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L’Eurispes alla scoperta della riduzione del danno

Il prestigioso istituto italiano ha condotto una prima ricerca organica sul consumo di sigarette elettroniche e di tabacco riscaldato. Dallo studio sono emersi dati importanti e, soprattutto, una forte apertura da parte dei “medici di famiglia” che saranno coinvolti in ulteriori indagini sulla strada del superamento del tabacco combusto.

Lo scorso 27 settembre, presso la sede della Stampa estera in Roma, Eurispes ha presentato una prima ricerca organica sulla riduzione del danno correlata allo sviluppo del consumo di sigarette elettroniche e del tabacco riscaldato. Da un’indagine campionaria realizzata attraverso interviste dirette a 1.135 fumatori, sono emersi dati assai interessanti. La quota dei cittadini che utilizza “regolarmente” la sigaretta elettronica raggiunge l’11,6 per cento, mentre l’equivalente dato per il tabacco riscaldato è dell’1,2 per cento.
Si tratta, dunque, di numeri già rilevanti che “intaccano” l’area del tradizionale consumo di tabacco. Tutto ciò è avvenuto con il solo “passaparola”, vista l’impossibilità di una corretta comunicazione al consumatore. Attraverso un confronto con le politiche sanitarie e fiscali di altri Paesi occidentali, è emerso che in Italia esiste un ritardo nella presa d’atto dei benefici che derivano dall’abbandono del fumo tradizionale. Il mantenimento nell’area del tabacco della regolamentazione delle nuove modalità del fumo (o, sarebbe meglio dire, del vapore), sia dal punto di vista fiscale (parzialmente) che da quello della comunicazione (integralmente), impedisce di rendere pubblici dati e validazioni scientifiche che in altri Paesi – vedi la Gran Bretagna – hanno portato le stesse autorità sanitarie a presentare la sigaretta elettronica come uno strumento valido per la limitazione delle patologie fumo-correlate.
Tornando al nostro Paese, la ricerca ha posto con forza all’attenzione pubblica alcune domande che necessiterebbero di risposte da parte delle pubbliche autorità. Quale atteggiamento è utile e corretto assumere di fronte ad uno scenario che ipotizza una forte riduzione dei danni alla salute attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie di consumo, che prescindono dalla combustione e quindi dalla produzione di “fumo” o anche dall’assorbimento della nicotina? Il loro utilizzo può rappresentare un’alternativa reale, in grado di assorbire progressivamente quote ancora più rilevanti dei consumi consolidati con benefici indubbi per la salute dei cittadini? Fino a che punto le nuove tecnologie sono indenni da controindicazioni e in grado di “liberare” il consumatore dai danni correlati al consumo tradizionale di tabacco? Esistono rischi di “nuove dipendenze”? E, in sintesi, in che misura esse possono rappresentare un efficace strumento di lotta al tabagismo?
A rispondere a questi interrogativi Eurispes ha chiamato in primo luogo la classe medica, ovvero gli operatori della salute che quotidianamente si confrontano con i danni correlati alle patologie che colpiscono i fumatori. I medici di medicina generale, pur in assenza di adeguate informazioni da parte delle autorità sanitarie, hanno “istintivamente” apprezzato l’opzione rappresentata dalla sigaretta elettronica e in quota rilevante la “consigliano” al fumatore incallito e/o non in grado di smettere nella logica di una forte riduzione del danno. La Ricerca ha riportato un sondaggio realizzato dalla Federazione dei medici di medicina generale (Fimg) su un campione di 1.024 medici, che già nel 2013 segnalava l’attenzione dei medici “di famiglia” a questi nuovi strumenti che eliminano il fenomeno della combustione.
Vale la pena di ribadire che questi orientamenti, che comunque già manifestavano una notevole apertura, risalgono a cinque anni fa, ovvero ad un una fase in cui la presenza sul mercato italiano della sigaretta elettronica era meno consolidata e, inevitabilmente, l’offerta meno sicura, soprattutto per ciò che concerne i liquidi di ricarica la cui origine in alcuni casi (acquisti via internet, provenienza dall’Estremo Oriente) faceva nascere perplessità circa la salubrità. Oggi la classe medica si mostra, a diversi livelli, ancora più aperta e, nel pieno rispetto delle evidenze scientifiche che via via saranno prodotte anche dai soggetti istituzionalmente preposti (Istituto superiore di sanità), si augura che dal Ministero della salute giungano indicazioni in tale direzione. L’auspicio è che si possa giungere alle determinazioni del Ministero della salute britannico, che promuove la sigaretta elettronica a strumento privilegiato per la lotta al tabagismo e compie direttamente un’opera d’informazione in tal senso.
Tornando al contesto italiano e alle posizioni espresse dal mondo clinico, alla presentazione della ricerca è intervenuto il dottor Damiano Parretti, esponente della Società italiana di medicina generale (Simg), che ha auspicato una valorizzazione della forte riduzione del danno derivante dal superamento del tabacco combusto, valorizzazione che la Simg porta avanti da tempo e che è intenzionata a riproporre all’interno della propria attività di produzione scientifica, che è prioritariamente orientata all’aggiornamento professionale dei medici di medicina generale. Di particolare rilievo l’intervento dell’oncologo professor Francesco Cognetti, direttore dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena, per il quale il quotidiano, drammatico impatto con le malattie fumo-correlate imporrebbe una chiara apertura ad ogni forma di riduzione del danno e in questo senso il superamento del tabacco combusto non può che rappresentare un obbiettivo da perseguire. In relazione, poi, al tema della possibile creazione di “nuove dipendenze” o di dipendenze per fasce di cittadini non fumatori “attratti” da prodotti a ragione ritenuti poco dannosi per la salute, il professor Cognetti ha segnalato che l’obbiettivo di ridurre il bilancio di morti per patologie legate al fumo tradizionale (circa 80mila l’anno nel nostro Paese) è e rimane assolutamente prioritario.
La ricerca Eurispes ha inoltre segnalato la contraddizione per cui i cittadini non possono far riferimento a fonti attendibili e a istituzioni pubbliche per ottenere una corretta informazione sull’opzione rappresentata da consumi meno pericolosi del tradizionale tabacco, se non addirittura praticamente esenti da rischi per la salute. Se alla presa d’atto di una riduzione del rischio, che istituzioni internazionali e studi indipendenti valutano tra il 90 e il 98 per cento, si giustappone il divieto ereditato dalle normative sul tabacco di una corretta informazione alla cittadinanza, risulta evidente che il processo di transizione dal tabacco combusto a consumi certamente meno invasivi non potrà che essere rallentato. In questo senso si è espresso il professor Antonio Catricalà, ordinario di Diritto dei consumatori all’Università Luiss, per il quale in questo particolare contesto esiste un “diritto” ad essere informati, tanto più in uno Stato che è chiamato a garantire il “diritto alla salute”.
Un’ampia sezione della ricerca è dedicata all’analisi delle politiche fiscali operanti in questo settore, rapportate al più generale contesto della fiscalità agevolata applicata ai settori caratterizzati da innovazioni tecnologiche. In questo ambito il fiscalista Giovambattista Palumbo ha segnalato le evidenti contraddizioni che appesantiscono l’innovativo settore della sigaretta elettronica, cui non viene riconosciuto il “merito” dell’innovazione e al quale, invece, vengono applicate tassazioni mutuate dall’area del tabacco.
Vista la forte rilevanza sociale e socio-sanitaria, Eurispes ha deciso di proseguire nelle ricerche sul superamento del tabacco combusto. In tal senso entro fine anno sarà presentato un nuovo studio che si avvarrà della collaborazione del mondo della medicina generale, in diretto rapporto con i 43mila medici “di famiglia”, ovvero dei soggetti che in prima battuta intercettano le patologie fumo-correlate.

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