici.
I punti da rivedere esposti dagli esperti non sono stati diversi da quelli già presentati lo scorso febbraio nell’audizione Science and Technology Select Committee. Secondo i presenti la direttiva ha avuto un impatto scoraggiante sui fumatori e hanno reso la vita più difficile ai vaper. Secondo Jake le disposizioni da abolire subito riguardano il limite di 20 mg/ml sulla concentrazione di nicotina, il limite di 2 ml per la capacità dei tank, quello di 10 ml per i flaconi di liquidi di ricarica. Ma non solo. Gli esperti hanno puntato il dito anche contro le avvertenze di pericolo che compaiono sulle confezioni, anche su quelle di prodotti che non contengono nicotina, e che ricalcano lo stile di quelle presenti su pacchetti di sigarette. È stato, inoltre, chiesta l’abolizione del divieto di messaggi pubblicitari che promuovano i benefici del vaping rispetto al fumo di sigarette (che è poi il messaggio di Public Health England, la principale istituzione sanitaria del Paese) e di tutte le limitazioni alla pubblicità in generale.
Insomma, tutti si sono trovati d’accordo nel chiedere un quadro normativo all’insegna della deregolamentazoine, che permetta alle sigarette elettroniche di sviluppare appieno il loro potenziale per la salute pubblica. Il prossimo appuntamento con l’intergruppo – anticipa NNA – si terrà a settembre e l’associazione cercherà di affrontare il tema della politica fallimentare dell’Oms sul vaping a poche settimane dal Cop8, la conferenza delle parti sul controllo del tabacco che avrà luogo a Ginevra all’inizio di ottobre.

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