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di Stefano Caliciuri

La politica ha forse la memoria corta, ma il web ricorda benissimo. È passato poco meno di un anno da quando venne organizzata la manifestazione nazionale a difesa del comparto della sigaretta elettronica di fronte a Montecitorio. Allora operatori e consumatori protestavano contro il cosiddetto emendamento Vicari, che assoggettava la filiera al controllo dell’Agenzia dei Monopoli. In quell’occasione ci furono due “battesimi della piazza del vaping”: Matteo Salvini e Laura Castelli. Mentre il primo prese il microfono e parlò ai manifestanti, la seconda arrivò a manifestazione conclusa per “parlare direttamente con i cittadini“. Accanto a lei, il collega parlamentare Alessio Villarosa. Entrambi dissero che si sarebbero attivati per contrastare “gli interessi delle lobby del tabacco“, per ridare libertà al mercato, per reintrodurre la possibilità di vendere sul web, per uscire da Aams.
A rafforzarne il pensiero, venne in soccorso un articolo pubblicato sul blog delle stelle, l’organo di informazione dei pentastellati, dal titolo emblematico: “No alla tassa sullo svapo: un danno alle nostre aziende, un regalo a Big Tobacco“. Autori proprio Villarosa e l’attuale viceministro all’economia Laura Castelli. “Il fumo uccide – si legge – e le marchette per la lobby internazionale del tabacco anche. Sta succedendo oggi in Italia, e non certo per la prima volta: a fronte di un sistema, la sigaretta elettronica, che sta aiutando moltissimi schiavi del tabacco ad uscire dalla loro dipendenza, da anni ormai sembra che i nostri governi cerchino in ogni modo di rendere impossibile l’abbandono della sigaretta tradizionale. Leggi, tasse, controlli. Ricordiamo tutti la “strage del 2014”, quando l’ennesimo provvedimento di tassazione costrinse alla chiusura centinaia di negozi, aperti con sacrificio da tanti giovani. Gli effetti di questo provvedimento saranno devastanti, in primis per l’economia del nostro Paese. L’Italia infatti è leader nel mondo per la produzione di liquidi e basi, in particolare per le “zero nicotina”. Le aziende produttrici sono circa 50, e insieme a all’indotto (negozi, produttori, distributori, grossisti, webshops ecc) si arriva a oltre 12mila aziende per un totale di ben 40 mila addetti. È uno dei settori emergenti dell’economia italiana: perché lo si vuole distruggere? Gli utilizzatori di sigarette elettroniche poi, nel nostro Paese, sono oltre un milione e mezzo di persone. Non un settore di nicchia, quindi: e si tratta di persone che grazie alla ecig hanno smesso di usare tabacco da combustione. Imponendo costi che superano addirittura quelli dei pacchetti di sigarette, in pratica si inducono gli utilizzatori a tornare al tabacco, e ancora di più si impedisce che tanti altri fumatori abbandonino i pacchetti per una soluzione di sicuro meno dannosa“. In conclusione dell’articolo, una considerazione economica: “In Italia, invece, si spreme il limone con la scusa di aumentare le entrate dello Stato. Una vera sciocchezza: uno studente del primo anno di economia sa che, per l’effetto della “curva di Laffer”, una tassazione troppo alta fa fuggire i consumatori portando quindi gli introiti a zero. Chissà: forse allora lo scopo vero non è aumentare gli introiti dell’Erario, ma proprio riportare i consumatori tra le braccia di Big Tobacco e dei suoi cancerogeni pacchetti“. Concetti poi rilanciati qualche giorno dopo in occasione di un incontro che Castelli ha tenuto in provincia di Torino con una associazione di negozianti di sigarette elettroniche.
Gli avvenimenti politici, poi, hanno portato Laura Castelli a diventare il numero due del Ministero dell’economia. “È fatta!“, gridarono in molti addetti del settore delle sigarette elettroniche. Da un lato il vicepremier Salvini, dall’altro il sottosegretario all’Economia Castelli. La classica botte di ferro, insomma. Alla prova del nove, invece, è avvenuto il disastro: non solo nel testo della legge di bilancio la tassa è rimasta ma, in virtù dell’aumento delle accise sul tabacco, sarebbe addirittura aumentata. Il tempo ormai stringe, rimane solo una possibilità: intervenire in sede parlamentare con emendamenti per tenere fede agli impegni presi.