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tratto da Sigmagazine bimestrale #5, novembre-dicembre 2017

di Simone Schifeo

Ogni vaper, sin dal primo acquisto del primo vaporizzatore personale come sostitutivo delle sigarette, si imbatte in quella che è la miriade delle opzioni che questo mercato in continua espansione ed evoluzione offre. Si parte quasi sempre con sistemi molto semplici: a prescindere dall’età, l’ex fumatore non deve avere problemi di utilizzo della sigaretta elettronica e il passo verso l’elettronico deve essere semplice, indolore e soddisfacente. Per questo i sistemi automatici e i cartomizzatori a testine non rigenerabili sono la migliore scelta che si possa fare come acquisto del primissimo hardware.
Dopo aver preso confidenza con quello che questo settore offre, è fisiologico che si sia portati verso la ricerca di qualcosa di sempre nuovo, si tratti di atomizzatori sempre più performanti per il cosiddetto svapo di “guancia” o di “polmone” o battery box sempre più elaborate e capaci di sviluppare potenze maggiori. In tutto questo spaziare nel suo cammino verso la ricerca dell’appagamento ideale che riesca a tenerlo lontano dalle analogiche, solitamente ogni vaper si sposta dalle testine usa e getta ai sistemi rigenerabili, che garantiscono quasi sempre una migliore resa aromatica, più possibilità di personalizzazione ed adattamento a quella che è la personale idea della sigaretta elettronica e che si adattano meglio all’uso di ogni tipo di liquido per sigarette elettroniche, senza per forza doversi adattare al liquido compatibile con l’hardware utilizzato. Ci sono, infatti, testine che non si riescono ad alimentare con i liquidi ad alto contenuto di VG (Glicerolo) a scapito della componente PG (glicole propilenico), ergo il passaggio al rigenerabile è una tappa quasi obbligata, se si vuole esplorare a fondo tutto quello che il mercato offre. Una volta entrato nel mondo dei rigenerabili, l’utente si trova di fronte ad una miriade di offerte: vari tipi di leghe per i fili resistivi, dai fili da usare normalmente in variwatt o sistemi meccanici a quelli che si possono utilizzare con il controllo della temperatura elettronico; una moltitudine di tipi di fibre di cotone, dalle più naturali a quelle trattate per avere diverse caratteristiche una volta in uso.  Il vaper di solito si orienta verso l’uso di quelli che in gergo si chiamano dripper (dall’inglese drip, gocciolare) che sono atomizzatori nei quali l’alimentazione non è garantita da un serbatoio intorno alla camera di evaporazione come succede nei tank, ma è l’utilizzatore stesso a dover irrorare il cotone, drippando appunto il suo liquido all’interno dell’atom. Questo tipo di sistema offre semplicità di costruzione e immediatezza della rigenerazione, perché non bisogna curarsi più di tanto della posizione del cotone, come invece accade nei tank rigenerabili. Ma soprattutto garantisce una resa aromatica di gran lunga superiore con liquido sempre fresco e con la possibilità di scegliere quanto liquido versare nella camera, con conseguente differenza di autonomia, ma non solo.  Negli atomizzatori con serbatoio il liquido sta a contatto con camere e camini che tendono a sprigionare calore facendolo evaporare, degradandone e modificandone la struttura molecolare. Spesso succede, infatti, di riempire un serbatoio e di arrivare a fine tank con il liquido di diverso colore rispetto all’inizio.
Per tutti questi motivi, una volta abituatisi a svapare in dripping, tornare ad usare i tank diventa difficile: sono piu pratici nell’uso quotidiano ma estremamente meno soddisfacenti. Ed è in questo momento che entra in gioco il bottom feeder.
Questo sistema altro non è che la combinazione di alcuni fattori: dripper con il pin del polo positivo forato per permettere il passaggio del liquido dal basso, cioè da una battery box con all’interno un serbatoio che, compresso con il dito, fa risalire il liquido dalla box al deck dell’atomizzatore. Il vantaggio sta proprio nell’avere la resa aromatica di un dripper, senza doversi portare dietro nessuna bottiglietta di eliquid. Il liquido è contenuto all’interno della battery box nel serbatoio, che con la pressione del dito va a riempire la camera dell’atomizzatore e permette di svapare fin quando il cotone non va a seccarsi. Poi basta ripetere l’operazione, riuscendo ad avere così quello che si potrebbe definire un dripper continuo.
Il momento giusto per passare a questi sistemi è quando un vaper mediamente esperto e con buone conoscenze della materia sente la necessita di avere una resa aromatica al pari degli atomizzatori da dripping, ma avendo la comodità di portare con sé solo il vaporizzatore personale.
Il mercato del BF sta diventando una realtà consolidata nel panorama dello svapo. Tante aziende ormai forniscono atom già predisposti per l’alimentazione dal basso e sempre più marchi producono le battery con serbatoi integrati.
Proprio per la sua resa e la sua comodità d’uso, il BF è considerato l’ultimo step nella ricerca del sistema che si andrà ad utilizzare quotidianamente come sostitutivo della sigaretta. È uno strumento che offre svariate personalizzazioni, dalla scelta del materiale, della morbidezza e della capienza delle boccette di alimentazione. Sul mercato si trovano dalle classiche bottiglie in plastica alimentare morbida, alle ultimissime boccette in silicone alimentare – lo stesso che si usa per i biberon dei bambini – che possono essere bollite in acqua per eliminare ogni tipo di odore residuo dei liquidi e garantiscono un’estrema morbidezza e precisione nella squonkata, che in gergo è la pressione necessaria a far risalire il liquido fino all’atom. Anche gli atomizzatori sono proposti ormai in tutte le misure. A partire dai classici 14mm per svapo di guancia, fino ai 22/24mm che oggi vanno per la maggiore. Con grandi prese d’aria e possibilità di personalizzazione, questi atom si adattano al cosiddetto svapo di polmone, con tutte le sue categorie: “flavour chasing”, “cloudchasing” e tutte le relative sottocategorie. Per finire le box, che ormai possono soddisfare qualsiasi esigenza grazie alla miriade di forme, materiali, finiture diverse. Inizialmente il materiale era prevalentemente il legno e furono proprio i vapers a creare le prime scatolette fai-da-te, visto che quasi tutto il segmento del BF è nato in materia artigianale e come hobby. Una volta arrivato sul mercato, il sistema ha cominciato ad appassionare sempre più gente e arrivando ad oggi dove i materiali utilizzati sono tantissimi. Oltre al legno – con vari tipi di finiture, qualità e lavorazioni, dai legni naturali, a quelli stabilizzati, agli ibridi legno e resina e a tutti i tipi di resine – ci sono i metalli, come l’acciaio, l’alluminio. Infine ci sono le materie plastiche, che sembrano essere il trend del momento: dalle stampe 3D quindi in ABS e nylon, all’alumide che è una miscela di nylon e polveri di alluminio, fino ad arrivare a tutte quelle materie plastiche che non vengono stampate, ma scavate come il derlin o l’ultem.
La scelta del materiale della box mod va fatta in base all’utilizzo che se ne vuole fare. Una box in legno sarà sempre più bella ed elegante, ma necessita di manutenzione periodica: i legni vanno cerati e trattati con prodotti nutrienti ed essendo il legno un materiale organico è sempre soggetto a umidità e variazioni di temperatura, oltre ad essere meno resistente a urti e sollecitazioni rispetto alle leghe metalliche. Queste, pur essendo solide e durature nel tempo, hanno comunque degli svantaggi, da prendere in considerazione: prima di tutto il peso del materiale e nel caso di leghe leggere quali l’alluminio, la scarsa resistenza agli urti che lo portano a graffiarsi e piegarsi facilmente. Vi sono poi tutte le materie plastiche che hanno il vantaggio di avere una grande resistenza meccanica a urti, sono molto leggere, resistenti e soprattutto economiche. La scelta del materiale, dunque, incide sul prezzo, la grandezza e la comodità della propria mod.
Un altro fattore importante nella scelta del prodotto è la presenza o meno di un circuito di regolazione della corrente. Vi sono mod meccaniche che non hanno nessun tipo di protezione da corti circuiti e malfunzionamenti. Sono indicate soltanto a utenti esperti in grado di conoscere non soltanto le basi dello svapo, ma che abbiano i rudimenti delle leggi che regolano la fisica. Una su tutte è la legge di Ohm, visto che qualsiasi errore commesso nella fase di costruzione della resistenza può causare un corto circuito. E se una mod non ha il circuito protetto possono verificarsi gravi conseguenze all’intero sistema di alimentazione sino alla fusione dell’apparecchio o all’esplosione della batteria. Per questo motivo è sempre consigliabile avvicinarsi al bottom feeder con una mod la cui erogazione è controllata da un circuito che permetta di settare automaticamente i parametri, dai più semplici watt e volt di erogazione. Così è possibile intervenire sulla quantità di corrente da far arrivare alla coil e scegliere temperatura di esercizio della stessa, grazie a parametri e curve che analizzano la resistenza nominale di un determinato tipo di filo a determinate temperature. Grazie alle protezioni di erogazione, si può regolare la temperatura del vapore senza rischiare di dare corrente ad una resistenza non irrorata, impedendole di raggiungere temperature che rischiano di degradare il liquido sprigionando sostanze tossiche.
Il punto cardine del BF è l’appagamento totale del vaper, che avrà infinite possibilità di scelta e personalizzazione, oltre alla comodità di utilizzo quotidiano. Tutti fattori che lo elevano a tutti gli effetti a sistema definitivo nella lotta alla dipendenza dal tabacco combusto.
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