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di Stefano Caliciuri

In Senato è in corso di discussione il Decreto fiscale contenente le nuove norme di regolamentazione del settore della sigaretta elettronica e la riduzione fiscale sui liquidi di ricarica.
In fase di interventi introduttivi, il relatore di minoranza D’Alfonso (Pd), già firmatario di alcuni emendamenti sul vaping volti a mantenere lo status quo, ha citato il provvedimento a sostegno degli strumenti di riduzione del danno come esempio di “amicalità” della politica. C’è un’idea guida del decreto‑legge fiscale, che è quella di concepire questo provvedimento come una specie di paniere, di contenitore che deve soddisfare segmenti di portatori di interessi egoistici.Cito un caso che mi aiuta molto e, se fossi in un tribunale, vincerei la causa: quanto si è fatto sulle sigarette elettroniche. A fronte dell’intervento della giustizia costituzionale, che dice che quella tassazione è giusta, va esatta, va pretesa, introitata e messa nel circuito degli investimenti, il legislatore organizza uno sconto, una donazione, un’amicalità eccessiva; altro che compliance! Amicalità, gelatinosità, che toglie 187 milioni di euro. Nel 1991 un Presidente della Repubblica molto voglioso di dire come stavano le cose, rivolgendosi a un Ministro di allora, davanti a una cortesia che venne rubricata come tale fatta al Gruppo Olivetti, disse: «Almeno fatevi pagare la campagna elettorale». La donazione che si è fatta sulle sigarette elettroniche, a mio avviso, è bene che diventi oggetto di un convegno, di un dottorato, di un corso di laurea per capire come non si fa il decreto-legge fiscale, come non si costruisce la regola fiscale nei confronti di chi deve e ha obbligatorietà tributaria”.
Non è tardata la risposta giunta per voce della senatrice piemontese Roberta Ferrero (Lega): “Si è ritenuto di dover intervenire anche nel senso di un contenimento dell’imposizione fiscale gravante sulle cosiddette sigarette elettroniche, al fine di superare il complicato calcolo di equiparazione della sigaretta tradizionale con quella elettronica, che ha provocato l’esodo delle aziende produttrici di dispositivi e di liquidi all’estero. Con lo sgravio, inoltre, si va in una direzione di incentivazione all’abbandono della sigaretta tradizionale. Al collega D’Alfonso, relatore di minoranza, faccio notare che, sì, si è messo mano a tante, diverse questioni, contraddizioni e situazioni frutto dell’operato di precedenti Governi. E non tutto è stato ancora risolto, ne siamo consapevoli: non basta ancora. Abbiamo iniziato ad arginare le conseguenze di politiche congegniate contro la classe imprenditoriale e contro il contribuente. Concludendo, il provvedimento va davvero nel senso della pace fiscale: contribuenti che non hanno pagato le tasse perché oggettivamente impossibilitati, contribuenti che hanno dichiarato e sono rimasti imbrigliati nelle maglie del fisco. Ebbene, non abbiamo ancora raggiunto i sei mesi di Governo, eppure siamo qui a votare un provvedimento in piena linea con quanto promesso. Questo Governo sta lavorando per onorare quanto promesso, passando – cosa rara in politica – dalle parole ai fatti”. Ha fatto poi seguito l’intervento del senatore Saviano (Lega), già firmatario del primo emendamento a sostegno del vaping, poi riscritto da quello effettivamente votato “Un ulteriore intervento riformatore contenuto in questo decreto è quello relativo al settore delle sigarette elettroniche. Siamo riusciti ad abbassare le tasse per apparecchi che non nuocciono alla salute e di cui beneficerà anche il nostro il nostro sistema sanitario. Un minor numero di patologie legate al consumo di sigarette significa difatti meno malati a carico del servizio sanitario”.