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Egregio Direttore,
ho letto con grande interesse l’articolo a sua firma, pubblicato su Sigmagazine, relativo all’interrogazione parlamentare presentata dai Senatori Fucksia e Bilardi in cui si auspica un’intensificazione dei controlli per la riscossione delle imposte nel settore del fumo elettronico.
C’è un aspetto sul quale ritengo utile concentrare l’attenzione ed è quello che chiama in causa, direttamente, l’Intergruppo Parlamentare per la Sigaretta Elettronica che ho l’onore di presiedere. Un organismo che, è vero, in questi ultimi mesi è stato silente, ma non per questo fermo. Anzi, la scelta di lavorare al riparo da riflessi mediatici ha ragioni ben precise: da un lato, infatti, è giusto attendere con rispetto e senza inutili strepiti il pronunciamento della Corte Costituzionale; dall’altro è necessario continuare a studiare e approfondire, anche per evitare di ripetere gli errori del passato. D’altra parte, la qualità dell’attività legislativa non si misura dal numero e dalla quantità di proposte, ma dal loro contenuto e, soprattutto, dalla capacità di condurle ad approvazione definitiva nell’interesse generale.
Il semplice fatto che questi ultimi mesi non siano stati caratterizzati da un fiume di atti parlamentari – tra emendamenti, interrogazioni, nuovi ddl in materia e altri atti di varia natura – non vuol dire che siamo in una fase di stallo e inoperatività. Per la verità, c’è da riconoscere che l’immensa mole di atti parlamentare presentati da più parti fino ad oggi non ha prodotto alcun risultato concreto. E il motivo è anzitutto da ricondursi alla strategia di fondo perseguita anche dagli operatori del settore. Una strategia nella quale l’errore più importate è stato quello di non stabilire un canale di dialogo serio e costruttivo con le Istituzioni e in particolare con il Governo che sul tema, pur nel rispetto della sovranità del Parlamento, ha sempre l’ultima parola.
Non è un caso, infatti, che tutte le proposte parlamentari avanzate nel corso degli ultimi anni abbiano sempre ricevuto il parere contrario del Governo stesso, finendo per arenarsi. Ed è anche per questo motivo che è stato fondamentale prendere atto dell’assoluta inutilità di proseguire la battaglia per la promozione e la tutela delle ragioni del settore in modo unilaterale e sulla base di una strategia errata. Consapevoli di ciò, sia l’Intergruppo Parlamentare sia la principale associazione di categoria, l’ANAFE, hanno ritenuto opportuno impostare un nuovo dialogo istituzionale fatto di ascolto, collaborazione e condivisione di intenti. E’ un lavoro fondamentale che non ha bisogno di visibilità e attenzioni mediatiche, ma di tempo ed equilibrio, anzitutto nel rispetto della Corte Costituzionale chiamata a pronunciarsi su un tema così importante come quello del regime fiscale.
Non bisogna dimenticare, inoltre, che è tutt’ora in corso un lungo lavoro di studio e di analisi del mercato che ha l’obiettivo di evitare il ripetersi di quanto accaduto in passato: la circolazione di dati e cifre false e palesemente irreali – immessi nel circuito decisionale da chi aveva più interesse a creare confusione tra i decisori pubblici, piuttosto che disciplinare il settore e porre le basi di un suo sviluppo sostenibile – che hanno tratto in errore lo stesso Ministero dell’Economia e della Finanze, le cui aspettative di gettito sono passate da 117 milioni di euro del 2014 a soli 5 milioni del 2017. E’ vero che il settore ha subito una gravissima crisi dovuta proprio ad una regolamentazione errata, a una tassazione eccessiva e all’incertezza normativa. Ma è indiscutibile il fatto che quelle aspettative di gettito si basassero su dati inesistenti che sovrastimavano il mercato, elaborate e fatte circolare con finalità ancora non del tutto chiare.
Sono state anche queste dinamiche ad aver frammentato il mercato e condannato il settore ad una situazione di lotte intestine, spesso senza alcuna logica. Al corretto dialogo istituzionale, in passato spesso si è preferito alzare i toni arrivando fino all’insulto nei confronti delle Istituzioni e degli apparati della pubblica amministrazione. Oggi molto è già cambiato. Siamo solo all’inizio ma è giusto vedere e riconoscere un percorso di maturazione che la politica e i rappresentanti del settore devono e possono compiere insieme. La politica deve, giustamente, fare la sua parte. Ma anche il mercato deve garantire alle istituzioni il proprio sostegno, contribuendo ad individuare con i decisori pubblici le priorità e la direzione da percorrere, così da remare insieme con le ultime forze rimaste in questo ultimo scorcio di legislatura, per raggiungere quei risultati che in passato sono stati preclusi.
Mi consenta, infine, un’ultima riflessione in merito ai contenuti dell’interrogazione parlamentare dei Sen. Fucksia e Bilardi. Quando si affronta il tema della tassazione della sigaretta elettronica sarebbe opportuno tenere a mente che sono tutt’ora pendenti giudizi, non solo di fronte alla Corte Costituzionale che dovrebbe pronunciarsi in autunno, ma soprattutto presso diverse Corti Tributarie. Probabilmente, prima ancora di scegliere la strada repressiva sarebbe opportuno che la politica assuma piena consapevolezza del fatto che le e-cig vanno aiutate e tutelate anzitutto sotto il profilo fiscale, superando regimi fiscali che “puzzano” di incostituzionalità, poiché nell’attuale sistema vi è il paradosso per cui una stessa goccia di nicotina, inserita in un flaconcino da 10 ml o in una bacinella da un litro, determina una differenza di base imponibile di diverse migliaia di euro, per nulla giustificata.
E’ compito della politica prendere anche consapevolezza del fatto che tutti i nuovi prodotti da fumo vanno tutelati non tanto come prodotto per smettere di fumare (le posizioni del mondo scientifico non sono unanimi) ma soprattutto come prodotto a rischio ridotto, con molta probabilità con rischi di gran lunga minori rispetto a quelli delle sigarette tradizionali.
E’ evidente che, adesso più che mai, serve chiarezza e – mi permetta – anche il supporto di autorevoli testate di settore come Sigmagazine. Proprio in questa prospettiva, con l’obiettivo di contribuire ad alimentare un confronto utile e costruttivo sui temi in oggetto, ad ottobre l’Intergruppo Parlamentare ha intenzione di organizzare un convegno con tutti i protagonisti del mercato per affrontare proprio i temi della nuova fiscalità e del rischio ridotto, con riferimento non solo alle sigarette elettroniche ma in generale a tutti i prodotti da fumo di nuova generazione. Sarà quella l’occasione per approfondire anche il discorso dell’equità della tassazione e per continuare un cammino appena iniziato e che non può certo interrompersi, comunque nell’attesa che la Consulta fornisca il principio di diritto su cui costruire il futuro del mercato.

On. Ignazio Abrignani
Presidente intergruppo parlamentare sulla sigaretta elettronica

Onorevole presidente Abrignani,
non è consueto ricevere una lettera dai toni così pacati e con riflessioni puntuali proiettate nel futuro prossimo. Solitamente si scrive ad un giornale per chiedere rettifiche o per annunciare querele e gli accenti son ben altri. L’articolo di Sigmagazine da cui si trae spunto per avviare il ragionamento è stato scritto anche con l’intento di provocare una reazione proprio tra i componenti dell’Intergruppo, al momento unico interlocutore istituzionale su cui il settore del vaping può contare ma su cui negli ultimi mesi le aspettative erano andate scemando. La sua lettera contiene molte notizie che sarà nostra cura approfondire per darne ulteriore risalto, non ultima quella del convegno di ottobre. Un appuntamento che, alla vigilia della sentenza della Consulta, potrebbe diventare una vera e propria manifestazione a sostegno della salute pubblica e degli strumenti di riduzione del danno. Mi associo al suo auspicio di pacatezza, dialogo e confronto senza pregiudizi: d’altronde lo sosteniamo da sempre e lo abbiamo scritto più volte.  Usando una metafora calcistica, non bisogna entrare a gamba tesa contro ogni pallone. L’arbitro fischierà sempre il fallo e l’azione tornerà ad essere comandata dall’avversario. Bisogna invece imparare a giocare da squadra e chiudere gli spazi. E, alla prima occasione, ripartire palla al piede in maniera ordinata.

Stefano Caliciuri

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